Putin e Trump, passaggio di testimone del pallone dei mondiali (Ansa)
Putin e Trump, passaggio di testimone del pallone dei mondiali (Ansa)

Helsinki, 17 luglio 2018 - Il figlio di papà di New York che finge di essere un cafone, il ragazzo povero di Leningrado che nasconde i suoi miliardi, Donald e Vladimir sono più simili di quanto si creda. E loro fingono di non saperlo. Per questo riescono ad affrontarsi a muso duro, come campioni di lotta libera, quella molto particolare, più spettacolo che sport. 

Trump-Putin, vertice a Helsinki. "Nessuna interferenza russa in voto Usa"

Trump lancia la palla a Melania, che la tiene sulle ginocchia (Ansa)

Il catch as catch can, cioè colpisci come ti pare, dove ogni mossa è permessa, sopra e sotto la cintura, perché i due avversari sono grandi professionisti, sanno entusiasmare il pubblico, senza mai rischiare di farsi male.
Basta guardarli a Helsinki, primo e dopo il colloquio, scambio di smorfie e di sguardi, parli tu o parli io, ma noi vai tu per primo, come due compagnoni che si scambiano pacche sulle spalle dopo l’ultimo set, sudati e felici. Vladimir gli offre il pallone di calcio, e Donald lo accarezza. Il linguaggio dei corpi è più eloquente delle parole.

Il fisico conta anche per il presidente e l’ultimo Zar, in apparenza non ci sarebbe partita tra i due, un metro e 90 per Trump, venti in meno per il russo, che forse si regala qualche centimetro irritato per il soprannome di «Liliputin». In fondo, il piccolo padre Lenin arrivava al metro e 60. Ma sul loro particolare ring vasto come il mondo, valgono altre doti. 

Non ho mai spiato gli Usa, assicura l’uno. Il Russiagate? una gran balla, conferma l’altro. Come avete fatto a crederci? Ce l’abbiamo fatta anche questa volta. Sono riusciti nella difficile arte di non vincere. Annientare l’avversario nei rapporti internazionali è l’unico vero rischio. 

Vladimir, 67 anni, di mestiere spia, è un audace giocatore di scacchi. Il palazzinaro Donald, 73, un brutale pokerista. Sembra che bluffino, e si trattiene il fiato in attesa della catastrofe. In realtà sanno sempre fermarsi in tempo, mentre minacciano di far saltare il tavolo, e buttare scacchiera e carte in faccia all’avversario.

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La tattica di Trump dovrebbe essere evidente, abbaia e poi non azzanna. Il grande capo del Cremlino si spinge fin dove sa di poter osare: Obama lo sfida in Ucraina, e lui si prende la Crimea. Riprenditela, se osi. Le sanzioni aumentano il favore dello Zar tra i russi: le prendono per il dispetto di un cattivo perdente. 

Figlio di due operai, Putin da piccolo dormiva in un appartamento di venti metri quadrati, bagno e cucina in comune con i vicini. Studia, e realizza un piccolo sogno nell’Urss della Guerra Fredda: entrare nel Kgb. La storia gli gioca un brutto scherzo: si trova a Dresda quando cade il Muro. E sembra che il mondo crolli. Evita la ribalta, lascia il potere a Gorbociov e a Eltsin. Quando giunge il momento, conquista il Cremlino e non trasloca più. Scacco matto.

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Ufficialmente, lavora per 142mila euro all’anno, possiede un appartamento di 70 metri quadrati, e due auto, due catorci degli Anni Sessanta.
I maligni insinuano che il suo patrimonio ammonti a 40 miliardi di dollari. Il piccoletto di Leningrado è ricco quanto Trump, proprietario di grattacieli e casinò.

Il nonno del miliardario Donald, era un bavarese che emigrò per fame negli States. La fortuna di famiglia, sembra, cominciò, nei saloon e nei bordelli del Klondike, tra i cercatori d’oro. Le radici non si dimenticano. 

La coppia che si divide un mondo sempre meno controllabile sa che basta esagerare per sprofondare un incubo. Si alza la voce, per stupire tutti dopo con una stretta di mano.