Indonesia, 23 aprile 2021 - C'è una traccia, per il sottomarino scomparso nella notte tra martedì e mercoledì  in Indonesia,  al largo di Bali, con 53 marinai a bordo e una riserva di ossigeno che vale fino alle prime ore di domani mattina. E' stato individuato un oggetto - ancora non identificato - dalle navi della Marina impegnate nella ricerca. Ieri sera uno di questi mezzi dotato di sonar avrebbe intercettato segnali, la 'cosa' misteriosa  si trova a una profondità di 50-100 metri.

Naturalmente tutti sperano che si tratti del KRI Nanggala 402, costruito in Germania 44 anni fa e in servizio nel paese dal 1981. Quindi un mezzo datato, con la capacità di immergersi fino a 500 metri, potrebbe invece essere sceso  a 600-700, nelle ipotesi dell'ammiraglio Yudo Margono, capo di Stato maggiore della Marina.  L'ultimo contatto tra la base e il sottomarino risale a mercoledì, quando l'equipaggio ha chiesto l'autorizzazione per immergersi. Era notte fonda. Poi il nulla, le comunicazioni si sono interrotte senza mai riprendersi. Il che fa pensare a un blackout. Da quel momento, il sottomarino può contare su una riserva d'aria di 72 ore, ha spiegato l'ammiraglio Yudo Margono, capo di Stato maggiore della Marina. Il conto alla rovescia scade alle 3 di domani mattina, ora locale. La speranza è che l'oggetto misterioso sia  il filo d'Arianna per arrivare a recuperare il sottomarino scomparso. Se lo augurano tutti, il paese è sotto choc, le famiglie nella disperazione. Il presidente indonesiano ha chiesto ai suoi uomini uno sforzo a tutto campo. L'America di Joe Biden ha inviato truppe aviotrasportate per aiutare l'Indonesia, come ha confermato il portavoce del Pentagono John Kirby. Altri mezzi potrebbero essere inviati oggi. 

Le tragedie nella storia

Mentre prosegue con un grande dispiegamento di forze la caccia negli abissi al largo di Bali e ancora c'è la speranza di un lieto fine - nelle operazioni è stato coinvolto anche un altro sommergibile -  tornano alla mente gli eventi tragici che hanno scandito la storia della Marina mondiale. Due, in particolare, rimandano alla Russia. Il disastro più grave fu quello del sottomarino nucleare Kursk, il 12 agosto di ventuno anni fa nelle acque del mare di Barents. E' un sabato mattina, c'è un'esercitazione in corso al confine con la Norvegia. Il Kursk deve lanciare siluri. Ma qualcosa va storto, i sismografi locali alle 11.28 registrano due esplosioni potenti. Sarà una strage: nulla da fare per i 108 uomini dell'equipaggio, morti annegati tra roventi polemiche su misteri e soccorsi. Alcuni sopravvivono per giorni, come documenta uno straziante diario di bordo. All'inizio Mosca rifiuta l'aiuto di altri paesi. Poi cede. Il 21 agosto i sommozzatori norvegesi entrano nel relitto, a 108 metri di profondità. Trovano solo morti.  Nel luglio di due anni fa sempre nel Mare di Barents 14 marinai perdono la vita nel sottomarino nucleare  AS 12 Losharik. E' un mezzo speciale da grande profondità, in missione sul fondo dei mari artici. Un incendio condanna tutti a morte.  Ma l'equipaggio evita una catastrofe ecologica, bloccando la fuoriuscita del liquido contaminato.  E' la strage degli eroi: non si salva nessuno tra i capitani e i decorati di Russia. Un altro mistero degli abissi.