I cinema sono riaperti al 100% della capienza. Ma la strada per il ritorno ai grandi incassi è ancora lunga. E la vera domanda è: gli spettatori torneranno ad affollare le sale, adesso che si sono abituati sempre più al divano? All’offerta delle piattaforme? Ai loro abbonamenti concorrenziali? "Il cinema mi sta a cuore da morire", dice Carlo Verdone. "Un film fatto bene è cultura, emozione, terapia. Il pericolo più grande è che i giovani prendano l’abitudine di vedere film o serie tv sul telefono perché finiscono per non vedere l’opera intera. Dobbiamo far sì che il cinema d’autore (in sala) non perda la sua forza".

Il regista Giovanni Veronesi ha le idee chiare: "La gente tornerà al cinema. Noi dobbiamo essere pronti con film che non tradiscano la fiducia del pubblico: e dobbiamo andare in giro a presentare i film Le piattaforme? Benissimo, ma vedere un film al cinema è un’altra esperienza". Ivan Cotroneo, scrittore e sceneggiatore – ’Tutti pazzi per amore’, ’Mine vaganti’ – pensa che il futuro ci riserverà sorprese interessanti: "Quest’anno abbiamo visto il successo di serie tv con attori e autori sconosciuti: il ricambio c’è, il pubblico saprà scovare il bello. E sapranno convivere i film in sala, con le discussioni fra amici, le serie tv in cui immergersi in solitaria".

Francesca Cavallin, attrice di tv e cinema è fra fondatori di Unita, l’Unione nazionale degli interpreti del teatro e dell’audiovisivo. Al convegno ’Dietro le quinte’ di Qn a Monza, ha puntato l’attenzione sulla tutela di attori, attrici, tecnici: "Oggi lavoriamo tutti come liberi professionisti. Non siamo tutelati per malattia e infortuni. E quando i nostri film entrano in catalogo su piattaforme di streaming, non arriva a noi un solo centesimo, al contrario di quello che accade con i passaggi nelle reti televisive. C’è un vuoto legislativo e normativo che va colmato".

Giorgio Tacchia, presidente della piattaforma Chili, al forum di Qn ha risposto agli attori: "Dobbiamo incontrarci, trovare soluzioni insieme. Noi delle piattaforme non siamo i ‘cattivi’: diamo già il 70% dei ricavi a chi ci fornisce i film. Sale e piattaforme impareranno a convivere. Del resto, da quando il calcio è approdato in tv, gli stadi sono più pieni di prima. Anzi, le piattaforme contribuiscono a perpetuare l’amore per il cinema".

L’attrice e regista Elisabetta Pellini spiega: "Il problema dei film italiani è anche quello di arrivare nelle sale. I film indipendenti, come il mio, hanno bisogno del rapporto col pubblico e di uscire nelle sale. Lo Stato dovrebbe difendere, come in Francia, le uscite di film nazionali".

Giovanni Bogani