Il nuovo parlamento europeo
Il nuovo parlamento europeo

Roma, 27 maggio 2019 - L’Europa c’è. Con una affluenza europea record del 50,5%, 8 punti in più rispetto al 2014, la più alta da vent’anni, i cittadini europei hanno detto che vogliono contare. Vincono i liberali e i verdi, segnano un risultato importante ma sono destinati a restare fuori dai giochi i sovranisti e i populisti che vogliono una Europa delle nazioni. Crollano popolari e laburisti. 

La terza proiezione sul futuro Parlamento europeo, assegna 180 seggi al Partito popolare europeo (Ppe) che perde 37 seggi rispetto ai 217 che ha attualmente. Anche i Socialisti e Democratici perdono 35 seggi e passano dai 187 attuali a 152. In gran crescita il Gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali e per l’Europa (Alde) che passa da 68 a 105 eurodeputati (+33). Notevole l’affermazione dei Verdi che guadagnano 15 seggi passando da 52 a 67. In deciso calo invece la Sinistra unitaria europea (Gue) che passa da 52 a 38 e i conservatori dell’Ecr con 61 (-15), mentre crescono Europa delle nazioni e libertà (Enf) – il gruppo di cui fanno parte la Lega italiana e il Front National – che passa da 37 a 57 e Europa della democrazia diretta e della libertà (Efdd) –nel quale c’è il movimento pro Brexit di Farage e il M5S – che passa da 41 a 54. Cambia la geografia poltica del continente.
 
L’alleanza tra popolari e socialisti, che governava l’Europa, con gli attuali 332 seggi è lontana dalla maggioranza. Non ha i numeri neppure una improbabile maggioranza popolari/sovranisti, populisti e conservatori (352 seggi a fronte dei 376 necessari), le maggioranze possibili sono quattro. La più probabile è quella popolari/socialisti/liberali dell’Alde che avrebbe 437 seggi e che potrebbe estendersi ai verdi totalizzando ben 504 seggi. Pure popolari socialisti e verdi avrebbero 399 seggi, quindi abbastanza. Ma teoricamente anche una maggioranza popolari/liberali di Alde/partiti sovranisti populisti e conservatori avrebbe 457 voti. Si vedrà.

In Germania crollano la Cdu/Csu (da 35 a 28%) che pure resta primo partito e i socialdemocratici (da 27 a 15.5%) che vengono superati di slancio dai verdi che passano dal 6,9 al 21%. In Francia i sovranisti del Front National di Marie le Pen ottengono un risultato politicamente importante diventando primo partito con il 23.2%, sopravanzando Republique en Marche di Macron che ha il 21.9%, anche s ealle europee del 2014 il FN aveva il 25%. Ottimi terzi i verdi al 12%

In Gran Bretagna il No Brexit party è dato al 31.5%, i libdem al 20, i laburisti al 16.6%, i verdi all’11.6%, mentre i conservatori precipitano al 7.5%. In Spagna bene i socialisti che hanno il 28,9% dei voti (18 seggi, +4). Crollo del Pp al 17,9% (10 seggi, -6), benissimo i liberali di Ciudadanos al 16% (+6 seggi) e benino Podemos al 12,4% (+2) mentre la destra di Vox non sfonda (6,5%, 4 seggi). In Austria vince il partito popolare del cancelliere Kurz (35,5%, più 7%) davanti ai socialdemocratici (23,6%) e i verdi (13%). In Ungheria trionfa Fidesz del popolare in salsa ungherese Orban (ben 52% dei voti), in Polonia il partito ‘Legge e Giustizia’ (PiS) dovrebbe ottenere il 42,4% contro il 39,1% degli europeisti. 

I socialisti vincono in Danimarca, Portogallo e a Malta. Confermata la vittoria dei laburisti in Olanda. In Svezia, i socialdemocratici del premier Stefan Lovfen vincono col 24%. In Romania è testa a testa tra socialisti (che perdono la metà dei voti) e opposizione popolare del Pnl. In Grecia i popolari di Nuova Democrazia sono in testa con il 34%, la sinistra di Syriza, del premier Alexis Tsipras, al secondo posto col 27%. Tsipras ha già annunciato elezioni anticipate. I conservatori vincono anche in Bulgaria. In Belgio netta affermazione nelle Fiandre del partito di estrema destra Vlaams Belang, che diventa il secondo partito. In Vallonia calo dei socialisti (al 25%) mentre i Verdi salgono al 15%. In Finlandia vincono i conservatori con il 20,9% mentre i socialdemocratici (Sdp) seguono con il 16,7 % delle preferenze e i Verdi sono al 14,5%. Tra i partiti sovranisti i ‘Veri finlandesi’ restano fermi al 13%. L’austriaco Fpoe, colpito dallo scandalo dell’Ibiza-gate, scende di due punti al 17,5%, mentre il Partito del Popolo Danese vede un tracollo: al 13,2% rispetto al 26,6% di cinque anni fa. In Olanda scivolone per il Partito per la Libertà (Pvv) di Geert Wilders, alleato della Lega di Matteo Salvini, che resta senza neppure un seggio.