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6 feb 2015

Ucraina, Merkel e Hollande da Putin: negoziato per la pace. Verso documento congiunto

Il presidente francese e la cancelliera tedesca, reduci dall'incontro con Poroshenko, hanno presentato al leader russo un piano per una veloce de-escalation

6 feb 2015
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epa04606261 Russian President Vladimir Putin (C), German Chancellor Angela Merkel (L) and French President Francois Hollande (R) talk during their meeting at the Moscow Kremlin, Russia, 06 February 2015. German Chancellor Angela Merkel and French President Francois Hollande arrived in Moscow on 06 February to discuss with President Vladimir Putin a last minute peace initiative for Ukraine. EPA/SERGEI ILNITSKY
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epa04606261 Russian President Vladimir Putin (C), German Chancellor Angela Merkel (L) and French President Francois Hollande (R) talk during their meeting at the Moscow Kremlin, Russia, 06 February 2015. German Chancellor Angela Merkel and French President Francois Hollande arrived in Moscow on 06 February to discuss with President Vladimir Putin a last minute peace initiative for Ukraine. EPA/SERGEI ILNITSKY

Roma, 6 febbraio 2015 - Vertice a tre al Cremlino tra la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Francois Hollande e il presidente russo Vladimir Putin per cercare di trovare una soluzione pacifica al conflitto nel sud-est ucraino. I leader tedesco e russo hanno lasciato il Cremlino dopo quasi cinque ore di negoziati, in cui hanno presentato a Putin un piano per una veloce de-escalation. Putin, Merkel e Hollande si risentiranno domenica al telefono per tirare le somme. Secondo quanto riferito dal Cremlino si sta preparando un documento per attuare gli accordi di Minsk. I negoziati di stasera sono stati definiti dal Cremlino "concreti e costruttivi". 

MODERATA SPERANZA - Merkel e Hollande sono arrivati a Mosca da Kiev, dopo aver presentato la loro iniziativa al presidente ucraino, Petro PoroshenkoAl termine, dopo varie ore di colloquio, la presidenza ucraina ha fatto sapere che l'iniziativa franco-tedesca permette di "sperare in un cessate il fuoco". Anche se non è trapelato il contenuto del piano, fonti vicine alla presidenza a Kiev hanno indicato che l'obiettivo della proposta è "congelare il conflitto" come in Transnistria, la regione separatista moldava, con il dispiego di forze di pacificazione. Caschi blu dell'Onu? L'ipotesi non dispiacerebbe alla Russia e neppure ai separatisti del Donbass. In ogni caso le autorità ucraine hanno insistito che non accetteranno nessuna formula che metta a rischio l'integrità territoriale e la sovranità del Paese.

'GRANDE RISCHIO' - Mosca dal canto suo si proclama fortemente irritata dalla decisione della Nato di rafforzare la sua presenza a Est. Secondo l'inviato della Federazione russa presso l'Alleanza, Alexander Grushko, questa opzione "cambia in modo serio" la situazione politico-militare ai confini della Russia e rappresenta un "grande rischio" per Mosca, che "ne terrà conto" nella sua pianificazione militare "al fine di garantire i propri legittimi interessi". Ieri Putin ha firmato il decreto di mobilitazione dei riservisti.

'CHIARA PRESSIONE' - "L'apertura di un ulteriore potenziale militare lungo le nostre frontiere non è altro che un tentativo di esercitare pressioni sulla Russia, ma questo è inutile", ha aggiunto Grushko, citato dall'agenzia Ria Novosti. Il diplomatico - secondo il quale Mosca è in attesa di proposte dall'Alleanza "per il ripristino della fiducia reciproca" - ha avvertito che "in ogni caso, la risposta della Russia sarà adeguata". 

ILLAZIONE DI PARTE - Putin nutre delle ambizioni che vanno al di là dell'Ucraina e potrebbe attaccare uno Stato baltico per testare la reazione della Nato e la solidarietà dell'Occidente: lo ha affermato l'ex Segretario generale dell'Alleanza, Anders Fogh Rasmussen, intervistato dal quotidiano britannico The Daily Telegraph. Una dichiarazione di parte - e molto atlantica - che certamente non agevola la missione franco-tedesca.

COLLOQUI USA-RUSSIA - Per non spezzare il filo della trattativa - e caso mai riannodarlo - I capi delle diplomazie di Usa e Russia, John Kerry e Sergei Lavrov, si incontreranno domani a Monaco di Baviera a margine della Conferenza internazionale sulla sicurezza. Lo riferisce una fonte diplomatica all'agenzia Tass.

CORRIDOIO UMANITARIO - Intanto stamattina è stato aperto un corridoio umanitario per l'evacuazione dei civili a Debaltseve, la città nell'est dell'Ucraina attorno alla quale da due settimane sono in corso intensi combattimenti. Dalla città è già uscita una colonna di autobus con i civili, ha reso noto Eduard Basurin, rappresentante del comando delle milizie di Donetsk.

OPZIONE DI FUGA - Secondo i separatisti filorussi, che hanno firmato con Kiev l'accordo per allontanare gli abitanti, gli evacuati potranno decidere se dirigersi verso la zona ribelle o nella città di Artemivsk, controllata dalle autorità ucraine. Debaltseve è uno strategico nodo di comunicazioni che si trova a metà strada tra Donetsk e Lugansk, entrambe città in mano alle milizie filorusse. Migliaia di persone hanno già abbandonato la città, dove ormai non c'è più luce né acqua, e l'evacuazione dei civili - sollecitata con forza da Ue e Onu - era stata sin qui impossibile per via degli incessanti combattimenti.

BILANCIO DI GIORNATA - La situazione migliora ma scontri a fuoco tra le due linee sono comunque all'ordine del giorno. Solo nelle ultime 24 ore si sono registrate almeno 63 vittime. I separatisti riferiscono di due civili uccisi a Donetsk dai bombardamenti di artiglieria e di altri nove feriti. Kiev ribatte che un suo militare è deceduto e altri 25 sono rimasti feriti, mentre sono stati uccisi 60 separatisti. Intanto in serata si è conclusa l'evacuazione della popolazione civile dalla zona di Debaltseve. Più di 2.800 civili, tra cui circa 700 bambini e 60 disabili, sono stati evacuati con oltre 20 bus da Debaltsevo, Avdiivka e Svitlodar, secondo l'alto commissario per i rifugiati dell'Onu. Chi ha deciso di lasciare la propria casa è stato trasferito più a nord di Donetsk, in località controllate da Kiev, come Sloviansk, Sviatogorsk, Kramatorsk e Grodovka, ma anche nella vicina regione di Kharviv. A Debaltsevo, strategico nodo ferroviario tra Donetsk e Lugansk, c'erano 25 mila abitanti ma la maggior parte era già fuggita. Solo 7000 erano rimasti.

 

 

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