Cuba, il lungomare dell'Avana (Ansa)
Cuba, il lungomare dell'Avana (Ansa)

Roma, 27 ottobre 2021 -  I dati di ieri sono ancora preoccupanti pur se in discesa: poco più di 700 nuovi casi di Sars-Cov-2 in una settimana in cui la media è stata di 1337, e dieci morti. Il totale del tributo che Cuba – che sta vivendo uno dei momenti più difficili e turbolenti della sua vita dal punto di vista politico e sociale - ha pagato alla pandemia da Coronavirus è di 948mila casi e 8201 morti, fra questi anche medici e infermieri della Brigata Henry Reeve intervenuta per la propria capacità antiinfettiva a curare le popolazioni di 19 Stati, fra cui l’Italia, nel momento più critico della diffusione del virus.

Ma il dato che fa di Cuba una realtà a parte è il fatto che sull’isola – 11 milioni di abitanti, sotto embargo Usa dal 1962 quindi con difficoltà di procurarsi materia prima in ogni campo – sono stati sviluppati quattro vaccini (e il quinto è in fieri) - realizzati dalle strutture sanitarie locali negli istituti di ricerca autorizzati, tutti approvati dall’ente cubano addetto e due di essi in procinto di essere giudicati anche dall’Organizzazione mondiale della sanità. Di questi vaccini sono state somministrate circa 14 milioni di dosi e non solo sull’Isla Grande, ma in Venezuela, Vietnam e Iran. La popolazione locale ha ricevuto almeno nel 50% dei casi la prima dose, un dato che pone Cuba in grande vantaggio su quella schiera di paesi poveri dove avere una cura per la pandemia è difficilissimo.

Fra l’altro, uno di questi vaccini, Abdala, ha ottenuto all’Avana il via libera per essere somministrato – primo al mondo di cui si ha notizia – ai bimbi con età superiore ai 2 anni. Gli altri sono il Soberana 1, 2 e Plus (sviluppati dall’Insituto Finlay de Vacunas), mentre ad Abdala (del Centro di ingegneria genetica e biotecnologie BioCubaFarma) gli scienziati stanno cercando di abbinare Mambisa, la cui somministrazione sarebbe intranasale. Anche negli altri casi la ricerca pediatrica è avanzata, segno che il regime cubano vuole dare un segnale importante alla comunità internazionale. E l’impegno dei ricercatori è pieno da marzo 2020, quando scoppiò la pandemia. I passi avanti sono stati molti e la fiducia degli scienziati – nonostante le condizioni di vita siano piuttosto difficili soprattutto per la situazione economica e la mancanza di turisti dovuta ai molti lockdown – cresce, tanto da fare dire a Vicente Vérez, direttore del Finlay, che “abbiamo la capacità di produrre 100 milioni di dosi”. 

Un ricercatore italiano sta collaborando dal 2014 proprio con il Finlay ed è in prima fila nello sviluppo dei vaccini. Fabrizio Chiodo, del Cnr di Pozzuoli, è anche docente di chimica all’Università di L’Avana. Così ha spiegato che cosa sono i sieri prodotti sull’isola in un’intervista a Vanity Fair: “Quelli cubani sono tutti vaccini a subunità, largamente utilizzati in clinica per via della loro relativa semplicità di preparazione e per il loro profilo di sicurezza, contenenti un frammento della proteina spike del virus, chiamato RBD. A differenza dei più noti Pfizer, Moderna, Astrazeneca e Sputnik, che sono a ‘materiale genetico’ in quanto veicolano l’informazione genetica destinata a produrre la proteina spike del virus e, quindi, scatenare la corretta risposta immune”. 

I dati dei vaccini appaiono alti negli studi che sono stati inviati all’Oms. Per quanto riguarda il Soberana (parola che in spagnolo significa sovrano) i tre della serie hanno una efficacia del 91% su casi sintomatici della malattia, del 100% sulla morte e del 62% nell’evitare i casi gravi, percentuale che è sopra il 50 per centro richiesto per essere discussa a livello mondiale. Per quanto riguarda l’Abdala, un tweet del Cigb ha con soddisfazione comunicato che il vaccino “mostra un'efficacia del 92,28% nel suo schema a 3 dosi”.

Notizia che ha portato il presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, il primo dell’era dopo Castro, a dichiarare che “questo dato moltiplicherà l'orgoglio nazionale”. E con orgoglio, gli scienziati cubani sottolineano i risultati del laboratorio di virologia dell’ospedale Amedeo d’Aosta di Torino, che ha collaborato in una fase delicata della sperimentazione.

Il vaccino “Soberana Plus – dice il laboratorio guidato dalla dottoressa Valeria Ghisetti - si proietta in una posizione strategica particolare, ovvero come potenziale strumento di richiamo in soggetti già vaccinati o che abbiano superato in passato l’infezione spontanea. I risultati hanno dimostrato la sua elevata immunogenicità (maggiore del 96% di presenza di anticorpi specifici) e la sicurezza”. 

“Se tutto va bene, quest'anno verrà vaccinata l'intera popolazione cubana”, sottolinea Vérez, che dal 1980 lavora nell’ambito dei vaccini che nella maggior parte dei casi hanno estirpato malattie mortali dall’isola. Ora con i vaccini anti Sars-Cov-2, Cuba gioca una partita strategica in campo mondiale, anche se acquisire compratori internazionali soprattutto occidentali sarà molto difficile.