L’Avana (Cuba),  14 luglio 2021 - Un giorno intero in coda per una bola di pane che dovrebbe essere di 100 grammi e invece è di 70. I trenta grammi di farina che mancano finiscono sul mercato nero. Succede questo a Cuba, dove l’arte di arrangiarsi non ha limiti perché ogni giorno è "una lotta per la sopravvivenza". Nelle Unidad, i punti vendita dove si compra con la libreta e che garantiscono un minimo di sussistenza alimentare, la bola, un panino rotondo, costa 1 peso cubano. Dovrebbe essere 80 grammi, ma è di 50. Una bola al giorno a persona. Il pane liberado, così chiamato perché si compra senza libreta, costa 1 peso e 60 centavos, ma per comprarlo bisogna mettersi in coda. E la coda inizia alle 5 del mattino del giorno precedente. Cinque e a volte dieci sono i...

L’Avana (Cuba),  14 luglio 2021 - Un giorno intero in coda per una bola di pane che dovrebbe essere di 100 grammi e invece è di 70. I trenta grammi di farina che mancano finiscono sul mercato nero. Succede questo a Cuba, dove l’arte di arrangiarsi non ha limiti perché ogni giorno è "una lotta per la sopravvivenza".

Nelle Unidad, i punti vendita dove si compra con la libreta e che garantiscono un minimo di sussistenza alimentare, la bola, un panino rotondo, costa 1 peso cubano. Dovrebbe essere 80 grammi, ma è di 50. Una bola al giorno a persona. Il pane liberado, così chiamato perché si compra senza libreta, costa 1 peso e 60 centavos, ma per comprarlo bisogna mettersi in coda. E la coda inizia alle 5 del mattino del giorno precedente. Cinque e a volte dieci sono i panini che ti vendono: tutto dipende se c’è o non c’è farina. Puoi stare in coda tutto il giorno, ma se viene a mancare la corrente elettrica, come spesso accade, addio pane. Le bola sono merce di scambio, una parte per il proprio consumo e una parte vengono vendute a 5 peso per comprare altro, platano, yuca, boniato.

È alle 6 del mattino che i due lucchetti della tienda verranno tolti per vendere le bola. Alle 4,30 arrivano i due volontari per mettere ordine alla coda. La ressa è impressionante: uno appicicato all’altro per non perdere la posizione, il corpo di uno incollato a quello dell’altro per impedire a chiunque di infiltrarsi. È ancora buio: uno dei due volontari ha una piccola torcia in mano, l’altro una biro. La torcia servirà per illuminare il palmo della mano, la biro per scrivere il numero progressivo per comprare il pane. Ci sono spintoni, urla, la coda ondeggia come un’onda e si spezza. Il caos è totale. La gente indossa mascherine fatte in casa, ma la calca è un pericoloso focolaio per la diffusione della pandemia. "Così non va, vado a chiamare la polizia", dice uno dei due volontari. C’è un telefono pubblico vicino alla tienda, ma il volontario va nella sede della Gioventù comunista che si trova poco distante. È da lì che chiamerà la polizia. Non è ancora entrato che la gente si mette in fila. E quando il poliziotto arriva, in sella a una vecchia moto cinese, la gente è in fila e silenziosa. Inizia la distribuzione del pane. A passi lenti arriva un uomo anziano. Ha i capelli bianchi, il volto segnato da rughe, scarpe sportive che sembrano arrivate da un negozio occidentale, in mano una borsa bianca fatta con un sacco che un tempo conteneva zucchero. È lì che metterà il pane. Cammina fino davanti alla fila. I due volontari lo aiutano a salire i due gradini. L’ordine della fila, per un momento, è sospeso. "Chi è?", chiedo. "È l’idolo del paese", risponde uno. È il vecchio segretario del Partito comunista locale che ha fatto costruire case popolari e la piscina, un tempo vanto della città e ora ridotta a un cumulo di macerie.

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Poco distante, in quel che sarà un altro giorno di ’lotta’ per trovare cibo, ci sono altre code, quella per una bottiglia di olio di soia, cosce di pollo e birra in latta. Coleros , è così che il regime chiama coloro che si mettono in coda per comprare e rivendere a prezzi a volti triplicati come la birra. "Accaparratori, figure nocive, approfittatori, nemici del popolo", li definisce il governo. La verità è che in un momento come questo, dove lo Stato non riesce più a darti un lavoro e uno stipendio sicuro, anche se misero, il cubano non ha altre alternative per arrivare a mettere insieme quei 120 peso (4 euro) giornalieri che ti permettono di sopravvivere. C’è chi vende il primo posto per l’acquisto di un frigo o di un motorino elettrico a 300, 400 dollari americani. La rabbia, che fino a ora è stata contenuta, è scoppiata. E pure la paura è stata vinta. Senza cibo e senza futuro, che aveva il cubano da perdere? Gli era rimasto solo di scendere in strada per gridare, urlare "Abbasso il comunismo, basta tirannia, libertà, patria e vita".