Lunedì 22 Luglio 2024

Storica vittoria della sinistra. Flop di Sunak e tracollo Tory. Laburisti al potere dopo 14 anni

Gli exit poll: Starmer avrà una super maggioranza di 410 seggi contro i 131 dei conservatori. Nel suo programma la lotta alle disuguaglianze, non sarà messa in discussione la Brexit.

Storica vittoria della sinistra. Flop di Sunak e tracollo Tory. Laburisti al potere dopo 14 anni

Storica vittoria della sinistra. Flop di Sunak e tracollo Tory. Laburisti al potere dopo 14 anni

di Deborah Bonetti

LONDRA

Prima vittoria assoluta e storica per i laburisti dopo 14 anni di Tory con una proiezione secondo gli exit poll di ieri sera tardi di 410 seggi e una straripante maggioranza di 170 parlamentari, ovvero una crescita di 209 rispetto alla scorsa legislatura. Polverizzato il partito conservatore che ha perso ben 241 parlamentari, assestandosi su appena 131 seggi. Un vero e proprio terremoto politico che trasformerà il paese, ridotto a brandelli soprattutto dopo la Brexit. Oggi re Carlo III accoglierà il 61enne Keir Starmer a palazzo reale per incaricarlo ufficialmente di formare il nuovo governo con un team di nuovi ministri che l’ex-procuratore ha limato nel corso degli anni nel governo ombra, estirpando l’estrema sinistra e riportando il partito al centro moderato. Oggi arriveranno pian piano tutti i risultati granulari, circoscrizione per circoscrizione, ma l’exit poll di ieri sera – considerato da sempre molto preciso – è stato chiarissimo.

I numeri sono apocalittici per il partito conservatore, ma non sono una sorpresa. La Gran Bretagna è infatti andata alle urne cavalcando un’ondata di rabbia quasi incontenibile verso i tory, colpevoli di aver spremuto il paese a loro vantaggio nei loro scellerati 14 anni al potere, con un susseguirsi di 5 primi ministri uno peggio dell’altro. È doveroso attendere il conteggio finale degli scrutini ma è ormai evidente, anche per i conservatori stessi, che oggi segna l’inizio di una nuova era. Tutti i poll del paese, ormai da settimane, davano Sir Keir Starmer come netto vincitore di queste elezioni. E tutti i sondaggi davano i conservatori come netti perdenti. L’unica differenza erano i margini di vittoria e di sconfitta. Le proiezioni vedono anche una forte ascesa di Reform UK, il nuovo partito di estrema destra capitanato dal solito Nigel Farage, l’architetto della Brexit, che ha conquistato 13 seggi. E una grande rimonta dei Liberal Democratici, che hanno conquistato ben 53 seggi in più, assestandosi su 61. Crollo annunciato invece per i nazionalisti scozzesi (SNP) che hanno perso 38 seggi e languiscono ora su un totale di 10 seggi.

Come previsto, oggi si vedrà arrivare il camion dei traslochi al numero 10 di Downing Street, per rimuovere tutti i possedimenti della famiglia Sunak e (dicono i maligni) possibilmente spedirli direttamente in California. Mentre la campagna elettorale tory non poteva andare peggio con prima Rishi Sunak che ha “abbandonato” i veterani del D-Day sulle spiagge della Normandia per correre a casa a registrare un’intervista televisiva, e poi lo scandalo dei consigliori del premier (e di due candidati al parlamento) che hanno scommesso sulla data delle elezioni, i laburisti hanno mantenuto la strategia noiosa ma vincente del vaso Ming (ovvero muoversi con estrema cautela per evitare di rompere alcunché). La cosa che ha attirato particolare attenzione durante questa campagna sono stati gli investimenti dei partiti sui social media.

I laburisti, che hanno gli elettori più giovani come demografica, hanno speso più di tutti gli altri partiti messi insieme sia su Google (quindi Youtube e tutte le ricerche sponsorizzate) sia su Meta (che include Facebook e Instagram) con un totale (al 30 giugno) di £4.2milioni di sterline (circa 5milioni di euro). I conservatori hanno speso molto meno, ovvero circa 2 milioni di euro, mentre i liberal democratici, che sono andati molto bene durante la campagna, meno di mezzo milioni di euro in totale. È stata anche la prima elezione britannica con annunci elettorali su Tik Tok, e l’impatto sarà analizzato attentamente nelle prossime elezioni.