di Giuseppe Di Matteo Santi, poeti e navigatori, d’accordo. Ma gli Italiani, che spesso racchiudono tanti popoli in un solo, sono anche, e soprattutto, maestri del saper fare. E per capirlo ci voleva un maestro del cinema come Gabriele Salvatores, vincitore del premio Oscar con Mediterraneo nel 1992. Sarà lui infatti a mostrare alla platea di Expo Dubai 2020 l’anima più nobile e profonda del Belpaese, mettendo insieme in un unico grande mosaico non solo le bellezze artistiche e paesaggistiche delle regioni italiane, ben 15, presenti all’Esposizione universale (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia...

di Giuseppe Di Matteo

Santi, poeti e navigatori, d’accordo. Ma gli Italiani, che spesso racchiudono tanti popoli in un solo, sono anche, e soprattutto, maestri del saper fare. E per capirlo ci voleva un maestro del cinema come Gabriele Salvatores, vincitore del premio Oscar con Mediterraneo nel 1992. Sarà lui infatti a mostrare alla platea di Expo Dubai 2020 l’anima più nobile e profonda del Belpaese, mettendo insieme in un unico grande mosaico non solo le bellezze artistiche e paesaggistiche delle regioni italiane, ben 15, presenti all’Esposizione universale (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria e Veneto), ma anche quella rosa di eccellenze che siamo soliti chiamare made in Italy.

Il racconto cinematografico di Salvatores, nato da un’idea del direttore artistico del Padiglione Italia Davide Rampello, è il risultato finale di una serie di riprese realizzate nei mesi scorsi con Indiana Productions. Dal primo di ottobre sarà al centro del percorso espositivo all’interno del nostro Padiglione. Ed un viaggio dello sguardo, costruito per catturare l’occhio (e il cuore di chi guarda), che prevede una serie di contenuti d’impatto ed è articolato in due diverse sezioni: il “Belvedere”, caratterizzato da diverse proiezioni a 360 gradi dei paesaggi italiani più suggestivi; e il “Saper Fare” italiano, che affiderà a un megaschermo una panoramica scenografica del nostro meglio: dalle arti artigiane all’agroalimentare, passando per la meccanica il design e le tecnologie più sofisticate.

Tutto però, come sottolinea lo stesso Salvatores, parte dall’abilità manuale. Dal saper fare: "Mi è venuto subito in mente Pierpaolo Pasolini, che nei suoi scritti a proposito dell’Italia e della cultura italiana e delle nostre tradizioni, scriveva sulla nostalgia della perdita del lavoro nelle campagne, del saper fare con le mani". Ogni territorio ha la sua storia, la sua specificità, il suo cavallo di battaglia. L’occhio parte dalla valle dei Templi di Agrigento, si sofferma sui Calanchi di Lucania, prosegue lungo le coste e arriva nel cuore delle langhe Piemontesi. Poi mette in fila con la stessa fierezza il marmo di Orosei, in Sardegna, e il porto calabrese di Gioia Tauro; la pasta campana di Gragnano e l’arte orafa di Scanno, in provincia di L’Aquila.

"Siamo una delle potenze industriali, ma la nostra tradizione secondo me deve rimanere legata a saper fare il pane", ribadisce il regista premio Oscar, che, con le sue istantanee in bianco e nero ha provato a restituire la sacralità dei luoghi e di chi li abita. La telecamera indugia, l’obiettivo si restringe: è il turno delle donne intente nella lavorazione dei ravioli del plin, degli operai che si cimentano con le forcole delle gondole veneziane, dei contadini meridionali immersi nelle coltivazioni del grano. "Mi sono innamorato ancora di più di questo Paese – conclude Salvatores –; e se noi fossimo un pochino più fieri di quello che sappiamo fare e consapevoli anche della nostra capacità, probabilmente staremmo meglio tutti".