"C’è gente che crede di vivere nel Medioevo. Ci sono ancora delle ragazze in Francia (africane, musulmane, eccetera) che per ordine dei familiari debbono sottoporsi a visita ginecologica per ottenere un certificato di verginità. E ci sono medici che si prestano a fornirlo, quel certificato". Marlène Schiappa, ministro delegato per la Cittadinanza, è indignata: "pratiche di questo genere - dice - sono inaccettabili in un paese moderno e devono essere stroncate. Si tratta essenzialmente di domande legate a motivi religiosi, incompatibili con una democrazia laica". L’intenzione del governo è quella di varare una legge che penalizzi duramente chi...

"C’è gente che crede di vivere nel Medioevo. Ci sono ancora delle ragazze in Francia (africane, musulmane, eccetera) che per ordine dei familiari debbono sottoporsi a visita ginecologica per ottenere un certificato di verginità. E ci sono medici che si prestano a fornirlo, quel certificato". Marlène Schiappa, ministro delegato per la Cittadinanza, è indignata: "pratiche di questo genere - dice - sono inaccettabili in un paese moderno e devono essere stroncate. Si tratta essenzialmente di domande legate a motivi religiosi, incompatibili con una democrazia laica". L’intenzione del governo è quella di varare una legge che penalizzi duramente chi accetta di compilare i certificati di verginità.

L’annuncio di Marlène Schiappa ha preso in contropiede i medici ("scelta sbagliata" perché espone a rischi le donne musulmane), sconcertati dalla mancanza di concertazione e di chiarezza. Quali sanzioni saranno previste per i trasgressori? Come si configurerà esattamente il reato? Come rispondere alle richieste delle famiglie? Possibile che dopo anni di discussioni su un tema così delicato si resti ancora sul vago? Un progetto di legge è già stato preparato dal governo e verrà presentato entro la fine dell’anno dal ministro degli Interni, Gérald Darmanin. Il provvedimento non riguarderà solo i certificati di verginità, ma più in generale tutti i casi di ’separatismo’ (quello che una volta si chiamava ’comunitarismo’) cioè abitudini, tradizioni e regole di residenti provenienti da altre comunità in cui risulti evidente il conflitto con lo Stato.

L’input è stato dato dal presidente Emmanuel Macron: "Non deve esserci nessuno spazio in Francia per coloro che, in nome di una religione, e a volte con l’aiuto di potenze straniere, cercano di imporre alla Repubblica la legge di un gruppo", ha dichiarato il 4 settembre scorso in un solenne discorso al Pantheon. Il riferimento all’integralismo musulmano è evidente: "Oggi la legge non ci permette d’intervenire contro associazioni che, per esempio, condannano come peccatrici degne dell’inferno le donne che si truccano e si profumano", commenta la Schiappa.

Quanti sono i casi di richieste del certificato di verginità? "Difficile dirlo, è un mondo sommerso, con pochissima visibilità. Non credo che i casi siano numerosi, ma in ogni modo non debbono esistere. Non c’è nessun motivo di esigere che una donna arrivi vergine al matrimonio, queste sono pratiche d’altri tempi. Per quanto mi riguarda la soluzione non è punire i medici: è la domanda che non deve esistere, e che semmai deve essere penalizzata", afferma Joelle Allart, presidente del Collegio nazionale dei ginecologi e ostetrici francesi.

Dello stesso parere l’Associazione centri per la contraccezione e l’interruzione di gravidanza: "Il governo sbaglia quando decide di ricorrere a misure repressive nei confronti dei professionisti della sanità: la richiesta del certificato di verginità deve essere invece l’occasione per il dialogo con la donna e con le famiglie". Aggiunge a sua volta Ghada Hatem, fondatrice della ’Maison des Femmes’ di Saint-Denis: "Il certificato non prova niente: la mia esperienza dice che un semplice esame clinico non permette di stabilire se una donna è vergine o no, visto che nel 40% delle donne non si constatano tracce di sangue nel primo rapporto".