Bandiere di Taiwan sventolano in una strada di Taipei (Ansa)
Bandiere di Taiwan sventolano in una strada di Taipei (Ansa)

Roma, 6 ottobre 2021- Ombre di guerra si allungano su Taiwan, la piccola nazione insulare a 180 km dalla Cina che non l'ha mai riconosciuta come Stato indipendente. Secondo il ministro della Difesa taiwanese, Chiu Kuo-cheng, Pechino sarà in grado di organizzare un'invasione su vasta dell'isola entro il 2025

Secondo l'esponente di governo, le attuali tensioni bilaterali tra i due Paesi sono le peggiori degli ultimi 40 anni. Parlando con il China Times, Chiu ha detto che la Cina è giù in grado ora, ma sarebbe completamente pronta a lanciare un'invasione in tre anni: "Entro il 2025, la Cina ridurrà i costi e gli attriti ai minimi. Ha la capacità ora, ma non inizierà facilmente una guerra, dovendo prendere in considerazione molte altre cose ". 

In solo quattro giorni, Pechino ha inviato almeno 150 aerei da guerra nella zona di difesa aerea di Taiwan, a partire dal primo di ottobre, anniversario della fondazione della Repubblica popolare. 

La Cina rivendica Taipei come parte "inalienabile" del suo territorio promettendo la riunificazione anche con l'uso della forza, se necessario. Il governo di Taiwan, al contrario, afferma che l'isola è già una nazione sovrana senza bisogno di dichiarare l'indipendenza. Ieri, la presidente Tsai Ing-wen ha scritto in un articolo pubblicato dalla rivista Foreign Affairs assicurando che Taiwan non sarebbe stata "avventurista", ma che avrebbe fatto "tutto il necessario" per difendersi, mettendo in guardia sulle "conseguenze catastrofiche per la pace regionale e il sistema di alleanze democratiche" in caso venisse meno l'indipendenza dell'isola.

Sul tema è intervenuto anche il segretario di Stato americano Antony Blinken. In un'articolata intervista rilasciata a Bloomberg, ha detto a un certo punto che le azioni della Cina nei confronti di Taiwan sono "provocatorie" e "destabilizzanti", e per questo vanno "cessate": una presa di posizione verbale piuttosto netta.

Una aereo da guerra cinese in una foto diffusa dal governo di Taiwan (Ansa)

Biden e il mistero sull'accordo di Taiwan

In questo contesto si inseriscono le parole di Joe Biden. Il presidente Usa ha dichiarato di aver parlato con l'omologo cinese Xi Jinping, decidendo di rispettare l'accordo di Taiwan su cui, però, ci sono dubbi interpretativi. Washington ha una "politica della Unica Cina" di lunga data in base alla quale riconosce in via ufficiale Pechino piuttosto che Taipei sulla base di tre comunicati congiunti, sei assicurazioni e il Taiwan Relations Act, che rende chiara la decisione Usa di stabilire relazioni diplomatiche con la Cina poggiando sull'aspettativa che il futuro dell'isola sarà determinato con mezzi pacifici. 
La Cina però caratterizza quelle dichiarazioni - che non sono accordi - in modo diverso. Appena due giorni, a opera del ministero degli Esteri, Pechino ha ribadito che le politiche statunitensi sono state unilateralmente "inventate", contestando che sviano dal "principio della Unica Cina" che dichiara Taiwan come una provincia della Cina.