Dylann Roof (Olycom)
Dylann Roof (Olycom)

New York, 19 giugno 2015 - Da almeno sei mesi progettava la strage nella chiesa di Charleston. Dylann Roof, il killer che ha ucciso nove afroamericani nella cittadina della South Carolina, si era preparato a lungo, secondo quanto riferito da un ragazzo suo compagno di stanza per circa un anno. Dylann ora è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, il Charleston County Detention Center, e sistemato in una cella in totale isolamento. Il 21enne alla fine ha confessato di essere responsabile della sparatoria. La Cnn cita due fonti ufficiali coperte dall'anonimato. Secondo una delle fonti il giovane, bianco, avrebbe detto agli investigatori che voleva avviare una guerra di razza. Ora rischia il boia. 

Dunque, stando al racconto del testimone, una sorta di tragedia annunciata. "L'ho visto l'ultima volta la scorsa settimana", racconta Dalton Tyler che ha conosciuto Dylann nella sua città, Lexington, sempre nella South Carolina. E l'amico conferma: "Era tutto preso da questioni come la segregazione razziale e diceva che voleva iniziare un guerra civile. Disse che avrebbe fatto qualcosa di clamoroso e che poi si sarebbe ammazzato". Il ventunenne pluriomicida, ha continuato, aveva una relazione saltuaria con la propria famiglia, ma fu proprio questa a regalargli una pistola, pur non permettendogli di usarla fino alla scorsa settimana.

FAMIGLIE VITTIME: "TI PERDONIAMO MA PENTITI" - Prima dell'udienza di Roof davanti ai giudici della corte di Nord Charleston, i parenti delle vittime hanno potuto rivolgersi al killer in collegamento video. "Io ti perdono", ha detto la figlia di una delle vittime. Simili le parole degli altri familiari: "Ti perdoniamo, ma cogli questa opportunità per pentirti". La madre di un'altra vittima ha aggiunto: "Ogni fibra del mio corpo prova dolore. Dio abbia pietà di te". Intanto il 21enne rimaneva impassibile. (FOTO)

NOVE ACCUSE, RISCHIA IL BOIA - Sono nove i capi di accusa imputati a Dylann Roof, da omicidio aggravato a possesso di armi da fuoco. È quanto trapela dalle carte giudiziarie citate da alcuni media locali. Il killer  rischia di essere condannato alla pena capitale.

IL KILLER DENUNCIATO DALLA SORELLA - Emergono nuovi retroscena sulla cattura di Dylann Roof. È stata la sorella del killer a chiamare le autorità dopo aver visto il fratello in televisione dalle immagini riprese da una telecamera di sorveglianza. La giovane, di nome Amber, dovrebbe sposarsi domenica: e, secondo quanto dichiarato dalle autorità ai media statunitensi, il fratello è stato catturato a pochi chilometri dalla casa del futuro sposo di Amber. Allo stesso tempo, uno zio di Dylann, di nome Carson Cowles, ha detto al Washington Post che il ragazzo non è stato educato dalla famiglia per comportarsi in questo modo. "Il mondo intero sta guardando alla famiglia che ha cresciuto questo mostro", ha detto, mentre si asciugava le lacrime davanti a casa sua. E poi, Cowles ha aggiunto: "Se me lo permettessero, sarei io il boia".

UN VIDEO PRIMA DEL MASSACRO - Spunta un minivideo shock del massacro di Charleston. Una delle nove vittime afroamericane della chiesa di Charleston, Tywanza Sanders, ha infatti postato uno scatto realizzato con lo smartphone durante l'incontro di preghiera con il pastore Clementa Pinckney, poco prima che avvenisse la strage. Nell'immagine, condivisa sul social media Snapchat, si vede seduto attorno al tavolo con gli altri anche il killer Dylann Roof. Sanders era un aspirante rapper. Tra le sue canzoni una dal titolo "What's Wrong Withe Being Black?", cosa c'è di sbagliato ad essere nero?

CHI E' DYLANN ROOF  - Introverso e con un fascino per il suprematismo bianco. È questo il ritratto che emerge del 21enne Dylann Roof. Uno zio, Carson Cowles, in un'intervista telefonica rilasciata a Reuters ricorda di avere detto diversi anni fa alla sorella, cioè la madre del giovane, di essere preoccupato su Roof e che il ragazzo era troppo calmo e introverso. "Ho detto che aveva 19 anni, ancora nessun lavoro, né una patente né niente e che stava solo nella sua stanza tanto tempo", racconta. Inoltre ad aprile, sempre secondo lo zio, in occasione del 21esimo compleanno di Roof, il padre gli aveva regalato una pistola calibro .45. Il giovane aveva già alle spalle degli arresti.

OBAMA: IL CONGRESSO HA FALLITO - Nel 2013, dopo una strage che lasciò 26 morti in una scuola del Connecticut, Obama prese 23 decisioni esecutive in grado di indebolire il potere dei venditori di armi in America. Nacque un dibattito, la Casa Bianca sembrava intenzionata a fare sul serio; ma durò poco, il tempo di una breve indignazione e un tentativo di portare al Congresso una legge per il controllo delle armi fallì. L'amministrazione ne attribuisce la responsabilità al parlamento: "Fu il Congresso a fallire", ha detto il portavoce della Casa Bianca, Eric Schultz, che però ammette: "Non credo che il presidente stia per anticipare il Congresso" ma "ciò non significa che sia arrivato il momento che gli americani si rendano conto dell'urgenza di questo tema". 

NRA: "ORA ARMI NELLE CHIESE" - La Nra, potente lobby delle armi negli Usa, ancora non commenta ufficialmente la strage. Ma uno dei suoi leader, Charles Cotton, critica il pastore ucciso: "Otto persone sarebbero ancora vive se avesse permesso di portare le pistole in chiesa. Innocenti sono morti a causa della sua posizione su una questione politica"

OBAMA LEGATO A PASTORE UCCISO - "Un evento scioccante che ci ricorda come abbiamo ancora molta strada e molto lavoro da fare": così il presidente americano, Barack Obama, è tornato sulla strage durante un incontro a Los Angeles. Il numero uno della Casa Bianca, e la first lady Michelle Obama, erano molto legati al reverendo Clementa C. Punckney, il pastore ucciso nella strage di Charleston, "era forte abbastanza da durare fino ad oggi". Lo ha detto Eric Schultz, portavoce della Casa Bianca, ricordando come Punckney fu un supporter della prima ora di Obama nel 2007. 

COLUMBIA: BANDIERA CONFEDERATA SVENTOLA. INSULTO - Rabbia e proteste per la bandiera confederata che - invece di essere messa a mezz'asta come quelle federale e statale - ha continuato a sventolare sulla sede del parlamento e del governo della South Carolina, nella capitale Columbia. Questo nonostante la strage dei 9 afroamericani a Charleston. Una immagine definita "un insulto" per le vittime, le loro famiglie e la comunità dei neri. La bandiera confederata, adottata nel 1861 dagli stati del sud che volevano la secessione (tra cui la South Carolina), è vista dagli afroamericani - e non solo - come un simbolo della schiavitù e della supremazia dei bianchi dopo la guerra civile. Per molti è invece un simbolo per onorare tutti coloro che lottarono e morirono nella guerra civile contro i 'nordisti'.

L'ARRESTO DI DYLANN ROOF

ECCO I VOLTI DI DYLANN ROOF 

SCHEDA - LA MALEDIZIONE DELLA CHIESA DELLA STRAGE