A destra, Andrea Segrè, direttore scientifico Waste Watcher e ordinario di Politica agraria internazionale e comparata dell’Università di Bologna
A destra, Andrea Segrè, direttore scientifico Waste Watcher e ordinario di Politica agraria internazionale e comparata dell’Università di Bologna
Produrre cibo, con le tecniche attuali, ha effetto diretto sul riscaldamento globale. Ma quel cibo non sempre viene consumato. È italiano il primo rapporto globale sul rapporto fra cibo e spreco: un’indagine firmata da Waste Watcher, International Observatory on Food & Sustainability, realizzata in 8 Paesi: Italia, Spagna, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Cina. In occasione della 2ª Giornata internazionale di consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari tenutasi ieri, la campagna Spreco Zero di Last Minute Market ha promosso con Ipsos e Università di Bologna il primo Cross Country Report dedicato a “Food & Waste around the World”. Un confronto...

Produrre cibo, con le tecniche attuali, ha effetto diretto sul riscaldamento globale. Ma quel cibo non sempre viene consumato. È italiano il primo rapporto globale sul rapporto fra cibo e spreco: un’indagine firmata da Waste Watcher, International Observatory on Food & Sustainability, realizzata in 8 Paesi: Italia, Spagna, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Cina. In occasione della 2ª Giornata internazionale di consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari tenutasi ieri, la campagna Spreco Zero di Last Minute Market ha promosso con Ipsos e Università di Bologna il primo Cross Country Report dedicato a “Food & Waste around the World”. Un confronto incrociato sulle abitudini di acquisto, gestione e fruizione del cibo a livello planetario. I risultati sono uno specchio, fedele, del rapporto che i cittadini del mondo hanno con il cibo e lo spreco,

Per gli italiani la dieta è, in larga parte, mediterranea: il 38% degli intervistati dichiara di seguire un regime alimentare che include pasta e pizza, mentre un legame speciale con il cibo della tradizione arriva da Paesi come Cina e Russia: il 53% dei russi e il 47% dei cinesi dichiara di nutrirsi con cibo e pietanze tipiche e tradizionali, ma anche, nel 12% e 16% dei casi, di fare ricorso a prodotti locali. Invece il 40% dei cittadini tedeschi – 4 su 10 – sostiene di avere una dieta confusa e abitudini irregolari nella fruizione del cibo, e così il 30% degli statunitensi, il 28% dei canadesi e il 25% degli inglesi. I più attenti alle calorie dei pasti sono invece gli spagnoli: il 21%, 1 su 5, dichiara di prestare attenzione a questo aspetto. Forse un po’ a sorpresa sono i cinesi in testa alla hit dei cittadini più interessati alla qualità del cibo, in rapporto al costo degli alimenti: il 42% degli intervistati dichiara di privilegiare questo aspetto a quello dei costi, seguono tedeschi e italiani con il 36% e 32%. Sono invece i russi e i tedeschi a puntare soprattutto al buon prezzo della spesa, con il 63% e il 58% dei cittadini che, nella scelta, antepongono la questione del costo alle considerazioni sulla qualità del cibo.

Ma sul versante dello spreco alimentare, come si comportano i cittadini del pianeta nelle loro case? I più virtuosi sembrano essere gli spagnoli, con il 71% degli intervistati che dichiara di gettare il cibo meno di una volta alla settimana. Seguono russi e tedeschi con il 70%, quindi a una incollatura gli italiani con il 69%. Mentre i più spreconi sono senz’altro i cinesi, che gettano nel 75% dei casi il cibo una o più volte la settimana. Dietro di loro i cittadini statunitensi: il 55% spreca almeno settimanalmente. In termini di peso, ogni cittadino statunitense “denuncia” di aver sprecato 1453 grammi di cibo negli ultimi 7 giorni. Subito dopo ci sono i cinesi con 1153 grammi, quindi i canadesi con 1144 grammi, seguono i tedeschi con 1081 g, e quindi, sotto il kg, arrivano i cittadini inglesi (949 g), spagnoli (836 g), russi (672) e in fondo gli italiani con solo 529 grammi di cibo sprecato a testa nell’arco di una settimana.

L‘indagine è stata illustrata dal fondatore campagna Spreco Zero Andrea Segrè, direttore scientifico Waste Watcher, ordinario Università di Bologna, con il Direttore Scientifico IPSOS Enzo Risso e il coordinatore Cross Country Report Matteo Vittuari, Università di Bologna-Distal.

Dettagli sul sito sprecozero.it