Stati Uniti, India, Russia e Taiwan. Un anno di elezioni ad alta tensione. Come può cambiare l’ordine globale

Sull’isola è in gioco l’influenza di Pechino, si rischia un’altra guerra. Putin senza rivali, Zelensky congela il voto. Oltreoceano si profila il remake della sfida Biden-Trump. Unione europea, sovranisti alla prova delle urne

Roma, 7 gennaio 2024 – Un anno ad alta tensione, dove si terranno elezioni chiave per il futuro dell’ordine globale e andranno al voto Paesi che, tutti insieme, rappresentano il 60% del Pil mondiale. Tutto rimandato, invece, in Ucraina dove il presidente Volodymyr Zelensky, ha bloccato le urne, perché dividerebbero il Paese impegnato nella guerra con Mosca. Quest’anno, solo in Africa, sarà chiamato al voto l’elettorato di 16 nazioni su 54. Le elezioni più importanti sono quelle presidenziali e parlamentari. Ma ce ne sono due che, pur non rientrando nelle categorie appena menzionate, devono essere seguite con grande attenzione. Le prime sono le elezioni amministrative turche, che si tengono ad aprile e dove il presidente Recep Tayyip Erdogan vuole riconquistare la città di Istanbul. Ci sono poi le elezioni per i cinque membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. I voti più delicati sono sei.

Stati Uniti, India, Russia e   Taiwan. Un anno di elezioni ad alta tensione. Come può cambiare l’ordine globale
Stati Uniti, India, Russia e Taiwan. Un anno di elezioni ad alta tensione. Come può cambiare l’ordine globale

Taiwan

Si vota il 13 gennaio e la sfida è fra il filooccidentale William Lai, che vorrebbe tenere l’isola lontana dall’influenza cinese, e il nazionalista Ho Yu Hi, favorevole al contrario a una maggiore sinergia con Pechino. Sovrastano le parole del presidente cinese Xi Jinping nel discorso di fine anno, durante il quale ha affermato che Taiwan sarà "sicuramente riunificata alla Cina".

Russia

Si tratta delle elezioni dall’esito più scontato. Il presidente, Vladimir Putin, corre per il terzo mandato consecutivo. Dall’altra parte una rosa di una trentina di sfidanti che difficilmente potranno metterlo in difficoltà. Lo ‘zar’ punta a un consenso plebiscitario, anche per fare vedere come la guerra in Ucraina non abbia scalfito per nulla la sua popolarità. Il competitor più pericoloso, Alexei Navalny, si trova in una colonia penale di massima sicurezza oltre il circolo polare artico, ufficialmente condannato per appropriazione indebita.

India

La sfida sarà a primavera inoltrata e si voterà per il rinnovo del Lok Sabha, il parlamento indiano. Il premier uscente, Narendra Modi guiderà una coalizione alla quale afferiscono partiti di centro-destra. A sfidarlo ci sarà una coalizione progressista, capitanata dal Congress Party. Nonostante gli sforzi, tutti i sondaggi, per il momento danno Modi come vincitore delle prossime elezioni.

Unione Europea 

Si vota per il rinnovamento del parlamento europeo. Nonostante l’assemblea abbia solo il potere legislativo e di decidere del bilancio, quello di giugno è un voto cruciale per capire quanta influenza abbiano sull’elettorato i movimenti sovranisti e se le varie ‘famiglie di partiti’ che hanno dato vita fino a questo momento ai gruppi in parlamento, siano ancora in grado di garantire maggioranze rispettose dei valori sui quali si fonda l’Unione.

Usa

Si tratta delle elezioni per eccellenza. Il presidente uscente, Joe Biden, del Partito Democratico, si prepara a sfidare il vincitore delle primarie del Partito Repubblicano. Nel caso in cui questo dovesse essere Donald Trump, a quel punto, con ogni probabilità si assisterà a una campagna elettorale senza esclusione di colpi, dove la tensione potrebbe salire ulteriormente tenuto conto dei problemi con la giustizia dell’ex tycoon. Proprio Trump ha già più volte accusato la magistratura americana di essere politicizzata e sfavorevole nei suoi confronti. Biden, dal canto suo, lo ha definito "un pericolo per la democrazia".

Georgia 

Sembrerebbero elezioni meno importanti delle altre, ma vanno tenute sotto controllo per due motivi. Il primo è che parte della Georgia è occupata da truppe russe in seguito alla guerra del 2008. In secondo luogo, il partito di governo, Sogno Georgiano, a parole favorevole all’ingresso in Unione europea, si sta avvicinando sempre di più alla Russia di Putin. Una sinergia che, nei mesi scorsi, ha provocato violente manifestazioni di piazza.