Orbàn con Putin
Orbàn con Putin
Una doppia questione orientale – una interna, l’altra esterna – mette in tensione l’Unione europea. Ungheria e Russia, in modo diverso ma speculare, fanno emergere le frizioni che agitano i 27. Diciassette Paesi tra cui l’Italia, ma soprattutto la Germania, attaccano il premier magiaro Viktor Orbán "per la vergognosa legge anti Lgbt" appena approvata. Gli altri nove tacciono, mentre Orbán – dopo aver disertato Germania-Ungheria degli Europei simbolicamente assurta a resa dei conti arcobaleno – reagisce così: "La legge non è discriminatoria degli omosessuali, riguarda principalmente la tutela di genitori e figli". "L’Europa ha una storia antica di oppressione...

Una doppia questione orientale – una interna, l’altra esterna – mette in tensione l’Unione europea. Ungheria e Russia, in modo diverso ma speculare, fanno emergere le frizioni che agitano i 27. Diciassette Paesi tra cui l’Italia, ma soprattutto la Germania, attaccano il premier magiaro Viktor Orbán "per la vergognosa legge anti Lgbt" appena approvata. Gli altri nove tacciono, mentre Orbán – dopo aver disertato Germania-Ungheria degli Europei simbolicamente assurta a resa dei conti arcobaleno – reagisce così: "La legge non è discriminatoria degli omosessuali, riguarda principalmente la tutela di genitori e figli".

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"L’Europa ha una storia antica di oppressione dei diritti umani. Il trattato dell’Ue è stato sottoscritto anche dall’Ungheria", sottolinea il premier Draghi. "Ho invitato Orbán a riflettere", sintetizza il presidente del parlamento europeo David Sassoli, preoccupato dalla divaricazione in atto. "Accettare di essere gay è stata la cosa più difficile della mia vita", racconta il premier lussemburghese Xavier Bettel.

Dopo questa legge, "per gli ungheresi non c’è più posto nell’Ue", alza il tiro il premier olandese Mark Rutte. "O la abrogano o devono andarsene". Parole gravi che agitano il leghista Matteo Salvini, già preso in contropiede dall’ok di Mario Draghi al comunicato di condanna dell’Ungheria (nelle ore della nota a verbale vaticana sul ddl Zan): "Io ritengo che ogni Stato sia libero. Non capisco le intromissioni", scandisce il Capitano, unico leader solidale con Orbán: forse un riflesso del blitz a Bruxelles di Giorgia Meloni a caccia di consensi nell’area della destra sovranista. Orbán tira dritto. Anche se rischia una procedura di infrazione "per violazione della Carta dei diritti fondamentali", sa che le regole Ue lo grazieranno.

Tuttavia il caso Ungheria quasi si ridimensiona rispetto alla clamorosa divisione dei 27 sul rapporto con la Russia. Francia e Germania, colpite dal dialogo russo-americano riavviato dal summit Biden-Putin, rivendicano un cambio di rotta. Vogliono un reset completo delle relazioni con Mosca. E così anche l’Italia. Per la cancelliera tedesca Angela Merkel, la Ue deve ristabilire un "contatto diretto" con la Russia, "perché il modo migliore per risolvere il conflitto è parlare" creando contemporaneamente "meccanismi" per rispondere "congiuntamente" a "provocazioni" e "attacchi ibridi". Per il presidente francese Emmanuel Macron, quello con Putin "è un dialogo necessario per la stabilità". "Un dialogo impegnativo – spiega – perché non rinunciamo a nulla dei nostri valori o interessi", ma "non possiamo rimanere in una logica meramente reattiva", cioè di sole denunce o sanzioni.

Scandalizzata la reazione dei paesi baltici ex sovietici, da anni sulle barricate – al pari dell’Ucraina – dopo lo choc dell’annessione della Crimea a Mosca e del conflitto mai risolto nell’area ucraina russofona del Donbass. "Prima questi problemi devono essere affrontati, poi possiamo parlare con la Russia", chiarisce il premier lettone Krisjanis Karins. Ma l’attivismo di Berlino e Parigi, finalizzato a un summit con il leader russo, non scalda neppure i più fedeli alleati: "Non mi importa se i due presidenti incontreranno Putin, io non parteciperò", anticipa l’olandese Rutte. Ieri notte il confronto tra i premier. Il Consiglio europeo ha tempo fino a oggi per trovare una sintesi.