La pornostar Saki Sudo, 25 anni, accusata di aver ucciso un magnate giapponese
La pornostar Saki Sudo, 25 anni, accusata di aver ucciso un magnate giapponese
Avvisato da tutti: non ti sposare con quella, come minimo punta ai tuoi soldi. È finita peggio. Saki Sudo, 25 anni, pornostar giapponese, oggi è accusata di aver avvelenato, il 24 maggio 2018, il 77enne Kosuke Nozaki – straricco e arrapato marito che l’aveva condotta all’altare solo quattro mesi prima: lei, dicono, con la calcolatrice negli occhi; lui inamidato e un po’ buffo ma felice della conquista. Dopo neppure 150 giorni, funerea interruzione del matrimonio. Non della storia transgenerazionale, che anzi, proprio in questi giorni, a tre anni esatti dal decesso, rovescia sui media dettagli investigativi e prurigini seriali. Altro che morte per cause naturali, come...

Avvisato da tutti: non ti sposare con quella, come minimo punta ai tuoi soldi. È finita peggio. Saki Sudo, 25 anni, pornostar giapponese, oggi è accusata di aver avvelenato, il 24 maggio 2018, il 77enne Kosuke Nozaki – straricco e arrapato marito che l’aveva condotta all’altare solo quattro mesi prima: lei, dicono, con la calcolatrice negli occhi; lui inamidato e un po’ buffo ma felice della conquista. Dopo neppure 150 giorni, funerea interruzione del matrimonio. Non della storia transgenerazionale, che anzi, proprio in questi giorni, a tre anni esatti dal decesso, rovescia sui media dettagli investigativi e prurigini seriali. Altro che morte per cause naturali, come era parso ai primi soccorritori ignari del contesto.

L’indagata brutta fine del Don Giovanni di Wakayama (il soprannome che si era dato il self made man di Kishu arricchitosi con investimenti nell’immobiliare, nell’agricoltura e nei prestiti), arriva infatti dopo dichiarazioni martellanti che, rilette ora, fanno persino sorridere. "Mi dispiace per il 99% delle persone che desiderano che questo matrimonio vada in pezzi, ma ho la certezza che sarò felice". Altro punto d’onore autobiografico: "Non ho bisogno del Viagra. Faccio sesso tre volte al giorno". Un chiodo fisso. "Ho avuto 4mila donne. So che così tanto sesso può causare la mia morte, ma se morirò facendo sesso e andrò in paradiso, mi va bene". Una carriera senza dubbi: "Il motivo per cui guadagno è uscire con donne attraenti". Però, a suo modo, anche un impenitente cucciolone. "Ti piacerebbe essere la mia ultima donna?", avrebbe detto a Sudo, formulando la proposta di matrimonio. Accontentato su tutta la linea.

Non ci sono notizie esatte su dove riposi oggi l’anima del defunto. Di sicuro la sua intraprendente ex consorte è alle prese con un documentato quadro indiziario e con l’immagine di killer spietata quanto svalvolata: la testimonial inconsapevole di una generazione che mescola la realtà con le sue proiezioni social lasciando impronte compulsive ovunque. Ad esempio, non lacrime ma videogiochi durante la cerimonia funebre. Del resto perché fingere? Secondo gli inquirenti, Sudo – ora agli arresti – avrebbe ampiamente premeditato l’omicidio. Un piano molto spiccio quanto efficace: imbottire il coniuge di alcol, stimolanti e veleni (vedi esiti di autopsia e tracce sul pavimento).

Ulteriore indizio da far rabbrividire gli animalisti: lo stesso giorno in cui il 77enne Kozuki bussava ai celesti consessi, il cane di famiglia moriva non per dispiacere, ma più probabilmente – secondo fonti di polizia – per aver testato la pozione di fine matrimonio. A rinforzare l’ipotesi di avvelenamento, altri tre elementi: le ricerche web fatte dalla pornostar a tema alcol, stimolanti, veleni; le telefonate a uno spacciatore; la presenza dell’indiziata e del pusher almeno una volta nello stesso luogo. Assai sospetta agli inquirenti appare anche la velocità dell’erede nell’assumere cariche nell’impero di famiglia autonominandosi direttore con 1,5 milioni di dollari di stipendio e un bonifico di benvenuto da 322mila (operazioni contestate da revisori e azionisti). Omicidio risolto, allora? Quando mai. Secondo i media, se Sudo non confessa, un giudice particolarmente garantista potrebbe persino assolverla. Verdetto pornografico – nel caso – ma in Giappone non da escludere. Con inevitabili risate di chi aveva messo in guardia l’arzillo re delle triplette.