Saint-Sulpice a Parigi, veglia di preghiera per Lambert (Ansa)
Saint-Sulpice a Parigi, veglia di preghiera per Lambert (Ansa)

Parigi, 11 luglio 2019  - Vincent Lambert è morto, oggi giovedì 11 luglio, lo annunciano i parenti. Il caso del tetraplegico francese ha diviso la Francia. Da anni i genitori cercavano di tenere in vita il figlio contro il parere dei medici, e le sentenze dei tribunali.

Lambert, 43 anni, era ricoverato in stato vegetativo in un ospedale di Reims dopo un incidente d'auto nel 2008.  "E' morto questa mattina alle 8.24" nell'ospedale centrale di Reims, nel nord della Francia, dove era da anni. Il triste e atteso annuncio è stato fatto dal nipote Francois. 

I genitori, Jean e Viviane, hanno condotto una strenua battaglia legale per impedire che al figlio fossero interrotte cure e alimentazione che lo tenevano in vita. Ma dopo che martedì scorso era stata disposta dai giudici la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione del 43enne, nelle ultime ore anche i genitori si erano arresi alla morte del figlio. 

La maggior parte degli altri familiari, a partire dalla moglie Rachel, erano schierati per l'arresto delle terapie, così come i sanitari che lo avevano in cura e il suo medico curante. La moglie e il nipote Francois, hanno protestato per anni contro quella che definivano una "inesorabilità terapeutica" chiedendo che gli venisse concesso il diritto di morire. 

Gli anziani genitori invece, ferventi cattolici, volevano che non fossero staccate le macchine che lo tenevano in vita. Mercoledì sera, oltre 300 persone si erano radunate davanti alla chiesa di Saint-Sulpice a Parigi per una veglia di preghiera.

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VATICANO: SCONFITTA PER L'UMANITA' - Il Presidente mons. Vincenzo Paglia e tutta la Pontificia Accademia per la Vita pregano per la famiglia di Vincent Lambert, per i medici, per tutte le persone coinvolte in questa vicenda. "La morte di Vincent Lambert e la sua storia sono una sconfitta per la nostra umanità", si legge nel tweet della Pav.

COSCIONI: 'NESSUNA EUTANASIA' - Maria Antonietta Farina Coscioni, fondatrice dell'Istituto Luca Coscioni e membro del Partito Radicale commenta: "E' stato applicato a un disabile non terminale un percorso di sedazione palliativa profonda continua, non un atto di tipo eutanasico. Mi è tornato in mente il messaggio che ci aveva lasciato Marina Ripa di Meana, che con quel 'fatelo sapere' ha coinvolto tutti, dicendo che la sedazione palliativa profonda è un modo per poter attenuare dolore e sofferenza ed andarsene senza angoscia". Poi spiega: "La non terminalità della condizione ha creato anche quel conflitto all'interno della famiglia. Io credo che in questo caso si debbano evitare contrapposizioni ideologiche, speculazioni e strumentalizzazioni. Non si tratta di un torneo dove si scontrano due tifoserie opposte".  

MINA WELBY: 'SERVE TESTAMENTO BIOLOGICO' - "Non voglio spendere parole sulla vicenda, ma far pensare tutti i cittadini a quanto sia utile ed importante avere un documento scritto, un testamento biologico o delle disposizioni anticipate di trattamento, dove un cittadino può scrivere come essere curato, scegliere di non essere curato o esprimere la volontà di rimanere in stato vegetativo", è invece il commento di Mina Welby, co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni e membro dei Radicali Italiani. "Le persone lo devono lasciare scritto, in questo modo non succederanno più queste diatribe con la giustizia e le discussioni tra parenti. Tutto questo protegge la persona e la famiglia, è la cosa giusta da fare. E' questo ciò che possiamo imparare dalla vicenda di Vincent Lambert".