Manifestazione a supporto di Zhang Zhan (Ansa)
Manifestazione a supporto di Zhang Zhan (Ansa)

Roma, 4 novembre 2021 - Nel febbraio all'inizio della pandemia si era recata a Wuhan, primo focolaio del Covid, per documentare quello che stava accadendo e aveva postato messaggi sui social in cui denunciava gli arresti di giornalisti indipendenti e le pressioni esercitate dalle autorità su famiglie di pazienti affetti dal virus, pochi mesi dopo era sparita nel nulla e ora rischia la morte in carcere. È la storia di Zhang Zhan, attivista blogger e giornalista cinese ed ex avvocato. 

La 38enne, si è saputo qualche tempo dopo la sua scomparsa, prima è stata presa in custodia dalle autorità cinesi e poi rinchiusa in carcere a Shanghai, dove - come denunciato da Amnesty International - è stata condannata dopo un processo farsa per "aver litigato e provocato guai". Lì ha protestato contro la propria detenzione: "Nel giugno 2020, Zhang Zhan ha iniziato uno sciopero della fame. A dicembre - denuncia Amnesty - era così debole che ha dovuto partecipare al processo su una sedia a rotelle. Prima del processo, le autorità l'hanno alimentata forzatamente tenendola legata per giorni interi per impedirle di rimuovere il sondino. È stata tenuta in catene e con le mani legate 24 ore al giorno per più di tre mesi come punizione per il suo sciopero della fame".

Le sue condizioni si sono aggravate sempre di più fino al ricovero, il 31 luglio di quest'anno, per grave malnutrizione. Ciononostante, dopo un periodo di ospedale, è stata ricondotta in prigione, dove sta continuando uno sciopero della fame parziale. La sua salute, riferisce l'organizzazione, "continua a peggiorare a un ritmo drammatico" e Zhang "rischia di morire se non viene rilasciata urgentemente per ricevere cure mediche". 

In un post su Twitter del 30 ottobre, suo fratello Zhang Ju ha scritto: "Non credo che vivrà molto a lungo. Se non riuscirà a superare il prossimo inverno, spero che il mondo la ricorderà com'era una volta". Sono tante le persone che tra cartelli e appelli stanno combattendo per la sua liberazione. "Le autorità cinesi devono rilasciarla immediatamente in modo che possa porre fine al suo sciopero della fame e ricevere le cure mediche appropriate di cui ha disperatamente bisogno", ha affermato ad esempio Gwen Lee, attivista cinese di Amnesty International.