Domenica 14 Luglio 2024
GIOVANNI ROSSI
Esteri

Terremoto, Marocco in ginocchio: si scava a mani nude. Ma il Re chiede aiuto solo a quattro Paesi

Accettati ufficialmente i soccorsi di Spagna, Gran Bretagna, Qatar ed Emirati. La Croce Rossa italiana: "Eravamo pronti a partire". Prime sepolture nei villaggi

Roma, 11 settembre 2023 – Macerie. Altre macerie. Ancora macerie. Si scava sotto le abitazioni, nelle medine, in umili case di campagna. In Marocco, neppure il tramonto spegne le forze dei soccorritori, nella speranza di trovare altre vite là dove sembra esserci solo silenzio e morte: 2.122 deceduti (tra cui quattro francesi), 2.400 feriti molti dei quali gravissimi. Il devastante sisma di venerdì notte – 7 gradi della scala Richter con epicentro 72 km a sudest di Marrakech – aggiorna ora dopo ora il suo bilancio. Ma ragione e speranza consigliano di prolungare le ricerche. Anche se appare decisamente più probabile che sia il bilancio dei caduti ad allungarsi. Abdelrahim Aid Douar, 34 anni, è sindaco di Tata N’Yaacoub, nell’epicentro. Denuncia l’impossibilità di visitare tutti i 28 paesi e villaggi del comprensorio. Non trattiene le lacrime. A Ighil – dice – mancano all’appello 5mila abitanti e altri 2mila nella zona circostante: "Tra coloro che ho cercato di raggiungere, al telefono o anche urlando, non mi ha risposto nessuno".

Il dolore di una donna nel villaggio di Tafeghaghte
Il dolore di una donna nel villaggio di Tafeghaghte

Quella storia simbolo

Nella provincia di Al-Haouz, epicentro del sisma, si contano già quasi 1.300 vittime, il numero più alto, mentre nella seconda provincia più colpita, quella di Taroudant, le vittime sono 450. Ogni tanto il buio regala un sorriso. Come quello di Saida Bodchich. I vicini la tirano fuori. "A mani nude – racconta lei ad al-Jazeera –. Ora vivo nella loro casa, la mia è distrutta".

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Lutto e coperte

I tre giorni di lutto proclamati nel Paese cementano lo spirito nazionale e gli sforzi per uscire dall’emergenza nonostante le rituali scosse di assestamento. Gli stranieri ripartono soprattutto con voli da Casablanca. Il rimpatrio degli italiani procede in sicurezza: oltre 500 i connazionali assistiti dalla Farnesina. Ieri seconda notte all’addiaccio per almeno per 300mila persone a Marrakech, secondo i calcoli dell’ufficio umanitario dell’Onu (Ocha). In questi casi un Paese sotto scacco dovrebbe spalancare le frontiere ai soccorritori. Invece non sta accadendo.

‘Ni’ agli aiuti dall’estero

Nel pomeriggio di ieri il Marocco rompe gli indugi e annuncia quello che è già nell’aria. Accetterà assistenza nei soccorsi per salvare gli intrappolati solo da quattro Paesi: Spagna, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Respinti Ue e Stati Uniti. Fonti diplomatiche fanno sapere che il Paese non ha attualmente bisogno di altri tipi di aiuto. Una chiusura netta alle generose proposte arrivate da tutto il mondo . Gli stranieri attivi nei soccorsi operano al momento a titolo personale. Non ci sono Ong. Arnaud Fraisse (Secouristes sans Frontières) è caustico: "Normalmente avremmo preso l’aereo da Orly un minuto dopo il sisma. Purtroppo non abbiamo l’ok marocchino".

Tajani rinnova l’offerta

Fonti della Croce rossa italiana commentano: "Restiamo pronti a partire con un nucleo di valutazione. Ci rimettiamo alla scelta del Paese. È attiva una raccolta fondi". Le donazioni sono possibili dal sito web di Cri. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadisce: a disposizione del Marocco c’è "il nostro team di emergenza e sostegno sanitario". Il ministro della Protezione civile Nello Musumeci offre a Rabat una squadra italiana di ricerca e soccorso composta da 48 unità specializzate dei vigili del fuoco (che sarebbero trasportate dall’Aeronautica in appena 5 ore). Inoltre, tende e brandine per mille persone e un posto medico avanzato. Il governo marocchino prende tempo. Non si capisce se per mal declinato orgoglio o per motivi geopolitici. Ma il web fa il suo lavoro, la gente legge e la polemica monta.

Sepolture nei villaggi

In molti villaggi colpiti dal sisma il dolore collettivo è atroce, ma già si cominciano a seppellire i morti. Essendo impossibile la cremazione per motivi religiosi, le tumulazioni sono generalmente molto rapide. Entro 24 ore dal ritrovamento dei corpi.