Washington, 2 giugno 2020 - E' ancora rivolta negli Stati Uniti per la morte di George Floyd. Due vittime a Chicago negli scontri. Coprifuoco violato in molte città. Suv travolge gli agenti a Buffalo, due feriti. Quattro poliziotti sono stati feriti da colpi di arma da fuoco a St. Louis. La polizia di New York City ha effettuato oltre 200 arresti nel corso dei disordini e saccheggi avvenuti ieri notte. Sono state rotte vetrine e applicati piccoli incendi nelle strade. Il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha decretato il coprifuoco nella Grande Mela a partire dalle 23 di ieri sera fino alle 5 della mattina di oggi. Cuomo ha anche riferito che sono stati raddoppiati gli agenti in strada, da 4 mila a 8 mila.

Intanto l'autopsia della famiglia contraddice quella ufficiale: Floyd è morto per asfissia e sul posto. I funerali si terranno il 9 giugno a Houston.

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Trump pronto a mandare l'esercito

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, minaccia il ricorso all'esercito se gli Stati non riusciranno a domare velocemente le violente proteste. Nel suo discorso tenuto alla Casa Bianca, Trump ha affermato che i Governatori devono stabilire una "schiacciante presenza delle forze dell'ordine" e dispiegare la guardia nazionale in "numero sufficiente da dominare le strade". "Se una città o uno stato rifiuta di intraprendere le azioni necessarie per difendere la vita e la proprietà dei loro residenti, dispiegherò le forze armate statunitensi e risolverò rapidamente il problema per loro", ha quindi assicurato Trump. "Io sono il presidente della legalità e dell'ordine" e "il presidente - ha sottolineato ancora - ha il diritto di difendere il suo Paese e di proteggere la sua nazione. Non possiamo permettere che le proteste pacifiche vengano manipolate da anarchici di professione e gruppi antifa".

Trump in chiesa a piedi e auto-elogi 

Trump si è quindi recato a piedi nella vicina chiesa di St. John Episcopal, che è stata danneggiata durante le proteste. "Ora andrò a rendere omaggio ad un posto molto speciale", ha detto Trump che si è fatto poi riprendere con la Bibbia in mano. Per consentire all'inquilino della Casa Bianca di arrivare alla chiesa in sicurezza, la polizia ha sparato gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro i manifestanti che stavano protestando pacificamente. Tutti gesti cha hanno provocato l'indigrazione del vescovo della diocesi episcopale di Washington Dc, Mariann Edgar Budd, che ha accusato Trump di aver abusato "di un sacro simbolo".

Su Twitter poi Trump ha esultato e si è auto-elogiato per aver respinto i manifestanti davanti alla Casa Bianca. "DC non ha avuto problemi la scorsa notte. Molti arresti, ottimo lavoro fatto da tutti. Forza travolgente. Dominio. Allo stesso modo, Minneapolis è stata fantastica (grazie, presidente Trump!)", ha scritto. Trump si è quindi scagliato contro il governatore Andrew Cuomo, reo - a suo dire - di aver lasciato New York "i saccheggiatori, criminali, estrema sinistra, e tutte le altre forme di malviventi e feccia" e di non aver utilizzato la Guardia nazionale, come invece protposto dallo stesso presidente.

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"Per i neri ho fatto più io di ogni presidente dopo Lincoln"

"La mia amministrazione ha fatto di più per la comunità nera di qualsiasi altro presidente dopo Abraham Lincoln", ha poi scritto su twitter il presidente Usa.

Biden: "Inaccettabile aumentare violenza"

"Donald Trump vuole usare l'esercito contro il popolo americano", ha tuonato lo sfidante democratico per la Casa Bianca Joe Biden. Il candidato dem ha sottolineato le ultime parole di Floyd, che "non sono morte con lui, risuonano nel Paese", affermando che "é inaccettabile che la polizia aumenti la violenza". Hillary Clinton ha parlato di "uso agghiacciante del potere presidenziale". E anche il Wall Street Journal, in un editoriale, ha lanciato un appello a Trump affinché "non faccia intervenire l'esercito". "In questo momento", secondo il Wsj, "la vista di truppe nelle strade americane con molta probabilita' incendierebbe la situazione più che calmarla".

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Il mondo della musica in silenzio per Floyd

Intanto il mondo della musica, americano e non, ha aderito in massa al silenzio social di 24 ore lanciato da 'Blackout tuesday'. Da Robbie Williams ai Radiohead, da Eminem ad Ariana Grande, fino ai Rolling Stones e a grandi etichette discografiche, in tanti hanno aderito all'appello di fermarsi per un momento di riflessione e diro no a razzismo e violenze. I profili di Facebook, Twitter e Instagram sono stati quindi inondati di foto nere con gli hashtag #BlackOutTuesday #BlackLivesMatter #GeorgeFloyd.