Tumore al seno, no alla chemio in 70% delle operate (Genomic Health)

Chicago, 3 giugno 2018 - La chemioterapia può essere evitata nel 70% dei casi di tumore del seno iniziale, con un test basato su 21 geni. Lo indica lo studio americano Tailorx, condotto su 10.273 donne con la forma più comune della malattia, ossia con recettori ormonali postivi e Her2-negativo. Presentato al meeting annuale dell'American Society of Clinical Oncology (Asco 2018) a Chicago, il risultato, dicono i ricercatori, "avrà un impatto immediato, risparmiando a migliaia di donne gli effetti collaterali della chemio".

Su questa base, in Italia potrebbero evitare la chemio circa tremila donne ogni anno. Lo studio, il più grande mai condotto sulle terapie per il cancro al seno, dimostra che questo gruppo di pazienti non ha bisogno della chemio dopo l'intervento chirurgico: non è stato infatti rilevato alcun miglioramento in termini di sopravvivenza libera dalla malattia quando la chemio era aggiunta all'ormonoterapia. il test misura, con un punteggio da 1 a 100 sulla base dell'espressione di 21 geni, il rischio di recidiva a 10 anni e individua quali pazienti possono trarre beneficio dalla chemio. È effettuato con una biopsia su un campione di tessuto: le donne con punteggio basso (0-10) dovrebbero ricevere solo ormonoterapia e quelle con punteggio alto (26-100) ormonoterapia più chemio.

Prima del test, ha affermato il responsabile dello studio Joseph Sparano, dell'Albert Einstein College of Medicine di New York, "c'era incertezza su quale fosse la giusta terapia per le donne con punteggio intermedio 11-25. Ora lo studio dà una risposta definitiva: la chemio può essere evitata nel 70% delle pazienti con cancro iniziale, limitandola a quel 30% per il quale porterà beneficio. Infatti, in un periodo di follow-up dello studio di 7,5 anni, si è evidenziato che la sola ormonoterapia non era meno efficace della chemio più ormonoterapia, nelle pazienti con punteggio 11-25, in termini di sopravvivenza e ricomparsa della malattia".

 

Secondo gli autori della ricerca la chemio può essere evitata nelle pazienti over-50 con punteggio 0-25 e nelle pazienti con meno di 50 anni e punteggio 0-15. Dopo questo studio, ha commentato all'Asco lo specialista Harold Burstein, "migliaia di donne potranno fare a meno della chemioterapia, con tutti i suoi effetti collaterali, pur continuando a raggiungere eccellenti risultati sul lungo periodo".

Questo test sui geni, che permette di individuare le donne con cancro al seno iniziale che non avranno bisogno della chemioterapia avrà un "grande impatto su un grandissimo numero di persone, e sarà un fatto molto positivo". Ad affermarlo è stato il presidente degli oncologi americani, alla guida della American Society of clinical oncology (Asco), Bruce Johnson, che sottolinea come la "nuova era dell'oncologia sia all'insegna sella personalizzazione delle cure e degli approcci". "Il significato dello studio è tale - sottolinea - che abbiamo deciso di presentarlo in sessione plenaria al congresso Asco, dove vengono portati solo quegli studi che si stima possano avere il massimo potenziale per influire sulla cura e terapia del paziente. Le donne con cancro al seno iniziale, che rientrano nella tipologia stabilita dal test, ora sanno che non avranno bisogno della chemioterapia".

I  vantaggi non trascurabili - afferma il presidente degli oncologi Usa - saranno anche economici, dal momento che evitare la chemioterapia su grandissimi numeri comporterà ovviamente un risparmio per i sistemi. Solo negli Stati Uniti, infatti, rileva, "saranno oltre 50mila l'anno le pazienti con cancro al seno che si stima potranno evitare la chemio sulla base del test". Si tratta, afferma, di un test "che in Usa è già parzialmente in uso e per le pazienti per le quali è ritenuto necessario richiederlo, il test è gratuito".

Ma questa novità rappresenta solo l'ultima delle metodiche che confermano la direzione verso la quale la ricerca oncologica sta andando a livello mondiale: "Oggi come oggi - chiarisce Johnson - sta scomparendo l'idea di un trattamento uguale per tutti e si rafforza sempre di più l'approccio della Medicina di precisione, cui è dedicato il congresso Asco di quest'anno". Ad esempio, sottolinea, "oggi il 45% dei pazienti con tumore al polmone ha una terapia che spesso differisce dalla chemio, e i due terzi di questi pazienti risultano positivi a biomarcatori predittivi che ci dicono che risponderanno bene all'immunoterapia e a quale tipo di immunoterapia per singolo paziente". Insomma, conclude Jhonson, la chiave per il futuro della ricerca e della cura in oncologia sta in una parola, che è, appunto, personalizzazione.