26 mar 2022

Ufficiale russo ucciso dai suoi soldati Mosca è nei guai, deve rivedere i piani

Troppe perdite, colonnello schiacciato da un tank del suo battaglione. Il Cremlino: "L’obiettivo è il Donbass"

alessandro farruggia
Esteri
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Un’anziana cerca di mettersi al riparo nella città ucraina di Charkiv

I russi annunciano che "si concentreranno sull’obiettivo principale, il Donbass". Al trentesimo giorno le perdite tra le fila dell’esercito di Putin – umane e di armamento – sono sempre più pesanti: ci sono notizie di ribellione in singole unità, le offensive si sono quasi fermate, il numero di alti ufficiali russi morti (ieri in un bombardamento nella regione di Cherson sarebbe stato ucciso il settimo generale, Yacov Retzantsev, a guida della 49° armata), cresce. Il malumore e lo scoramento delle truppe russe in qualche caso avrebbe superato il livello di guardia. Con episodi anche clamorosi.

I soldati si ribellano

Ad esempio, secondo fonti ucraine – non c’è conferma indipendente – il colonnello Yuri Medvedev sarebbe stato deliberatamente investito da un carro armato russo il cui equipaggio rifiutava di tornare in prima linea, dopo che la sua 37° brigata motorizzata aveva avuto forti perdite, combattendo a nord-ovest di Kiev. L’ufficiale ha riportato lo schiacciamento di entrambe le gambe e sarebbe stato portato in Bielorussia per essere curato – del suo ricovero in barella c’è un video su You Tube – ma è poi deceduto. Altri 70 uomini si sarebbero rifiutati di combattere a Mariupol. Casi isolati, ma che, se confermati, sono spia di un morale basso se non vera e propria consapevolezza di combattere una guerra senza speranza.

Lo stato maggiore cambia obiettivo

A riprova del difficile momento dell’invasione, ieri lo stato maggiore russo ha annunciato che si concentrerà su quello che ora e solo ora chiama "l’obiettivo principale", la liberazione del Donbass, ovvero delle due autoproclamante repubbliche di Lugansk e Donetsk, dal 2014 solo parzialmente sotto controllo dai filorussi. È un bagno di umiltà per i russi. "Il potenziale di combattimento delle forze armate ucraine – ha dichiarato il vice capo di stato maggiore russo, il generale Sergey Rudskoy – è stato notevolmente ridotto, il che ci consente di concentrare i nostri sforzi principali sul raggiungimento dell’obiettivo principale: la liberazione del Donbass. Inizialmente, per prevenire la distruzione e ridurre al minimo le vittime tra i civili, non avevamo in programma di assaltare le città di Kiev, Charkiv, Chernihov, Sumy e Mykolayiv". In realtà uno degli obiettivi della prima ora sono state stata proprio Kiev e Charkiv, ma pazienza. Dato che non riesce a prenderle lo stato maggiore russo cambia strategia e punta sul Donbass. Attualmente secondo il ministero della Difesa russo i separatisti controllano il 93% della regione ucraina di Lugansk e il 54% della regione di Donetsk.

La guerra finirà il 9 maggio?

Secondo fonti dello Stato maggiore ucraino, citate dalla testata Ukrainskaya Pravda, "è in corso una campagna di propaganda tra il personale delle forze armate russe che cerca d’imporre l’idea che la guerra debba finire entro il 9 maggio 2022", la data nella quale in Russia si celebra la ’giornata della vittoria’ contro il nazismo. Allo stato pare però solo una speranza. Ieri per la prima volta si è fatto anche il nome dell’Italia per un ruolo post-bellico. In un’intervista con i media georgiani Andriy Yermak, capo di gabinetto del presidente Volodymyr Zelensky, ha detto infatti che il nostro Paese è considerato tra i Paesi garanti della sicurezza di Kiev, come alternativa al non ingresso nella Nato.

Truppe russe quasi ferme

I russi hanno continuato anche ieri l’offensiva su Izium – con l’obiettivo di prendere alle spalle Sievierodonetsk e Kramatorsk, due centri del Donbass controllati dall’esercito ucraino – dove le truppe di Kiev tengono la parte meridionale della città. Nel Sud, provincia di Zaporizhzhia, gli ucraini hanno conquistato il villaggio di Malynivka, mentre ad est di Mikolaiev hanno ripreso un paio di villaggi. Nella regione di Kiev i russi sono in difesa. A est hanno perso i villaggi di Lukyanivka e Lukashi, a nord ovest si difendono. I russi hanno invece quasi completato l’accerchiamento di Cernihov, nel nord, e mantengono quello sanguinoso di Mariupol. In attesa di rinforzi, non possono andare oltre.

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