Roma, 16 gennaio 2021 - Vaccino Covid al contagocce? Il calo delle consegne in Europa del vaccino Pfizer, che tanto ha fatto infuriare il commissario Arcuri, a livello europeo ha portato l'Ema ad allargare lo sguardo su altri vaccini in preparazione. Intanto la Pfizer, viste le reazioni dei Paesi europei, promette un piano per ridurre i ritardi di una settimana. Secondo Guido Rasi, docente di microbiologia e già direttore generale dell'Ema "non ci sono difficoltà per rafforzare la produzione dei vaccini in altri stabilimenti se necessario: è sufficiente ispezionare il sito produttivo e se esistono le condizioni, in un paio di settimane la catena produttiva potrebbe partire rafforzata per fare fronte alla richiesta mondiale". Poi sottolinea: "Ma l'obiettivo della qualità è importante come la quantità".

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Gli altri vaccini in arrivo

"Stiamo lavorando sul vaccino Johnson&Jonhnson, che al momento è il più avanzato, ma ci sono anche altri vaccini per i quali abbiamo avviato un dialogo e siamo pronti ad iniziare le procedure", afferma ai microfoni di SkyTg24 Marco Cavaleri, responsabile della strategia vaccinale dell'Ema. Insomma, bisogna guardare a 360 gradi. "Siamo in contatto anche con gli sviluppatori del vaccino russo e di quello cinese - continua Cavaleri - siamo aperti a discutere anche con loro per vedere se ci sono margini e se c'è un interesse per una autorizzazione europea. Siamo assolutamente aperti".

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Per Johnson&Johnson, "se i risultati dello studio clinico sono positivi - spiega Cavaleri - e disponibili in tempi rapidi, ci sono i margini per arrivare ad un opinione già a fine febbraio-marzo". Per l'italiano ReiThera, "abbiamo avuto dialoghi iniziale e aspettiamo di vedere nuovi dati: saimo interessati a procedere con questo vaccino che e' interessante".

Quanto all'ok dell'atteso vaccino AstraZenica, Cavaleri a domanda risponde: "Penso sia molto difficile arrivare prima del 29 gennaio, che è una data possibile ma non certa". E continua: "Stiamo lavorando per arrivare all'obiettivo quel giorno - assicura - Ci sono molti dati che stiamo valutando in questo momento e che ci stanno arrivando dall'azienda. L'importante è che noi chiariamo tutta una serie di aspetti legati soprattutto agli studi clinici. Siamo convinti di poter restare in questi tempi".

Pfizer: piano per ridurre i ritardi

Pfizer e BioNTech hanno annunciato un piano che dovrebbe ridurre a una settimana i ritardi nelle consegne del vaccino anti-Covid, che l'Europa temeva si prolungassero per 3-4 settimane. Il piano "permetterà di aumentare la capacità di produzione in Europa e di fornire molte più dosi nel secondo trimestre", si legge in un comunicato congiunto. "Torneremo al calendario iniziale di distribuzione all'Ue a partire dalla settimana del 25 gennaio, con un aumento delle consegne dalla settimana del 15 febbraio - prosegue la nota -. Per farlo, alcune modifiche al processo di produzione sono ormai necessarie".

La seconda dose Pfizer

Quanto alla seconda dose del vaccino Pfizer, che alcuni Paesi hanno deciso di posticipare per coprire il massimo della popolazione, Cavaleri precisa: "Da bugiardino la seconda dose del vaccino Pfizer va somministrata dopo tre settimane: ovviamente se lo si fa qualche giorno dopo non c'è alcun problema e un po' tutti i Paesi europei sono orientati a dare un po' di flessibilità in questo senso ma è importante che la seconda dose venga somministrata in tempi il più possibile vicini a queste tre settimane. Più si aspetta e più c'è il rischio che il soggetto non venga protetto". 

Viola: no al vaccino ai guariti

In tutto ciò, vista la penuria dei vaccini, l'immunologa dell'università di Padova Antonella Viola sottolinea - come aveva già fatto Massimo Galli - che dalla vaccinazione si potrebbero escludere chi si è ammalato e poi è guarito negli ultimi mesi.
Per Viola "non è pericoloso vaccinare chi ha avuto l'infezione Covid-19 ed è guarito, e quindi non serve fare un sierologico prima della vaccinazione", ma non è prioritario: "con la lentezza con cui arrivano le dosi, e il temporaneo taglio del 29% annunciato ieri da Pfizer, si potrebbe escludere - propone - chi ha avuto la malattia negli ultimi 2-3 mesi".  "In questi giorni, però - avverte Viola - ho ricevuto segnalazioni di reinfezioni in personale sanitario a distanza di 3-6 mesi dalla prima, quindi va fatta una seria valutazione del rischio prima di scegliere questa strada. Ricordo invece che chi è stato trattato con il plasma deve attendere 90 giorni prima di ricevere la vaccinazione". 

La rabbia dell'Europa contro la Pfizer

Sei Paesi dell'Unione europea hanno definito "inaccettabile" la decisione di Pfizer di ridurre le consegne di vaccino anti-Covid nelle prossime settimane. Per la Svezia, la Danimarca, la Finlandia, la Lituania, la Lettonia e l'Estonia questo rallentamento nelle spedizioni delle dosi "riduce la credibilità del processo di vaccinazione".  I sei Paesi hanno chiesto all'Ue di mettere pressione sul consorzio Pfizer-BioNTech dopo che la società americana ha annunciato una riduzione delle forniture per questioni tecniche legate alla produzione. 
Anche se l'Ue non si basa soltanto sul preparato Pfizer per la sua campagna di immunizzazione, dopo aver approvato il vaccino Moderna ed essere in procinto di dare l'ok ad AstraZeneca, la decisione di Pfizer ha scosso molti dei governi europei e i loro programmi.  

Il ministero della Salute tedesco ha definito l'annuncio di Pfizer sorprendente e spiacevole sottolineando l'obbligo di forniture firmato fino a metà febbraio. Dal canto suo la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato ieri di essere stata rassicurata dai vertici del colosso farmaceutico che le consegne del primo trimestre saranno garantite.
Un terzo del Paesi Ue ha dichiarato di avere dosi "insufficienti" di vaccino. La Lituania ha ottenuto la metà delle dosi di vaccino promesse da Pfizer entro metà febbraio. Il Belgio dovrebbe ricever metà delle dosi entro gennaio. La Norvegia ha detto che Pfizer ha già ridotto le forniture verso il Paese e sarà necessario usare gli stock di emergenza.