Terremoto in Alaska: danni nelle case, strade sbriciolate
Terremoto in Alaska: danni nelle case, strade sbriciolate

Anchorage (Alaska), 1 dicembre 2018 - Un fortissimo terremoto - di magnitudo 7 - ha sconvolto l'Alaska, provocando molta paura (e per miracolo nessuna vittima) nella capitale dello Stato, Anchorage. Le autorità hanno lanciato un allarme tsunami, che è rientrato dopo qualche ora, dopo che sono stati esclusi smottamenti sott'acqua in grado di generare onde anomale.

Secondo lo US Geological Survey (Usgs), l'epicentro del sisma - che si è verificato ieri nel tardo pomeriggio di ieri, ora italiana - è a 13 chilometri a nord di Anchorage. A quanto riferisce l'emittente di Anchorage Wtuu, durante l'allerta tsunami si invitava la popolazione ad allontanarsi dalla costa. La Casa Bianca ha dichiarato lo stato d'emergenza, sboccando così gli aiuti federali. 

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I DANNI - Case, strade, ponti e altre infrastrutture risultano danneggiati. Al momento non si segnalano vittime, anche se ci sono feriti gravi. Un comunicato della polizia di Anchorage parla di "importanti danni" e avverte che gran parte delle principali strade sono state chiuse. La strada che collega la città all'aeroporto è parzialmente crollata, ha riferito su Twitter un funzionario dello scalo. Foto di voragini nelle strade, con l'asfalto spezzato dal sisma, sono state pubblicate sul sito del quotidiano locale Anchorage daily news.

Il governatore dell' Alaska, Bill Walker, ha dichiarato lo stato di disastro e si è messo in contatto con Washington. 

L'università dell'Alaska ad Anchorage (Uaa) ha deciso di chiudere il campus e ha rimandato a casa tutti gli impiegati "non essenziali", mentre il traffico aereo è stato sospeso anche all'aeroporto di Anchorage, dove è in corso la valutazione dei danni.

Oltre 10.000 famiglie sono rimaste senza elettricità. La società elettrica dello Stato, Municipal Light and Power, segnala che non stati registrati danni alle strutture di generazione ma solo quelle di trasmissione.

I primi post su Twitter mostrano uno scenario critico nella zona interessata, con strade devastate, case crollate, supermercati sottosopra:

IL TWEET DI TRUMP - "Alla grande popolazione dell' Alaska. Siete stati colpiti duramente 'da uno grosso'. Per favore seguite tutte le istruzioni dei professionisti altamente preparati che sono lì per aiutarvi". cinguetta il presidente Donald Trump, che Trump è stato informato e segue la situazione dall'Argentina, dove si trova per il vertice del G20.  "Il vostro governo federale non baderà a spese - ha assicurato Trump - Dio vi benedica". 

SARAH PALIN: CASA CROLLATA - I residenti delle aree più colpite hanno iniziato a segnalare i danni subiti postando immagini e video sui social media. Un uomo ha twittato una foto del suo camino rovesciato e una stazione televisiva ha mostrato il suo studio pieno di detriti. C'è anche una vittima 'illustre': l'ex governatrice dell'Alaska, ed ex candidata alla vicepresidenza Sarah Palin, che via Twitter ha assicurato: la famiglia è salva ma "la casa no".

Particolarmente impressionanti i video postati sui social:

 

Ecco la mappa della zona colpita:

IL PRECEDENTE - In Alaska è diventato leggendario il terremoto che - alle 17:36 locali del 27 marzo 1964 - colpì lo stretto di Prince William. E' stato uno dei più forti terremoti di sempre: una potentissima scossa di magnitudo 9.2 con ipocentro a 25 km di profondità a circa 130 chilometri da Anchorage che durò ben 4 minuti, probabilmente a causa della rottura di più faglie contemporaneamente. 

L'epicentro fu localizzato a 10 km a est della foce del College Fjord, a 90 km ad ovest di Valdez e a 120 km ad est di Anchorage. In quest'ultima località i danni furono particolarmente gravi: crollarono palazzi, si formarono fessure nelle strade e le sabbie si liquefecero. Avendo colpito anche il mare, il sisma generò tsunami con onde alte fino a 30 metri: 143 persone morirono, con danni economici stimati attorno ai 2,5 miliardi di dollari.

Si trattò del più potente sisma mai avvenuto negli Stati Uniti, il secondo per intensità dopo quello che nel 1960 aveva colpito il Cile (magnitudo 9,5).