"Alle loro promesse non crediamo. Troppe lacrime abbiamo versato, troppo dolore abbiamo vissuto. Crederemo solo a quello che vedremo". La televisione afghana ha appena finito di trasmettere le immagini della conferenza stampa del portavoce talebano, Zabihullah Mujahid che ha espresso parole di riconciliazione ma lei, attivista per i diritti delle donne che lavora per l’ong italiana Pangea, non si fida. Ci parliamo via social. La chiameremo Sohila. Sohila, qual è la situazione a Kabul oggi? "Kabul è immersa nella paura. Tutti hanno il terrore che si ritorni al regime oscurantista di venti anni fa e che i diritti delle donne, e non solo delle donne, siano azzerati. La gente ha perso la speranza, le...

"Alle loro promesse non crediamo. Troppe lacrime abbiamo versato, troppo dolore abbiamo vissuto. Crederemo solo a quello che vedremo". La televisione afghana ha appena finito di trasmettere le immagini della conferenza stampa del portavoce talebano, Zabihullah Mujahid che ha espresso parole di riconciliazione ma lei, attivista per i diritti delle donne che lavora per l’ong italiana Pangea, non si fida. Ci parliamo via social. La chiameremo Sohila.

Sohila, qual è la situazione a Kabul oggi?

"Kabul è immersa nella paura. Tutti hanno il terrore che si ritorni al regime oscurantista di venti anni fa e che i diritti delle donne, e non solo delle donne, siano azzerati. La gente ha perso la speranza, le persone sono scioccate da quanto sta accadendo. Ci sentiamo come topi in trappola. Viviamo in un coprifuoco culturale. Quanto a noi afghane di Pangea, una trentina di persone, per tutta la notte abbiamo in qualche modo aspettato l’arrivo dei talebani. Fortunatamente, non è successo. Ma domani? E la prossima settimana?".

Cosa state facendo in queste ore per proteggere le persone che avete assistito?

"Appena è stato chiaro che stavano arrivando abbiamo deciso di andare in sede e distruggere documenti, stiamo letteralmente bruciando tutti i documenti che testimoniano la nostra attività passata e presente a favore delle donne afghane e dei bambini afghani. Ormai abbiamo praticamente finito. Che pena farlo. Ho pianto più volte. C’erano anni e anni di progetti, con attività svolte, ma c’erano anche i nomi e i cognomi dei nostri assistiti. Questo materiale è la nostra vita, la nostra storia, il nostro orgoglio. Ma potrebbe essere usato non solo contro di noi, ma anche contro queste donne che abbiamo aiutato. Per discriminarle e anche per arrestarle e accusarle di essere corrotte dall’Occidente. Non possiamo tollerarlo, così abbiamo deciso di bruciare tutto, prima lo abbiamo fatto in una stufa di ghisa che abbiamo al piano terra, poi, visto che il materiale è tanto, abbiamo fatto un falò nel cortile".

Ma non potete cancellare il vostro impegno. A Kabul tutti vi conoscono. Pensate di nascondervi per sempre ai talebani?

"Nascondersi forse non basta perché c’è sempre un vicino, qualcuno che ci conosce, che ci può denunciare. Abbiamo quindi una grande paura per noi e per le nostre famiglie, i nostri amici, i nostri contatti. Io personalmente ho cancellato tutti i contatti dal mio telefonino e ho cancellato le fotografie, anche della mia famiglia. Voglio che sia il più difficile possibile per i talebani ricostruire la nostra rete di amicizie. Probabilmente fa guadagnare tempo. Certo è che dovremmo andare via da qui".

Chiederete un corridoio umanitario, un asilo politico per ragioni umanitarie?

"Magari ci fosse concesso, sarebbe davvero un gesto umanitario da parte del vostro ministero degli Esteri. Noi ci siamo impegnate tanto per la difesa delle donne, e lo abbiamo fatto con gli italiani. Non essere lasciate sole ora che è finito tutto sarebbe un bel gesto. Al vostro ministro degli Esteri chiediamo: “per favore, se vi è possibile, portate in Italia lo staff afghano di Pangea“".

Che futuro vede per gli afghani che lavorano per le organizzazioni umanitarie?

"Forse i talebani gli consentiranno di lavorare, se opereranno nela pura assistenza sanitaria e umanitaria, ma dubito che chi come noi lavora per i diritti delle donne potrà continuare a farlo. Facciamo una attività contraria ai valori dei talebani. Mi auguro di sbagliarmi, ma il nostro futuro è oscuro".

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