Elana Mugdan
Elana Mugdan

New York, 22 febbraio 2019 - Non mi indurre in tentazione e liberami dallo smartphone. Almeno per un anno. La preghiera di Elana Mugdan – una scrittrice fantasy di New York – ha un obiettivo terreno ben preciso: se la 30enne resisterà 365 giorni senza usare un cellulare supertecnologico vincerà la bellezza di 100mila dollari. Elana – grazie alla sua simpatia – è stata selezionata tra oltre 104mila candidati per affrontare la sfida lanciata sul web da Vitaminwater, un’acqua addizionata prodotta da un’azienda sussidiaria della Coca-Cola. L’autrice di romanzi, per portarsi a casa il malloppo, dovrà evitare di utilizzare lo smartphone per accedere al web o ai social, che potrà comunque consultare da qualunque computer fisso, fino al 2020. Al posto del suo iPhone 5 da pochi giorni ha ricevuto uno di quei vecchi telefonini a conchiglia dal quale può telefonare o inviare archeozoici Sms.
Elana, quanto era dipendente dal suo melafonino?
"Da uno a dieci, direi tra il nove e il dieci. Era sempre con me, anche quando dormivo. Lo usavo per socializzare, giocare, navigare, ascoltare musica, segnare gli appuntamenti e, ebbene sì, per distrarmi nella vita reale quando avrei invece dovuto essere più presente, soprattutto per le persone che mi erano vicine. Il mio rapporto con lo smartphone non era salutare".
Quando ha rinchiuso il suo iPhone in una gabbietta, cosa ha provato?
"Sollievo, paradossalmente. Ovviamente non avrei mai rinunciato allo smartphone se non fossi stata selezionata per la sfida. Ora proverò a liberarmi da questa dipendenza".
Cosa cambierà nei prossimi mesi?
"Sarò costretta a essere più presente. Non potrò più tirare fuori il mio smartphone per controllare le notifiche durante una conversazione. Penso che questo migliorerà le mie relazioni: sarò praticamente costretta a uscire con delle persone e parlare faccia a faccia con loro".
Lei era un’appassionata giocatrice di War Dragons. Cosa ha provato quando ha dato l’addio alla comunità?
"Molto emozionante e forse una delle cose più dure di questa sfida. La mia squadra è formata da 50 persone sparse in tutto il mondo. Ho compagni di gioco a Singapore, in India, in Azerbaijan, in Australia, in Europa e in Canada. Il videogame era il mio unico modo di comunicare con molti di loro. Dopo aver giocato per 3 anni e mezzo senza sosta, fermarsi è stato un po’ come perdere una parte di me".
Quali saranno le difficoltà più grandi di questa sfida?
"Per ora sono passate 146 ore. Non che le stia contando, eh! È ancora presto per dire quali problemi potrei dover affrontare. So solo che per controllare quello che succede nel mondo virtuale dovrò aspettare di essere casa per utilizzare il mio computer. Mi sto concentrando sugli aspetti positivi di questa sfida: d’ora in poi non passerò più le mie notti a vagare tra i social fino a tardi. Ieri ho letto un libro e alle 11 mi sono addormentata. Il mattino dopo ero carichissima. Un’esperienza elettrizzante. Inoltre senza smartphone sarò meno distratta e potrò concentrarmi sui libri che sto scrivendo".
Pensa davvero di resistere un anno?
"Lo smartphone è una grande comodità. È meraviglioso avere un oggetto in grado di scattare foto, di farti arrivare a destinazione guidandoti per strade sconosciute e rispondere a qualunque curiosità ti venga in mente. Ma quando ero giovane sono sopravvissuta tranquillamente senza. Penso di potercela fare, dovrò solo sforzarmi di più".
Cosa farà se vincerà i centomila dollari?
"Penso di investirne una parte per finanziare la mia attività letteraria. Un’altra sarà dedicata ai viaggi. E una somma andrà in beneficenza".
Gli smartphone si stanno impadronendo delle nostre vite?
"Assolutamente sì. Abbiamo sacrificato fin troppo del nostro tempo per usare questi oggetti. Non è salutare".
Tra un anno pensa di aprire la gabbia e riprendersi l’iPhone o di lasciarlo lì?
"Magari lo lascio nella gabbia. Spero di averne la forza e di non ricadere nelle mie vecchie cattive abitudini".