Caracas (Venezuela), 23 gennaio 2019 -  Il Venezuela è sull'orlo di una guerra civile. Altissimo su Plaza Venezuela si è levato l'urlo di Juan Guaidò, capo dell'opposizione e dell'Assemblea nazionale: "Sì se puede" - traduzione dello 'Yes we can' di Obama -  davanti a decine di migliaia le persone: in piazza, Guaidò si è autoproclamato presidente e ha giurato sulla Costituzione. Per la precisione è presidente ad interim, fino a nuove elezioni. Immediato il sostegno di Trump, che da sempre considera Maduro un usurpatore e un dittatore, cui seguono a ruota molti altri Paesi, Canada in testa.

Ma mentre Guaidò sfida il regime, Maduro non se ne sta nuonino, anzi replica con forza arringando i suoi  dal balcone del Palacio de Miraflores, denunciando il "colpo di Stato", assicurando che le forze armate sono con lui e lanciando un ultimatum ai diplomatici Usa: "72 ore per lasciare l'ambasciata". E intanto le opposte piazze si incendiano: si contano già 9 morti.

Guaidò: "Qui finché il Paese non sarà liberato"

"Resteremo qui finché il Venezuela non sarà liberato", ha promesso Guaidò dopo il giuramento, chiedendo all'esercito di mollare Maduro e di ristabilire i dettami della Costituzione. Il leader dell'opposizione sfida così il regime a viso aperto e mette in pericolo innanzitutto la sua persona, visti i precedenti di oppositori arrestati, esiliati e addirittura - accusano le associazioni per i diritti umani - torturati. Ma lui punta su un fatto: "Gli occhi del mondo sono tutti puntati su di noi".

Inoltre Guaidò ha chiesto alle missioni diplomatiche presenti a Caracas di restare nel paese sudamericano: "Qualsiasi disposizione contraria sarebbe invalida - avverte riferendosi all'ultimatum di Maduro - dal momento che verrebbe da persone o entità che, a causa della loro natura usurpativa, non hanno l'autorità legittima a decidere sulla questione".

E posta su Twitter le piazze piene:

Maduro: "La gente dice no al colpo di Stato"

MADURO - Per Nicolas Maduro, 56 anni, al potere dal 2013 quando successe a Hugo Chavez, è decisamente il giorno più lungo, dopo che lo scorso 11 gennaio si è insediato per il suo secondo mandato. E dal palazzo del governo fa sentire la sua voce: "Siamo in questo palazzo per volontà del popolo, solo la gente ci può mandare via",  ha detto arringando la folla dal balcone del Palacio de Miraflores. "Non vogliamo tornare al ventesimo secolo degli interventi del gringo, la gente dice no al colpo di stato, no all'interventismo e al colpo di stato, qui nessuno si arrende, qui andiamo a combattere".

Il ministro della Difesa venezuelano, generale Vladimir Padrino Lopez, ha dichiarato in un tweet che le Forze Armate del suo paese "non accettano un presidente imposto da oscuri interessi o che si è autoproclamato a margine della legge", confermando il suo appoggio a Nicolas Maduro. Il presidente lancia un ultimatum: "Concedo 72 ore ai diplomatici Usa perché lascino il Paese - ha dichiarato stando ai media locali - Dispongo di interrompere le relazioni diplomatiche e commerciali con il governo imperialista" di Washington.

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SCONTRI IN PIAZZA: 9 MORTI - In tutto ciò, la tensione a Caracas e in tutto il Paese è ai massimi. Decine di migliaia di persone sono scese nelle strade di Caracas e di altre città del Paese per manifestare pro e contro il governo del presidente Nicolas Maduro, nella giornata in cui si celebra l'anniversario della caduta della dittatura di Marcos Perez Jimenez. Negli scontri  si sono registrate almeno nove vittime.
L'opposizione ha lanciato un appello alla mobilitazione in tutto il Paese per chiedere la formazione di un governo di transizione e lo svolgimento di nuove elezioni; il governo da parte sua ha convocato delle manifestazioni per difendere la legittimità del secondo mandato di Maduro, non riconosciuto dalla maggior parte della comunità internazionale. Ma in rivolta contro Maduro sono soprattutto i quartieri operai di Caracas, quelli che una volta lo sostenevano e che ora, ridotti allo sfinimento da una crisi economica senza fine, si schierano invece col giovane ingegnere industriale di 35 anni, sempre più popolare.

Mogherini: "L'Europa sostiene pienamente l'Assemblea nazionale"

L'EUROPA: CHI STA CON CHI - Netta la posizione di Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per la politica estera: l'Unione europea "sostiene pienamente l'Assemblea nazionale in quanto democraticamente eletta, i cui poteri vanno ripristinati e rispettati. È necessario assicurare e rispettare i diritti civili, la libertà e la sicurezza di tutti i membri dell'Assemblea, incluso il suo presidente Juan Guaidò". E ancora: "La violenza e l'uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza è completamente inaccettabile, e certamente non risolveranno la crisi. Il popolo venezuelano ha il diritto di manifestare pacificamente, scegliere liberamente i propri leader e determinare il proprio futuro".

Anche il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk twitta un appello agli Stati: "Spero che tutta l'Europa si unisca nel sostegno alle forze democratiche in Venezuela. A differenza di Maduro, l'Assemblea parlamentare, incluso Juan Guaidò, ha un mandato democratico dai cittadini venezuelani". Simile la posizione del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani: "Seguo con molta attenzione gli eventi in Venezuela, e contrariamente a Maduro, Guaidò ha la legittimità democratica - twitta - si devono sempre rispettare le manifestazioni e la libertà di di espressione di un popolo che è stanco di morire di fame e di soffrire gli abusi di Maduro".

Da parte sua lo spagnolo Pablo Iglesias, leader di Podemos, sempre su Twitter dice: "Trump e i suoi alleati non sono interessati alla democrazia e ai diritti umani in Venezuela, sono interessati solo al loro petrolio. La Spagna e l'Europa devono sostenere la legalità internazionale, il dialogo e la mediazione pacifica, non un colpo di Stato".

 

Trump: "Il popolo ha fatto sentire la sua voce"

TRUMP E GLI ALTRI - Ma il primo ad applaudire Guaido è stato senz'altro il presidente Usa Donald Trump: "Oggi riconosco ufficialmente il presidente dell'Assemblea nazionale venezuelano, Juan Guaido, come presidente ad interim", ha annunciato Trump. "Il popolo del Venezuela ha con coraggio fatto sentire la propria voce contro Nicolas Maduro e il suo regime e ha chiesto libertà e rispetto per la legge - attacca il tycoon - Nel suo ruolo di presidente dell'Assemblea nazionale è l'unico ad essere stato legittimamente eletto".

Gli Stati Uniti inoltre lanciano un duro avvertimento a Maduro: "Tutte le opzioni" saranno considerate se Maduro userà la forza nei confronti dei leader dell'opposizione. "Se Maduro e i suoi compari scelgono di rispondere con la violenza, se scelgono di fare del male a qualche membro dell'Assemblea nazionale, per gli Stati Uniti tutte le opzioni sono sul tavolo in merito alle azioni da intraprendere", ha detto un funzionario di primo piano dell'amministrazione Trump ai giornalisti.

Anche l'Organizzazione degli Stati Americani (Oas) ha riconosciuto Juan Guaido come presidente ad interim.

E dopo gli Stati Uniti pure il Canada, è pronto a riconoscere il leader dell'opposizione come presidente ad interim, a seguito del giuramento di quest'ultimo nel corso di una manifestazione dell'opposizione a Caracas. Lo ha riferito l'emittente pubblica canadese CBC citando fonti del ministero degli Esteri di Ottawa.

A pioggia i governi del Brasile, della Colombia, del Peru', dell'Ecuador e del Costa Rica hanno annunciato a Davos che riconoscono il presidente del Parlamento del Venezuela, Juan Guaido, come "presidente del Venezuela". L'annuncio è stato fatto al termine di una riunione al Forum econonicio mondiale al quale hanno partecipato il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, quello della Colombia Ivan Duque, quello del Costa Rica Carlos Alvarado, quello dell'Ecuador Lenin Moreno e la vicepresidente del Perù Mercedes Ara'oz.

FUORI DAL CORO - "La nostra solidarietà con il popolo venezuelano e il fratello Nicolas Maduro, in queste ore decisive in cui gli artigli dell'imperialismo cercano di nuovo di ferire la democrazia e l'autodeterminazione dei popoli. Non saremo mai di nuovo un giardino degli Stati Uniti", twitta il presidente della Bolivia, Evo Morales.

Stesso discorso per il Messico: il portavoce del presidente messicano Lopez Obrador ha detto oggi che "per ora non c'è nessun cambiamento di posizione riguardo al Venezuela: Messico continua a riconoscere Nicolas Maduro come presidente del paese". 

Non stupisce infine il fatto che Cuba si schieri con Nicolas Maduro e non intenda riconoscere l'autoproclamazione di Juan Guaidò. "Esprimiamo il nostro sostegno e solidarietà al presidente Nicolas Maduro dopo che le forze imperialiste hanno cercato di screditare e destabilizzare la rivoluzione bolivariana", ha scritto su twitter il presidente cubano Miguel Diaz-Canel. .