Washington, 7 gennaio 2021 - Alle 3.33 ora di Washington, con l'assegnazione dei 3 voti elettorali del Vermont, Joe Biden ha superato quota 270 voti elettorali, ed è diventato ufficilmente il 46esimo presidente degli Stati Uniti. E' stato il vicepresidente Mike Pence a dichiarare l'accettazione da parte del Congresso dei voti del collegio elettorale, spianando la strada alla cerimonia del giuramento il 20 gennaio: il ticket dem ha vinto con 306 voti, contro i 232 di Donald Trump. "Non vediamo l'ora di lavorare con loro", ha commentato il premier Giuseppe Conte. "Per quanto resa più fragile, la grande democrazia americana prevale", ha dichiarato il Commissario Ue Gentiloni.

Il Congresso si è riunito di nuovo nella notte per completare la certificazione di Biden come prossimo presidente, dopo l'assalto al Congresso americano da parte dei sostenitori di Trump: il bilancio oggi è di quattro morti. Oltre alla donna, uccisa da colpi d'arma da fuoco esplosi da un agente del Campidoglio, altre tre persone sono morte per emergenze e complicazioni mediche. A questi si aggiungono anche 13 feriti e 68 arresti, molti per violazione del coprifuoco. I primi due ad essere stati rinviati a giudizio sono Christopher Alberts e Jefferson Leffingwell, per possesso di armi e munizioni durante l'incursione in Congresso. Secondo quanto dichiarato dal funzionario di polizia Daniel Amendola, Leffingwell lo avrebbe "ripetutamente colpito con il pugno chiuso" sull'elmetto e sul petto mentre cercavano di fermarlo. L'uomo si sarebbe poi scusato con gli agenti.

 Il procuratore generale della capitale federale Washington, Michael Sherwin, ha affermato di non escludere capi di accusa nei confronti di Trump per aver incitato l'assalto alla sede del Congresso americano. Sherwin ha aggiunto che il Dipartimento di giustizia prenderà in considerazione l'ipotesi di reati penali contro chiunque abbia giocato un ruolo nella vicenda.

Mentre abbondano le ricostruzioni dettagliate delle 12 ore che hanno sconvolto l'America, dall'arrivo dei primi ultras all'attacco al Congresso, si cerca di capire come il tutto possa essersi verificato. In particolare un'inchiesta è stata sollecitata sui colpi di arma da fuoco sparati dalla polizia che hanno ucciso Ashli Babbit. La sindaca di Washington Muriel Bowser scarica sul governo la colpa dell'inadeguatezza delle forze dell'ordine. "La risposta agli scontri è chiaramente un fallimento federale", ha detto, chiedendo poi un'indagine bipartisan sull'assalto a Capitol Hill. Intanto la stessa Bowser ha esteso l'emergenza pubblica per altri 15 giorni, fino al 21 gennaio, il giorno dopo l'insediamento di Joe Biden, appuntamento per il quale si temono nuovi forti tensioni.

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L'America sotto choc

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Ipotesi 25° emendamento per rimuovere Trump

Ad alimentare il caos sono state anche le parole di Donald Trump, che ai suoi sostenitori ha parlato di "un'elezione rubata" e affermato che "mai concederemo la vittoria" al rivale democratico. Parole che hanno acceso gli animi. E adesso si fa strada l'ipotesi di invocare il 25° emendamento per rimuovere Donald Trump. Il 25°emendamento della Costituzione prevede infatti che il vicepresidente prenda i poteri nel caso il presidente muoia, si dimetta o sia rimosso dal suo incarico. A differenza dell'impeachment, dunque, consente di rimuovere il presidente senza che sia necessario elevare accuse precise. Il leader dei democratici al Senato, Chuck Schumer, ha chiesto l'"immediata" rimozione di Trump, invocando proprio il 25° emendamento. "Quello che è successo ieri al Campidoglio degli Stati Uniti è stata un'insurrezione incitata dal presidente. Questo presidente non dovrebbe restare in carica un giorno di piu'", ha detto. "Il modo più rapido ed efficace per rimuovere questo presidente dall'incarico sarebbe che il vice presidente invocasse immediatamente il 25° emendamento" o "il Congresso dovrebbe riunirsi nuovamente per mettere sotto accusa il presidente".

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Trump assicura: "Transizione ordinata"

"Anche se sono totalmente in disaccordo con il risultato delle elezioni ci sarà una transizione ordinata verso il 20 gennaio", giorno del giuramento di Biden. Ad assicurarlo ora, dopo il caos a Washington, è Trump che aggiunge: "È la fine del più grande mandato presidenziale della storia, ma è l'inizio della nostra lotta per fare l'America di nuovo grande". "È la fine del più grande mandato presidenziale della storia, ma è solo l'inizio della nostra lotta per fare l'America di nuovo grande - ha affermato Donald Trump in una dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca -. Ho sempre detto che continueremo la nostra lotta per assicurare che solo i voti legali contino". 

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Aumentano dimissioni nello staff di Trump

Il capo dello staff della First lady Melania Trump ed ex segretaria stampa della Casa Bianca, Stephanie Grisham, ha presentato la sua lettera di dimissioni, con effetto immediato. "È stato un onore servire il Paese alla Casa Bianca. Sono molto orgogliosa di aver fatto parte della missione della signora Trump nell'aiutare i bambini di tutto il mondo e orgogliosa dei numerosi risultati di questa amministrazione", ha detto Grisham, in una dichiarazione a NBC News. Grisham, che è stata anche direttrice delle comunicazioni della Casa Bianca, è una delle assistenti di Trump più longeve, avendo lavorato alla sua campagna del 2016. La first lady è una delle poche persone vicine al presidente che non ha ancora commentato pubblicamente le violente proteste accadute al Campidoglio.

Anche Mick Mulvaney, ex capo dello staff della Casa Bianca che ora era inviato speciale di Donald Trump per l'Irlanda del Nord, ha deciso di dimettersi dopo l'assalto al Congresso dei sostenitori del presidente. "Ho telefonato la notte scorsa al segretario di Stato Mike Pompeo e gli ho detto che mi dimettevo, non posso restare", ha detto in un'intervista televisiva. "Quelli che hanno scelto di restare, ed io ho parlato con alcuni di loro - ha poi rivelato - lo hanno scelto perché sono preoccupati dalla possibilità che il presidente possa nominare qualcuno peggiore".  Le dimissioni di Mulvaney arrivano dopo che aveva criticato su Twitter il comportamento di Trump di fronte all'assalto del Congresso: "Ora è il momento che il presidente sia presidenziale, lui può fermare la cosa ora e deve farlo".