Washington, 13 marzo 2018 -  Donald Trump silura altri tre componenti della sua squadra, che si aggiungono alla lunga serie di licenziamenti accumulata dal presidente degli Stati Uniti dall'inizio della sua amministrazione. Si tratta del segretario di Stato Rex Tillerson, del sottosegretario Steve Goldstein e di un suo assistente personale, John McEntee.

La prima testa a cadere, e quella che fa più scalpore, è di Rex Tillerson. Nel suo ultimo tweet, il presidente ha annunciato che Tillerson lascerà la guida della diplomazia americana per lasciare il posto all'attuale capo della Cia, Mike Pompeo, a sua volta sostituito da Gina Haspel, prima donna a ricoprire il ruolo di leader dell'intelligence Usa.

La decisione di silurare l'ex dirigente della Exxon Mobile in favore di un 'falco' come l'italoamericano Pompeo arriva dopo la recente cacciata del consigliere economico anti dazi, Gary Cohn e fa eco ai licenziamenti del responsabile per la sicurezza nazionale Michael Flynn, del consigliere Steve Bannon e del responsabile della comunicazione Antony Scaramucci (quest'ultimo rimasto in carica solo 10 giorni).

Secondo quanto riportato dal Washington Post, Trump avrebbe chiesto a Tillerson di farsi da parte già venerdì e questa mattina ha informato i giornalisti di aver "deciso da solo" in merito al licenziamento. Negli ultimi mesi, il tycoon si è spesso trovato in disaccordo con il suo segretario di Stato, come nel caso degli accordi sul nucleare iraniano, o nel famoso episodio in cui Tillerson diede al presidente del 'moron' (idiota). Trump ha detto di trovarsi sulla stessa lunghezza d'onda con Pompeo, ritenendo il cambio "importante, ora che sono in corso i preparativi per l'incontro con il leader della Corea del Nord Kim Jong-un e le trattative per le modifiche del Nafta", l'accordo di libero scambio fra Stati Uniti, Canada e Messico.

IL SALUTO DI TILLERSON - Rex Tillerson ha annunciato una transazione 'morbida' con il successore Mike Pompeo e ha detto che il suo ultimo giorno di lavoro sarà il 31 marzo. L'ormai ex Segretario di Stato Usa ha poi reso noto di aver ricevuto dopo il suo licenziamento una telefonata dal Donald Trump a bordo dell'Air Force One, mentre volava in California. 
Nel suo discorso non è entrato nel merito delle frizioni con il presidente americano, ma si è limitato ad affrontare i temi internazionali con cui ha avuto a che fare durante il suo mandato. "Sono fiero di aver servito il mio Paese", ha detto  Tillerson citando i progressi registrati in Corea del Nord, in Afghanistan e in Siria, dove "resta molto da fare". In merito alla Russia, Tillerson ha avvertito: rischia un "maggior isolamento".

Nel suo discorso il ministro degli Esteri uscente ha ringraziato il popolo americano, i dipendenti del Dipartimento di Stato e la rete dei diplomatici nel suo discorso di addio. L'unica persona che non ha ringraziato è stato il presidente americano Donald Trump

SALTA ANCHE IL VICE - Subito dopo la cacciata di Tillerson è stato licenziato anche il suo braccio destro, Steve Goldstein, 'colpevole' di aver fatto commenti pubblici sul 'licenziamento' del suo capo. "È stato l'onore di una vita e sono grato al presidente e al segretario per questa opportunità. Non vedo l'ora di riposare", ha dichiarato ironicamente Goldstein. 
Poco dopo il tweet di Trump ce annunciava di aver fatto fuori Tillerson, Goldstein aveva scritto una serie di tweet, affermando che Tillerson non aveva parlato con Trump prima che questi lo rimuovesse dall'incarico di segretario di Stato e che non gli era stata fornita una motivazione per la decisione. Il segretario di Stato "non ha parlato con il presidente stamattina ed è ignaro del motivo, ma è grato dell'opportunità di prestare servizio e crede ancora in modo forte che il servizio pubblico sia una chiamata nobile e non bisogna pentirsene", aveva scritto Goldstein. "Porgiamo gli auguri al segretario-designato Pompeo", aveva aggiunto.

Quanto al terzo silurato, l'assistente personale del presidente John McEntee, Trump non si è preso neppure la briga di spiegare la sua decisione se non per  "una non specificata questione di sicurezza", secondo le fonti del Wall Street Journal. 

GINA HASPEL, PRIMA DONNA CAPO DELLA CIA - Fino ad oggi vice di Pompeo, la decisione di nominare a capo della Cia Gina Haspel, 61 anni di cui 30 passati nell'antiterrorismo, promette di far discutere. Il motivo è che il passato della donna è legato a diversi episodi di tortura risalenti al 2002, quando era a capo del primo centro di detenzione all'estero della Cia in Thailandia. Qui, secondo il New York Times, Haspel avrebbe supervisionato diverse sessioni di interrogatorio in cui sospetti terroristi erano stati torturati e le cui registrazioni sono state distrutte su suo ordine. Fatti questi, per cui lo European Center for Constitutional and Human Rights chiese a un tribunale in Germania di spiccare un mandato d'arresto nei suoi confronti. La decisione di Trump di nominarla capo dell'agenzia di intelligence sembra essere un messaggio chiaro di rottura con le politiche anti-tortura della presidenza Obama, che aveva fatto della chiusura della famigerata prigione di Guantanamo una delle sue bandiere. Ora la sua nomina dovrà essere approvata dal Senato.