Angela Merkel e Barack Obama (Afp)
Angela Merkel e Barack Obama (Afp)

Berlino, 16 novembre 2016  - Un accordo che fa discutere. Il Ttip, intesa per il libero scambio è stato il piatto principale dell'incontro di oggi a Berlino tra Barack Obama e Angela Merkel. In conferenza stampa, la Cancelliera, assieme al presidente Usa, in visita in Germania, hanno parlato dell'accordo, in bilico dall'avvento di Donald Trump. La Merkel ha rivendicato che l'accordo non può essere concluso al momento. "Mi sono sempre sempre spesa molto per la conclusione di un accordo di libero scambio con gli Usa siamo andati avanti nei negoziati ma adesso non possono essere conclusi", con chiaro riferimento all'elezione del tycoon. 

Allo stesso tempo la Cancelliera è convinta che si tornerà "ai negoziati a un certo punto", essendo la globalizzazione un processo ineludibile. Anche Obama ha assicurato che la globalizzazione è un processo irreversibile.  

Nazionalismo economico e fine delle politiche di libero scambio. E' questo il nuovo protezionismo promesso da Donald Trump, e da lui proclamato più volte nel corso della sua campagna elettorale. Una possibilità che agita i mercati mondiali: in ballo ci sono il Ttip (Transatlantic trade and investment partnership) con l'Europa, che rischia lo stallo a tempo indeterminato, così come il Nafta (North american free trade agreement), minacciato dalla proposta di penalizzare le compagnie Usa che delocalizzano in Messico, e anche la minaccia di ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal Wto (World trade organization). 

COS'E' IL TTIP - Ma cos'è il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (in inglese Transatlantic Trade and Investment Partnership, o Ttip). In breve è un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziato dal 2013 tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America. 

Inizialmente definito Zona di libero scambio transatlantica (TransAtlantic Free Trade Area, Tafta), ha l'obiettivo di integrare i due mercati, riducendo i dazi doganali e rimuovendo in una vasta gamma di settori le barriere non tariffarie, ossia le differenze in regolamenti tecnici, norme e procedure di omologazione, standard applicati ai prodotti, regole sanitarie e fitosanitarie. Abbattendo gli ostacoli che ora si pongono tra Usa e Ue per la libera circolazione delle merci, facilitando così il flusso degli investimenti e l'accesso ai rispettivi mercati dei servizi e degli appalti pubblici.

La speranza è quella di creare la più grande area di libero scambio esistente, poiché Ue e Usa rappresentano circa la metà del Pil mondiale e un terzo del commercio globale. E potrebbe essere esteso ad altri paesi con cui le due controparti hanno già in vigore accordi di libero scambio, ma ora a rischio sempre per Trump, come quello tra i paesi membri della North American Free Trade Agreement (Nafta).

Chi è a favore sostiene che l'accordo porterà crescita economica per i paesi partecipanti, mentre i critici sostengono che questo aumenterà il potere delle multinazionali e renderà più difficile ai governi il controllo dei mercati per massimizzare il benessere collettivo. Più o meno il quadro negativo prospettato da Trump nella sua campagna elettorale contro la Clinton, e che ha incontrato i favori dalle ex classe media, sempre più in crisi e senza lavoro.

C'è anche uno studio della Tufts University del Massachusetts che mette addirittura in discussione gli impatti positivi del trattato, evidenziando l'effetto di disarticolazione del mercato interno europeo, di depressione della domanda interna e della conseguente diminuzione del PIL europeo. 

Molti invece ritengono che Il Ttip dovrebbe "liberalizzare un terzo del commercio globale" e gli ideatori sostengono che creerebbe milioni di nuovi e stipendiati posti di lavoro.

Per la Commissione Europea l'accordo potrebbe far crescere l'economia europea di 120 miliardi di euro, quella statunitense di circa 90 miliardi e quella mondiale di circa 100 miliardi di euro. Le trattative sono cominciate nel luglio 2013. A maggio 2016, tale accordo non è ancora stato approvato e, con Trump presidente Usa potrebbe non esserlo mai.