Gerusalemme, 14 maggio 2018 - Il sangue palestinese non conta. L'America di Trump non molla, ha scelto di appoggiare senza se e senza ma il governo Netanyahu procendendo con un gesto simbolico come lo spostamento dell'ambasciata a Gerusalemme e non saranno morti e i feriti di Gaza a bloccarla.  Trump è convinto che la pace la si imponga mettendo i palestinesi di fronte a fatti compiuti e non contrattando con loro l'apertura dell'ambasciata a Gerusalemme come sugello di una intesa più ampia e totale tra Israele e i palestinesi.  La  mossa di Trump rischia di complicare ulteriormente la già più che ardua ricerca di un accordo di pace, e questo nonostante la disponibilità dell'Arabia Saudita e di altri paesi del Golfo Persico, che hanno fatte ampie aperture ad Israele - compreso all'accettazione di Gerusalemme come capitale dello stato israeliano - essenzialmente in chiave anti-iraniana.

 "La decisione di Trump - commenta Khaled Elgindy, fellow del think thank americano Brookings - ha ulteriormente ristretto le opportunità in un processo di pace già moribondo e potrebbe benissimo significare la fine degli sforzi degli Stati Uniti per forgiare un accordo di pace tra israeliani e palestinesi". "Chi rischia di perdere di più da questa mossa - prosegue Elgindy - è il debole presidente palestinese Mahamoud Abbas/Abu Mazen. Dopo aver legato il suo destino politico alla nave affondata di un processo di pace sponsorizzato dagli Stati Uniti, Abbas non ha più alcun Piano B".

false

L'atto formale di apertura dell'ambasciata americana, che sorge nell'area residenziale di Arnona, a pochi passi dal kibbutz di Ramat Ramachel, alla periferia meridionale di Gerusalemme, è andato si scena oggi pomeriggio con una cerimonia intesa e blindatissima con 800 invitati. La polizia israeliana ha disperso una folla di attivisti di sinistra palestinesi e israeliani che manifestavano nella zona, sequestrando bandiere palestinesi e arrestando diversi manifestanti, per la più arabi, che cantavano slogan come "Con il nostro sangue e le nostre lacrime ti riscatteremo, Palestina" . In totale sono stati segnalati 200 manifestanti. Tra i rappresentanti dei 32 Paesi che hanno preso parte all'evento, ci sono anche quattro Paesi europei - Austria, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania - nonostante la contrarietà di Bruxelles per la decisione di Washington. Alla cerimonia non hanno partecipato non solo la maggior parte dell'Ue ma anche Russia, Egitto e Messico. Pur incassando la contrarietà dell'Unione Europea alla mossa di Trump, Israele, in accordo con Ungheria, Repubblica Ceca e Romania, è però riuscita nei giorni scorsi  a bloccare una dichiarazione formale e comune dei 28 stati membri dell' Ue - al quale lavorava soprattutto la Francia - contro il trasferimento dell'ambasciata Usa a Gerusalemme. 

Il ministro degli Esteri francese,Jean-Yves Le Drian ha ribadito oggi che il suo paese disapprova il trasferimento dell'ambasciata americana a Gerusalemme e invita Israele alla moderazione. Secondo il capo della diplomazia di Parigi di portare l'ambasciata a
Gerusalemme e' una "violazione della legge internazionale e in particolare delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite". Le Drien chiede anche alle autorita' israeliane di esercitare discernimento e moderazione nell'uso della forza che deve essere rigorosamente proporzionata". Appello alla calma anche dalla Gran Bretagna, che ha sottolineato come "il trasferimento dell'ambasciata Usa è stata inutile in termini di prospettive di pace nella regione". 

"Un insulto al mondo e ai palestinesi": cosi' il presidente palestinese, Abu Mazen, ha definito l'apertura del'ambasciata americana a Gerusalemme. Abu Mazen ha poi proclamato tre giorni di lutto per le decine di vittime palestinesi nella protesta al confine tra Gaza e Israele. "Gli Stati Uniti _ ha detto _ non sono più un mediatore in Medio Oriente perchè la nuova ambasciata equivale a un nuovo avamposto coloniale americano a Gerusalemme" .

Duri anche Egitto, Turchia, Qatar, Libano, Kuwait, Sudafrica e ovviamente l'arcinemico di Israele, l'Iran. "L'Egitto - dice una nota del ministero degli esteri del Cairo _ respinge l'uso della forza contro le marce pacifiche che chiedono diritti legittimi e giusti e mette in guardia contro le conseguenze negative di questa pericolosa escalation nei territori palestinesi occupati".  "Condanniamo con forza la decisione dell'amministrazione Usa di spostare l'ambasciata a Gerusalemme  ha commentato il ministero degli Esteri di Ankara _  violando il diritto internazionale e tutte le relative risoluzioni delle Nazioni Unite. Ribadiamo che questa azione è legalmente nulla e senza valore. Enfatizziamo che un passo del genere, che ignora i diritti legittimi del popolo palestinese, non serve alla pace, alla sicurezza e alla stabilità della regione. L'amministrazione Usa sarà pienamente responsabile per le ripercussioni di questa scelta". Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha scritto su Twitter: "Il regime israeliano massacra a sangue freddo innumerevoli palestinesi mentre protestano nella più grande prigione a cielo aperto del mondo. Nel frattempo, Trump celebra l'illegale trasferimento dell'ambasciata degli Stati Uniti e i suoi collaboratori arabi si muovono per distogliere l'attenzione. Oggi è il giorno della vergogna". Il Kuwait ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'Onu una riunione d'urgenza per discutere la situazione in Medio Oriente

E' toccato a Ivanka Trump, la figlia prediletta del presidente Usa, Donald Trump, il compito di togliere il velo allo stemma sul muro della legazione americana a Gerusalemme. "A nome del 45esimo presidente degli Stati Uniti d'America -ha detto Ivanka- vi diamo ufficialmente il benvenuto per la prima volta all'ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, capitale di Israele". Trump ha inviato la figlia Ivanka con il marito Jared Kushner, insieme al segretario al Tesoro, Steve Mnuchin, e al vice segretario di Stato, John Sullivan. "La capitale di Israele è Gerusalemme. Israele, come ogni stato sovrano - ha detto Donald Trump nel video messaggio inviato per la cerimonia di apertura dell'ambasciata -  ha il diritto di determinare la sua capitale. La nostra speranza è per la pace e gli Stati Uniti restano impegnati per un accordo di pace".  Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha poi postato su Twitter parlando di "un grande giorno per Israele".

IVANKA GERUSALEMME_31080438_161023

"Non abbiamo migliori amici al mondo che gli Usa" ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu alla cerimonia di apertura dell'ambasciata Usa a Gerusalemme. "Grazie per aver avuto il coraggio di mantenere la promessa", ha aggiunto rivolgendosi alla delegazione Usa e al presidente Trump. "Ricordate questo momento, questa è storia. Il Paese più potente del mondo oggi ha aperto a Gerusalemme la sua ambasciata. Eravamo a Gerusalemme e - ha proseguito tra gli applausi - siamo qui per restarci". Parlando direttamente a Ivanka Trump e Jared Kushner, Netanyahu ha detto "la vostra presenza qui oggi è una testimonianza dell'importanza di questa occasione, non solo per l'amministrazione Trump, ma in un modo molto personale per voi, per il perseguimento della pace".

image

Jared Kushner, genero e consigliere di Trump, l'uomo al quale il presidente americano ha affidato l'incarico di tentare di creare un nuovo piano di pace, è stato netto con i palestinesi affermando nel suo discorso che "coloro che provocano violenza sono parte del problema e non della soluzione". "Noi crediamo _ a proseguito Kuchmner _ che sia possibile per entrambe le parti guadagnare più di quello che danno  in modo che tutti gli uomini possano vivere in pace  al sicuro dal pericolo, liberi dalla paura, e in grado di perseguire i loro sogni". "Gerusalemme deve rimanere una città che riunisce persone di tutte le fedi, la verità è stata finalmente riconosciuta,  Gerusalemme è la capitale d'Israele. Spostando la nostra ambasciata, abbiamo dimostrato ancora una volta al mondo che gli Stati Uniti sono affidabili". 

"C'è uno stridente contrasto - ha commentato il Presidente del Council on Foreign Relations, Richard N. Haass. - tra la celebrazione israeliana dello spostamento dell'ambasciata statunitense e la violenza al confine con Gaza. Questo contrasto cattura le diverse realtà e visioni del mondo di israeliani e palestinesi, un racconto di due realtà che ha imboccato un percorso sempre più distruttivo per entrambe le parti". 

image