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6 mar 2022

Leopoli, tra i disperati nella chiesa-rifugio. "Mamma, perché i russi ci sparano?"

Il reportage. Padre Grygoriy accoglie nella sua parrocchia le famiglie sfollate dalle città sotto attacco. Ecco le loro storie

6 mar 2022
salvatore garzillo
Esteri
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Una ragazza stringe il cane nel centro di distribuzione dei rifugiati ucraini a Korczowa
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Una ragazza stringe il cane nel centro di distribuzione dei rifugiati ucraini a Korczowa

La guerra è iniziata da 10 giorni. Sulla linea della storia è un tempo che non conta niente, nella linea della vita degli ucraini equivale a un secolo. "Siamo stanchi, i negoziati sono sospesi e riprenderanno dopo il weekend, come fossero un appuntamento dalla parrucchiera". Nadja una volta aveva due bellissimi occhi azzurri, ora ha solo occhiaie nere. "Non posso neppure piangere, non me lo posso permettere", e indica con lo sguardo i suoi due bambini distesi sul letto. La più piccola ha una grave disabilità. Dormono nella stanza che era del cappellano della chiesa Giovanni Paolo II, nel quartiere Sokilnyky di Leopoli, diventata una ricovero per i rifugiati provenienti da Kiev, Kharkiv, e da tanti altri paesini il cui nome non riesce a finire nelle cronache. Neppure stavolta. "Non pensavamo più alla guerra. L’Occidente rimetta in moto la Storia" Ucraina Russia news, colloquio Biden-Zelensky. Mariupol vuole evacuare civili Questo luogo è un checkpoint di vite, segna il passaggio tra quello che era e quello che è. Quello che sarà è troppo lontano da misurare. "Risolviamo un problema alla volta", commenta padre Grygoriy, il carismatico direttore di questa nave di disperati che hanno trovato casa dopo giorni di viaggio. "Prima il cibo, poi il letto, i vestiti. C’è gente che è arrivata scalza perché, per fuggire in fretta dai bombardamenti, non ha fatto in tempo a indossare le scarpe". Cosa porteresti se dovessi scappare senza voltarti indietro? In questi giorni l’Occidente se lo domanda. La verità è che non sempre si può scegliere. "Poche ore dopo la dichiarazione di guerra una persona mi ha telefonato chiedendomi ospitalità. Venti minuti dopo le richieste sono diventate 6, poi 20 e così via da allora. Adesso ospitiamo circa 150 persone, in larga parte donne e bambini, anche con disabilità". Ai casi più gravi ...

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