Coronavirus, laboratorio. Vaccino, test: foto generica (ImagoE)
Coronavirus, laboratorio. Vaccino, test: foto generica (ImagoE)

New York, 21 maggio 2020 - Anche gli Usa hanno messo gli occhi sul vaccino anglo-italiano contro il Coronavirus  in sperimentazione allo Jenner Institute della Oxford University e al quale collabora anche l'azienda italiana Irbm di Pomezia. 
La multinazionale Astrazeneca - che si occuperà della produzione e distribuzione a livello mondiale del vaccino - ha annunciato che anche gli Stati Uniti hanno deciso di partecipare alla sperimentazione, con un finanziamento di 1 miliardo di dollari. Il dato nuovo, inoltre, è che tra poco - a settembre - saranno già disponibili 400 milioni di dosi e che le dosi programmate entro il 2020-21 sono un miliardo.

Vaccino, il rischio accaparramento

Ma chi potrà accedere al vaccino? Dopo la prelazione di un totale di 100 milioni di dosi da parte del Governo britannico e di 300 milioni di dosi da parte di quello statunitense, la multinazionale Astrazeneca precisa che sta lavorando ad "accordi in parallelo", anche con altri governi europei, per assicurare una "ampia ed equa fornitura del vaccino nel mondo, con un modello no-profit, durante la pandemia". 
Questo per tentare di scongiurare l'inevitabile tendenza all''accaparramento' del prezioso vaccino da parte dei diversi Paesi. L'idea è di arrivare a una "giusta allocazione e distribuzione del vaccino nel mondo", e la compagnia sta lavorando con organizzazioni internazionali come la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), l'Alleanza per i vaccini Gavi e l'Organizzazione mondiale della sanità.
Per aumentare la produzione del vaccino la multinazionale ha contattato anche il Serum Institute of India e altri potenziali partner. 

A che punto è il vaccino anglo-italiano

Al momento è in corso la fase 1-2 di sperimentazione , condotta su oltre 1000 volontari sani tra 18 e 55 anni in vari centri in Inghilterra. In questa fase è necessario provare la sicurezza, immunogenicità ed efficacia del vaccino. Se i risultati saranno positivi, i test finali saranno condotti anche in altri Paesi. 

Il finanziamento del vaccino

E una nuova spinta arriva proprio dal miliardo di dollari in arrivo dagli Usa attraverso l'Autorità Usa per la ricerca biomedica avanzata (Barda). Il programma di sviluppo include una fase 3 di sperimentazione clinica con 30mila partecipanti e anche una sperimentazione pediatrica. Un programma ambizioso ma, per il momento, a 'scatola chiusa': la multinazionale del farmaco, infatti, avvierà la produzione subito assumendosi il rischio di eventuali imprevisti o risultati finali insoddisfacenti della sperimentazione.

Vaccino e produzione a rischio 

Astrazeneca riconosce che il vaccino "potrebbe non funzionare, ma è impegnata a portare avanti il programma e la sperimentazione clinica con velocità, e ad aumentare la produzione 'a rischio'". Una scommessa che la multinazionale è pronta a fare, in attesa dei risultati finali dei test di fase 1-2 e dopo la precisazione di Irbm - in riferimento a notizie stampa - che nessuno dei macachi su cui è stato testato in precedenza il vaccino ha contratto la polmonite da Covid-19. 
Gli altri vaccini in corsa
Quello anglo-italiano non è ovviamente l'unico vaccino possibile: finora ci sono oltre 100 candidati in corsa per il vaccino, per 118 aziende coinvolte. Quello nato dall'iniziale partnership Gb-Italia parte da due expertice consolidate: l'esperienza della Irbm riguarda l'utilizzo dell'adenovirus, un virus influenzale, impiegato depotenziato per trasportare il gene Spike sintetizzato del SarsCov2 nell'organismo umano. Quando l'adenovirus 'trasportatore' entra nell'organismo, quest'ultimo reagisce e crea anticorpi. L'expertice dello Jenner Institute deriva invece dall'aver già testato e utilizzato sull'uomo in Arabia un vaccino simile anti-Mers.