Militari taiwanesi in un'esercitazione
Militari taiwanesi in un'esercitazione

Roma, 8 ottobre 2021 - Si aggravano le relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cina sull'affare Taiwan, a pochi giorni dalle massicce incursioni aeree delle forze della Repubblica Popolare nello spazio aereo dell'isola. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e dall'agenzia britannica Reuters, gli Usa avrebbero segretamente mantenuto, su mandato dell'amministrazione Trump, un piccolo contingente di militari a Taiwan per almeno un anno. La presenza dei soldati, che stando ai report consisterebbero in decine di militari e una non precisata quantità di marines, non era precedentemente stata resa nota.

L'obiettivo del ristretto gruppo di forze speciali sarebbe, secondo le fonti anonime citate dalle testate, quello di addestrarsi con l'esercito dell'isola. "Non commento operazioni, impegni o addestramenti specifici" ha affermato il portavoce del Pentagono, John Supple. "Ma vorrei evidenziare che il nostro supporto e le nostre relazioni di difesa con Taiwan rimangono allineate contro la corrente minaccia rappresentata dalla Repubblica Popolare Cinese". Il ministro della Difesa taiwanese non si è espresso sulla vicenda, dicendo solamente che "tutti gli scambi militari sono portati avanti secondo piani annuali".

La Cina, dal canto suo, ha reiterato le richieste all'amministrazione Biden di tagliare i legami militari con Taiwan. Il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian ha affermato che gli Stati Uniti devono riconoscere "l'alta sensibilità" della questione: "La Cina prenderà tutte le misure necessarie per proteggere la propria sovranità e integrità territoriale". 

Taiwan, Cina e Usa: il difficile equilibrio

Nota a livello formale con il nome "Repubblica di Cina", Taiwan è un'isola che si trova a circa 161 chilometri dalla costa cinese. Si tratta di fatto di una democrazia con un governo e un esercito separati da quelli centrali, ma nonostante la sua indipendenza la maggior parte delle nazioni del mondo non la considera uno Stato vero e proprio. Fu colonizzata nel 1949 dai nazionalisti in fuga dalla Cina dopo aver perso una sanguinosa guerra civile, e fino al 1971 godette di un seggio alle Nazioni Unite e del riconoscimento formale di grandi potenze come, tra gli altri, gli Stati Uniti. Gli Usa in quell'anno ritirarono il riconoscimento in favore di quello nei confronti della Repubblica Popolare. Nonostante il presidente Joe Biden, dopo aver parlato con il suo omologo cinese Xi Jinping, abbia dichiarato che entrambi si atterranno "all'accordo su Taiwan", non sembra esistere ufficialmente una tale intesa. Nei decenni successivi gli Usa hanno sempre tenuto una politica di "ambiguità strategica" nei confronti dell'isola. Nel 1979 hanno firmato il 'Taiwan Relations Act', che stabilisce come gli Usa debbano "preservare e promuovere estensive, strette e amichevoli relazioni commerciali, culturali e di altro genere tra il popolo degli Stati Uniti e quello di Taiwan". Lo stesso documento sancisce come le relazioni diplomatiche con la Cina debbano determinare il futuro di Taiwan attraverso "mezzi pacifici", e che quindi ogni altro mezzo, "inclusi boicottaggi o embarghi" sono da considerarsi minacce alla pace e alla sicurezza dell'area del Pacifico Occidentale. Obbliga inoltre gli Stati uniti a rendere disponibili a Taiwan i mezzi per consentire all'isola di difendersi da sola. Il presidente Donald Trump ha incrementato notevolmente il supporto Usa, approvando più di 5 miliardi in vendite di armi nel 2020. Politica proseguita dal suo successore, l'attuale presidente Biden.

La posizione della Cina

In accordo con la sua politica "Unica Cina", l'amministrazione cinese ha sempre considerato l'isola, su cui vivono 24 milioni di persone, come parte del suo territorio. Negli ultimi giorni gli attriti sono arrivati al culmine, con più di 150 aerei militari mandati da Pechino nello spazio aereo di Taiwan, durante i tre giorni di festeggiamenti per la fondazione della Repubblica Popolare. Solo lunedì i jet da combattimento sono stati 56. I velivoli hanno sorvolato la zona di identificazione per la difesa aerea di Taiwan, uno spazio aereo differente da quello "territoriale", generando comunque forte preoccupazione e massima allerta nell'isola. Il ministro della Difesa di Taiwan, descrivendo le tensioni come le peggiori in 40 anni, mercoledì ha detto che la Cina sarà pronta ad attuare un'invasione nel 2025: "Ne ha la capacità già adesso, ma non inizierà una guerrà facilmente, dovendo tenere in considerazione molte altre cose".