LA RICERCA ITALIANA è pronta ad aprirsi ancora di più al mondo e ad accogliere nuove collaborazioni internazionali. Questo il messaggio lanciato martedì 14 dicembre al Padiglione Italia di Expo 2020 Dubai, dove in occasione della settimana dedicata alla conoscenza e all’apprendimento, la ricerca italiana è stata protagonista in un forum dal titolo "Italian Research Institutions facing global challenges", durante il quale i principali istituti di ricerca italiani hanno avuto modo di presentarsi al mondo. "A causa della pandemia, le persone hanno compreso quanto la ricerca sia importante", ha detto la ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, intervenendo virtualmente al forum. Gli istituti di ricerca italiani "contano circa 26 mila persone che lavorano nella ricerca in diversi campi. Sono i pilastri sui quali l’Italia può contare", ha sottolineato. "Contro la crisi...

LA RICERCA ITALIANA è pronta ad aprirsi ancora di più al mondo e ad accogliere nuove collaborazioni internazionali. Questo il messaggio lanciato martedì 14 dicembre al Padiglione Italia di Expo 2020 Dubai, dove in occasione della settimana dedicata alla conoscenza e all’apprendimento, la ricerca italiana è stata protagonista in un forum dal titolo "Italian Research Institutions facing global challenges", durante il quale i principali istituti di ricerca italiani hanno avuto modo di presentarsi al mondo. "A causa della pandemia, le persone hanno compreso quanto la ricerca sia importante", ha detto la ministra dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, intervenendo virtualmente al forum.

Gli istituti di ricerca italiani "contano circa 26 mila persone che lavorano nella ricerca in diversi campi. Sono i pilastri sui quali l’Italia può contare", ha sottolineato. "Contro la crisi della pandemia e il suo impatto devastante a livello economico e sociale in Italia ed Europa, le strutture italiane di ricerca hanno mostrato che sono in grado di affrontare le sfide fornendo risposte, non solo in termini strettamente scientifici ma anche in termini di organizzazione e coordinamento con il mondo produttivo – ha spiegato Messa – Non è una coincidenza che la sezione del Pnrr dedicata agli investimenti in ricerca e innovazione è intitolata ‘Dalla ricerca all’impresa’. "Grande importanza viene data non solo nel reclutare ricercatori in tutto il mondo e nell’avere un approccio internazionale nella ricerca, ma anche nel formare professionisti con abilità innovative per facilitare gli scambi di conoscenza tra ricerca e industria" per "generare valore aggiunto, compreso valore economico". "Vogliamo promuovere la presenza italiana nei contesti più innovativi, mentre allo stesso tempo rendere il sistema di ricerca e innovazione nazionale sempre più attrattivo per la ricerca dall’estero, così come per gli investitori", ha dichiarato la ministra. "L’Italia continuerà a perseguire una tradizione di apertura internazionale, costruendo nuove opportunità di cooperazione" e "considerando che l’innovazione è uno strumento fondamentale per essere nel mercato, l’Italia mira a fare l’uso migliore del Pnrr per costruire un fruttuoso ecosistema in cui gli istituti di ricerca giocheranno un ruolo strategico", ha sottolineato Messa.

"Siamo molto aperti ad attività internazionali" e "abbiamo una grande rete di persone impegnate a sostenere la collaborazione internazionale", ha dichiarato la presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) ed ex ministra dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, che in collegamento ha spiegato le caratteristiche del Cnr, le strutture che ne fanno parte e gli ambiti di ricerca, dall’agricoltura, alla biologia, al clima e alle scienze umane e la cultura. Nella mattinata, gli istituti di ricerca hanno potuto raccontare le loro attività dalle voci dei loro responsabili: il direttore generale dell’International Centre for Theoretical Physics, Atish Dabholkar; il presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare e della Consulta Nazionale dei Presidenti Enti di Ricerca, Antonio Zoccoli; Jan Hrusak dello European Strategy Forum on Research Infrastructures; il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Carlo Doglioni (a sinistra); il presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, Marco Tavani. La scienza "è senza confini, unisce e ci aiuta a vivere meglio e crescere culturalmente", ha spiegato Carlo Doglioni a margine dell’evento. "È un modo per abbattere anche i confini, ma soprattutto è un modo per elevare le conoscenze che hanno delle ricadute sociali formidabili per riuscire a nutrire quelle parti del mondo che non hanno cibo, per portare i livelli di vita migliori per tutta la comunità mondiale". "Penso che in Italia abbiamo bisogno di recuperare il senso della vicinanza della scienza alla nostra vita", ha sottolineato Marco Tavani. "Noi spendiamo molto poco in ricerca e sviluppo rispetto a Francia e Germania, ad esempio. Questo non va bene" e "quello che noi vogliamo recuperare, non parlando soltanto con il governo, ma con i cittadini" è la consapevolezza "che la ricerca scientifica è fondamentale per la vita di tutti i giorni, ce ne accorgiamo con i telefonini, con gli aerei". E "vogliamo che la scienza italiana diventi sempre più forte, e quindi abbiamo bisogno che la prospettiva politica indirizzi più risorse a questo settore. Basta poco – ha concluso – la pandemia ha dimostrato che dobbiamo seguire questa strada".