. Sceneggiatore, regista, conduttore radiofonico e attore, Giovanni Veronesi (59 anni) ha al suo attivo successi come “Per amore, solo per amore“ e “Moschettieri del re“
. Sceneggiatore, regista, conduttore radiofonico e attore, Giovanni Veronesi (59 anni) ha al suo attivo successi come “Per amore, solo per amore“ e “Moschettieri del re“
di Giovanni Bogani Riccioli scapigliati, ironia toscana, parole dirette. Come il suo grande maestro ideale, Mario Monicelli. O come il suo amico di una vita, Francesco Nuti. Giovanni Veronesi, 59 anni, ha sceneggiato e diretto un film dopo l’altro, da quando a vent’anni, dalla sua Prato, prese un treno per Roma e suonò alla porta di Francesco Nuti, chiedendogli di lavorare con lui. Lo hanno fatto per vent’anni: e poi Giovanni ha scritto film per Pieraccioni, per Verdone, e ne ha diretti tanti lui stesso. Da “Per amore, solo per amore“ a “Il barbiere di Rio“, da “Manuale d’amore“ a “Moschettieri del re“. È il fratello dello scrittore Sandro, premio Strega 2020 per “Il colibrì“, e il compagno dell’attrice Valeria Solarino. È l’unico regista italiano capace di trascinare su un altipiano della Garfagnana Harvey Keitel e David Bowie, a...

di Giovanni Bogani

Riccioli scapigliati, ironia toscana, parole dirette. Come il suo grande maestro ideale, Mario Monicelli. O come il suo amico di una vita, Francesco Nuti. Giovanni Veronesi, 59 anni, ha sceneggiato e diretto un film dopo l’altro, da quando a vent’anni, dalla sua Prato, prese un treno per Roma e suonò alla porta di Francesco Nuti, chiedendogli di lavorare con lui. Lo hanno fatto per vent’anni: e poi Giovanni ha scritto film per Pieraccioni, per Verdone, e ne ha diretti tanti lui stesso. Da “Per amore, solo per amore“ a “Il barbiere di Rio“, da “Manuale d’amore“ a “Moschettieri del re“. È il fratello dello scrittore Sandro, premio Strega 2020 per “Il colibrì“, e il compagno dell’attrice Valeria Solarino. È l’unico regista italiano capace di trascinare su un altipiano della Garfagnana Harvey Keitel e David Bowie, a girare un film western che sapeva di favola. Da quando aveva vent’anni, vive n mezzo al cinema.

"Mi piace tutto del cinema: anche le roulottes dei camerini, anche i cestini che ci danno per il pranzo, con i sandwich che sanno di cartone. Ma a me sembrano buonissimi". Se c’è qualcuno che può parlare del cinema e della sua ripartenza è lui.

Veronesi, i cinema hanno riaperto al cento per cento della capienza. Ma la gente tornerà ad affollarli?

"Ci vorrà un po’ di tempo. Finché ci saranno le mascherine, finché i numeri del contagio non saranno abbattuti totalmente, la gente avrà ancora un po’ di timore. E ci metterà un po’ a tornare al cinema in massa".

Ma tornerà?

"Ricordiamoci che all’inizio del 2020 la stagione era partita fortissimo, con numeri entusiasmanti, anche grazie a Checco Zalone. Per tornare a quei livelli ci vorrà un po’. Ma una grande responsabilità ce l’avremo anche noi".

Voi registi?

"Tutti noi che facciamo il cinema: registi, sceneggiatori, produttori, attori. Dobbiamo farci trovare pronti, con prodotti che non tradiscono la fiducia del pubblico. Tradire il pubblico questa volta sarebbe pericoloso".

C’è qualcos’altro che potete fare, voi del settore?

"Sì. Qualcosa che “dobbiamo“ fare. Andare in giro, presentare i nostri film. Dovunque: non solo ai festival, o in televisione, ma anche in provincia, dove ci sono multisale affollate da ragazzi. E gli esercenti devono farsi sentire: devono chiedere con molta insistenza la presenza degli artisti in sala. Dobbiamo andare in giro, trasformare il più possibile l’uscita dei film in un dialogo col pubblico".

Ma la tendenza è quella di promuovere i film in televisione o sui social, con campagne su Instagram o Facebook.

"Non servono a niente: i social non spostano un solo spettatore. L’ho visto sulla mia pelle. Abbiamo fatto grandissime campagne sui social, ma non da lì sono arrivati gli spettatori. I social sono un mondo chiuso, una bolla chiusa. Quelli che stanno tutto il giorno su Instagram restano lì, non vanno al cinema. Lo si vede anche in politica: se i social fossero il principale serbatoio di voti, Salvini sarebbe primo ministro".

Non è una visione un po’ da boomer?

"No no, è molto moderna. Allo stesso modo non sono boomer, ma moderno se dico: la grande battaglia è far capire che un film al cinema è un’esperienza completamente diversa dal vedere lo stesso film in salotto, su una piattaforma. Mi va benissimo che esistano tutte e due, ma un film al cinema è davvero un’altra cosa".

Però il suo ultimo film, “Tutti per 1 - 1 per tutti“ è uscito su una piattaforma.

"E anch’io, dieci mesi fa, dicevo che tutto sommato non c’era grande differenza. E invece no. sebbene Sky abbia fatto un lavoro grandioso, promuovendo i “Moschettieri“ come meglio non si poteva, io ho come la sensazione che il film non sia uscito".

Perché?

"Perché l’uscita su una piattaforma, persino quando fa tanti spettatori, è un evento “silenzioso“. La gente che vede il film al cinema ne parla, ne discute dopo averlo visto. Perché se vai al cinema fai uno sforzo in più, esci di casa, prendi la macchina, parcheggi… e questo sforzo deve essere ripagato. Ripagato dall’esperienza della visione, ma anche dal fatto che te lo tieni addosso per un bel po’ ancora".

Quando ci sarà la vera ripartenza, il grande ritorno degli spettatori?

"Arriveremo a Natale con sempre meno paura e meno contagi: e la ripartenza vera sarà allora".