Perché si è riacceso lo scontro? Perché le tensioni a Gerusalemme Est, tra israeliani e palestinesi per i relativi possedimenti, si sono alzati a livelli altissimi dopo la questione sfratti per alcune famiglie dagli insediamenti abitativi nei quartieri arabi della zona: una sentenza ne prevede la restituzione agli ebrei (che ne erano proprietari il secolo scorso). Ma la parte orientale di Gerusalemme è ora abitata in prevalenza da arabi perché apparteneva alla Giordania, che lì vi aveva fatto insediare famiglie di sfollati palestinesi. Nel 1967 tuttavia era stata occupata militarmente da Israele, alla fine della Guerra dei Sei Giorni. Nel 1980 il Parlamento israeliano aveva emanato una legge fondamentale che proclamava Gerusalemme "unita e indivisa" capitale di...

Perché si è riacceso lo scontro?

Perché le tensioni a Gerusalemme Est, tra israeliani e palestinesi per i relativi possedimenti, si sono alzati a livelli altissimi dopo la questione sfratti per alcune famiglie dagli insediamenti abitativi nei quartieri arabi della zona: una sentenza ne prevede la restituzione agli ebrei (che ne erano proprietari il secolo scorso). Ma la parte orientale di Gerusalemme è ora abitata in prevalenza da arabi perché apparteneva alla Giordania, che lì vi aveva fatto insediare famiglie di sfollati palestinesi. Nel 1967 tuttavia era stata occupata militarmente da Israele, alla fine della Guerra dei Sei Giorni. Nel 1980 il Parlamento israeliano aveva emanato una legge fondamentale che proclamava Gerusalemme "unita e indivisa" capitale di Israele. L’Onu giudicò quest’atto contrario alle leggi internazionali. Nell’ultimo mese, poi, dimostranti hanno affrontato la polizia israeliana per protestare dopo la decisione di transennare la piazzetta attorno alla Porta di Damasco, uno dei luoghi di ritrovo dei giovani palestinesi.

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Qual è il ruolo di Hamas?

I capi di Hamas vogliono sfruttare la rabbia palestinese per erigersi a protettori della Spianata e dei palestinesi. Il movimento fondamentalista, vicino ai Fratelli Musulmani, domina la scena di Gaza (fra il sud di Israele e la penisola egiziana del Sinai), dal 2007, da quando ne ha tolto il controllo con un colpo militare all’Autorità Palestinese. Secondo Ely Karmon, studioso di ricerca senior all’Istituto internazionale per l’antiterrorismo presso il Centro interdisciplinare Herzliya, Hamas sta cavalcando anche l’insoddisfazione per la decisione presa da Abu Mazen, presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, di annullare le elezioni parlamentari del 22 maggio e le presidenziali del 31 luglio, le prime dal 2006. Hamas contesta la scelta di Abu Mazen. "Perché si sentivano già i trionfatori del voto", spiega Karmon. L’altro focolaio della tensione, la miccia appunto, è proprio quello del quartiere Sheikh Jarrah, un sobborgo settentrionale di Gerusalemme est, con le dieci famiglie palestinesi a rischio sfratto dalle loro case promesse ai coloni ebrei.

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Ha un significato la concomitanza col mese sacro dei musulmani?

Può solo portare a un’ulteriore escalation di violenze, trasformandosi in un’altra miccia. Secondo Karmon il Ramadan "ha portato migliaia di palestinesi a pregare nella moschea di Al Aqsa. E la polizia israeliana ha commesso errori tattici: un paio di agenti sono entrati in moschea senza togliersi le scarpe e muniti delle fascette per effettuare arresti. Così hanno dato ad Hamas ragioni di radicalizzazione dello scontro sia nei territori palestinesi sia all’interno della stessa Israele (tra la popolazione araba con cittadinanza israeliana, il 20% della popolazione ndr)". Il Ramadan sta per finire. Secondo lo studioso israeliano "migliaia di persone sono rimaste chiuse e asserragliate nella moschea di al-Aqsa". Sono quindi un terreno fertile per innestare fiammate di violenza.

Come sono schierati gli altri Stati?

I grandi protettori di Hamas sono il Qatar e la Turchia. L’emirato del Golfo, annota Karmon, ha fatto arrivare al Movimento islamico "fra 30 e 40 milioni di dollari a Gaza anche pochi giorni fa". Secondo l’analista la Turchia potrebbe invece proporsi come mediatore di un nuovo cessate il fuoco. Ma Israele non è interessato. Al fianco di Gerusalemme si schierano, come sempre, gli Usa (anche se Biden è piuttosto cauto) e uno Stato che per ora resta nell’ombra. È l’Arabia Saudita, da sempre il più potente avversario dell’Iran e l’alleato più importante degli Usa in Medio Oriente. In Egitto è al potere un avversario di Hamas. È al Sisi che spodestò i Fratelli Musulmani del suo Paese nel giugno del 2014.