IN VENTI CHILOMETRI è racchiuso il potenziale e il futuro del rilancio dell’economia marchigiana, una sorta di ‘miglio verde’ dello sviluppo di un territorio: dal porto di Ancona, la più grande industria della regione con i suoi quasi 6mila addetti e l’enorme indotto dei traffici, all’Interporto Marche, snodo strategico su cui puntare sempre di più grazie alle enormi potenzialità logistiche; in mezzo lo scalo aeroportuale di Falconara, il ‘Raffaello Sanzio’, altro tassello fondamentale dell’intermodalità e volàno turistico dagli orizzonti illimitati. Tre valori aggiunti di un’unica strategia, il rilancio dell’economia marchigiana in epoca pandemica cavalcando...

IN VENTI CHILOMETRI è racchiuso il potenziale e il futuro del rilancio dell’economia marchigiana, una sorta di ‘miglio verde’ dello sviluppo di un territorio: dal porto di Ancona, la più grande industria della regione con i suoi quasi 6mila addetti e l’enorme indotto dei traffici, all’Interporto Marche, snodo strategico su cui puntare sempre di più grazie alle enormi potenzialità logistiche; in mezzo lo scalo aeroportuale di Falconara, il ‘Raffaello Sanzio’, altro tassello fondamentale dell’intermodalità e volàno turistico dagli orizzonti illimitati.

Tre valori aggiunti di un’unica strategia, il rilancio dell’economia marchigiana in epoca pandemica cavalcando le opportunità offerte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Tre punti sulla carta geografica da collegare insieme per creare un grande hub economico attraverso un rilancio della rete infrastrutturale. Dopo anni di stallo, di rinvii e di modifiche del tracciato, la direzione presa dal progetto dell’uscita dal porto di Ancona sembra quella giusta. Un’opera fondamentale per potenziare ulteriormente lo scalo dorico e renderlo sempre più appetibile. La partita principale, tuttavia, si gioca proprio sul fronte del rilancio del porto in relazione ai fondi del Pnrr che arrivano proprio alla vigilia dell’approvazione del nuovo Piano Regolatore portuale (il precedente è vecchio dei primi anni ’90).

Sono diversi gli snodi centrali per attuare definitivamente lo sviluppo dello scalo anconetano. A partire dalla razionalizzazione degli spazi e l’acquisizione di aree fondamentali per il rilancio, vedi l’ex Bunge e il recupero dell’ex Tubimar, in parte distrutta da un incendio nel settembre del 2020. La riorganizzazione delle banchine è altrettanto importante, in particolare lo sblocco burocratico dei lavori alla 27, la banchina Marche, probabilmente l’opera principale da risolvere ad Ancona, in stretto collegamento con il dragaggio dei fondali. Le banchine del cosiddetto ‘Porto Antico’ stanno mostrando la loro vetustà. L’Authority ha già provveduto a tamponare quella falla, prima inaugurando la nuova 22, nella Nuova Darsena, ed entro gennaio 2022 riconsegnerà la nuova banchina 13, di fianco alla sua sede. Con i nuovi spazi razionalizzati alla Nuova Darsena sarà possibile spostare lì i traghetti per Grecia, Croazia e Albania senza limitare affatto la parte commerciale dello scalo, container in primis. Il futuro è però legato al rilancio del rapporto tra porto e città e qui un ruolo fondamentale lo giocheranno le crociere.

L’emergenza pandemica ha soltanto interrotto un percorso ormai avviato, ossia la realizzazione di un molo (Clementino) per l’approdo delle grandi navi crocieristiche di fronte allo stabilimento Fincantieri. Il piano è portare 150 ‘toccate’ all’anno, sublimando definitivamente la vocazione turistica di Ancona, del suo hinterland e delle Marche. A quel punto i turisti potrebbero imbarcarsi nell’hub delle grandi compagnie raggiungendo Ancona proprio in aereo da ogni angolo dell’Europa e non solo. L’ombra del lockdown totale è ormai alle spalle, il traffico aereo è in ripresa e le opportunità per la società che gestisce il ‘Sanzio’ sono ampie. Nuove rotte sono già partite e ne sono attese delle altre. Stesso discorso, ma sul fronte della logistica, va fatto per l’Interporto Marche in Vallesina che si sta riorganizzando in maniera efficace.