22 feb 2022

In Ucraina è già guerra? Le tre opzioni di Putin e le ricadute sull'Italia

Gli scenari della crisi con la Russia. Le sanzioni - che fanno male anche a chi le infligge - saranno commisurate agli sviluppi e progressive

alessandro farruggia
Esteri

Roma, 22 febbraio 2022 - Ecco il vocabolario della crisi in Ucraina (qui le ultime notizie), dove nonostante l'ingresso di truppe di Mosca nel Donbass non è ancora guerra aperta con la Russia, di seguito spieghiamo il perché. Tre le opzioni sul tavolo di Vladimir Putin, la più improbabile è quella di un attacco esteso e devastante. 

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Sommario 

Confini

La Russia ha precisato che il riconoscimento delle repubbliche del Donbass è "nei suoi confini attuali", quindi non contempla la riconquista della parte del territorio dei due oblast (province) che è ancora sotto il controllo di Kiev.  La dizione usata è: "All'interno degli attuali confini entro i quali la loro leadership esercita i suoi poteri". Sembra una formulazione che implica un mantenimento della linea di contatto attuale. Ma ovviamente è una situazione in evoluzione, che può essere cambiata con un gesto di Putin.

Guerra

Allo stato non è (ancora) guerra aperta tra Ucraina e Russia. O meglio è guerra come lo era prima, in un Donbass che combatte dal 2014, dopo l'insurrezione filorussa, con un conto di 13 mila vittime e 25 mila feriti. Le truppe russe sono entrate la scorsa notte nelle due repubbliche indipendenti del Donbass, appena riconosciute dalla Russia ma ancora non sono entrate in azione.

Non siamo in guerra con la Russia ha detto il presidente ucraino Zelensky. Non abbiamo ambizioni imperiali ha replicato Putin. Parole, per quel che contano, ma nessuno soffia sul fuoco, oggi. Domani, si vedrà. Di certo l'opzione attuale ha il non indifferente vantaggio per la Russia di non dover sparare un colpo per sistemarsi all'interno del territorio ucraino, come già fece nel 2014 in Crimea. Una scelta strategicamente intelligente e dal basso costo militare che rende più complessa una dura replica dell'occidente.

Italia 

Il premier Draghi ha condannato con nettezza le mosse di Putin, ma sul fronte delle sanzioni ha chiesto all'Europa di non effettuare sanzioni sul gas. "Non abbiamo nucleare e gas - ha spiegato il presidente del Consiglio - ma abbiamo il gas, che importiamo largamente dalla Russia. E quindi siamo i più esposti". In subordine, se la guerra sarà totale e serviranno sanzioni durissime che comprendano il blocco dell'import di gas, l'Italia ha chiesto all'Europa di prevedere un meccanismo di compensazione per i paesi più esposti all'import del gas russo come l'Italia e alcuni paesi dell'Europa dell'Est. 

Sanzioni

Come reagirà dipende dalle mosse di Putin. Dopo le sanzioni al Donbass decise dall'America, l'Ue e gli Usa vareranno tra oggi e domani un pacchetto di sanzioni (import, mercati dei capitali, beni di persone coinvolte nella guerra, banche, materiali dual use, materiali strategici) contro la Russia per il riconoscimento del Donbass e l'invio di sue truppe nelle repubbliche ribelli. Improbabili, a meno di guerra aperta che coinvolga un attacco a Kiev o Odessa, sanzioni sul gas e il petrolio, quasi certo il "no" all'entrata in funzione del gasdotto NordStream 2. Le sanzioni - che fanno male anche a chi le infligge - saranno commisurate agli sviluppi e progressive.

Cosa succede 

Secondo analisti occidentali, il Cremlino ha tre opzioni.

Ipotesi minimale: posizionare almeno cinque-sei gruppi d'attacco nel Donbass e garantire ai separatisti il mantenimento delle posizioni attuali. Nel caso di attacchi d'artiglieria da parte delle forze ucraine, la risposta sarebbe uguale e contraria.  La chiameremo ipotesi status quo.

Ipotesi mediana: offensiva a ovest verso il porto di Mariupol e Andriivka, a nord ovest verso Kramotorsk e Sloviansk a nord verso Starobilsk e  Marivka. Sostanzialmente con l'obiettivo di controllare gli inter oblast di Donesk e Lugansk. Un tentativo di questo genere provocherebbe una dura risposta da parte dell'esercito ucraino, che ha schierato oltre100 mila uomini sulla  linea di confine con il Donbass. Servirebbe l'intera forza mobilitata dalla Russia per prevalere, dopo almeno una settimana-dieci giorni di attacchi aerei e d'artiglieria. In altre parole, guerra aperta, con migliaia di morti.

Ipotesi massima. Attacco su quattro direttrici. Da Nord, via Bielorussia, verso Chernobyl e Kiev per cercare di mandare colonne corazzate verso la capitale e comunque per impegnare una parte importante delle forze ucraine nella difesa della capitale. Da nord est su verso la grande città di Kharkiv (1.4 milioni di abitanti) e la sua provincia. Da sud est verso Mariupol, e poi, quarto fronte, attacco all'oblast (la provincia) di Odessa, con sbarco di marines russi e lancio di paracadutisti, con l'obiettivo di prendere l'intero oblast (grande come il Belgio) connettendolo con la repubblica di Transnistria/Pridnestrovie (parte della Moldavia ma autoproclamatasi autonoma) dove si trovano ancora 1.500-2.000 uomini dell'esercito russo, eredi delle forze sovietiche che presidiavano l'area e mai ritirate, che verrebbero rafforzate, soppresse le difese aeree, con truppe aviotrasportate. Sarebbe conflitto esteso e devastante. Allo stato è l'ipotesi più improbabile

Attivista Femen protesta davanti alla stazione di Kiev (Ansa)
Attivista Femen protesta davanti alla stazione di Kiev (Ansa)

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