Ragazzini col cellulare
Ragazzini col cellulare

Roma, 21 giugno 2017 - VIETARE la vendita di smartphone ai minori di 13 anni. In tempi di ragazzi digitali fin dalla culla la proposta arriva dallo stato del Colorado, in America, dove un gruppo di genitori vuol sottoporre agli elettori una legge che imponga ai negozianti non solo di non vendere dispositivi ai più giovani, ma di chiedere agli acquirenti l’età di chi sarà il proprietario del cellulare comprato. Negando l’acquisto in caso si tratti di ragazzini sotto i 13 anni. Ma sono diversi i Paesi nel mondo che stanno pensando a un limite all’uso degli smartphone da parte di minori.

SONDAGGIO: Smartphone vietati ai bambini, voi cosa ne pensate? Votate

Il Belgio ha lanciato un paio di anni fa una campagna preventiva per salvaguardare i più piccoli dall’esposizione alle onde elettromagnetiche dei telefonini: tra le misure previste anche il divieto di pubblicità di cellulari dirette ai minori, la fabbricazione di giocattoli che riproducono telefonini e l’obbligo per i produttori e i venditori di informare i clienti circa i livelli di irradiamento dei telefonini acquistati. Ma anche il neo presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato, ribadendo quanto già previsto dal Code de l’éducation, di voler bandire l’uso dei telefonini a scuola fino a 15 anni. Divieto caduto per gli alunni di New York per il pressing dei genitori ansiosi sull’impossibilità di contattarli a scuola.

IN IRLANDA una proposta di legge punta a vietare la vendita di smartphone ai minori di 14 anni e a sanzionare, con multe da 100 euro, i genitori che li lascino da soli connessi a internet. Nella città giapponese di Kariya tre anni fa le autorità hanno imposto il divieto di usare smartphone dopo le ore 21 ai 13mila bambini tra i 6 e i 15 anni, ma senza multe ai genitori. In Italia il divieto di cellulari a scuola è del 2007, ma il Piano nazionale per la scuola digitale ha in parte superato un ‘niet’ troppo drastico, scegliendo di ‘accompagnare’ gli studenti nella scoperta del digitale.

PER I BAMBINI ancora più piccoli si è molto discusso di un divieto assoluto in occasione dell’approvazione della nuova legge sul cyberbullismo. Che secondo alcuni pedagogisti, come Daniele Novara, ha rappresentato «un’occasione sprecata» perché «non si è avuto il coraggio di mettere dei divieti nella vendita dei dispositivi digitali ai bambini, lasciando le famiglie in balia di un marketing sempre più cinico». Il ragionamento è questo: se la vendita di alcol e tabacco è proibita ai minori di 18 anni come è possibile che «un bambino di 8 anni possa acquistare uno smartphone con internet incorporato o usare videogiochi violenti e addirittura finire a iscriversi sui social network senza nessuna sostanziale limitazione?». Intanto, oltreoceano, è già scattata la raccolta di firme per sottoporre il divieto al voto nel 2018: l’iniziativa si chiama Difesa dell’infanzia naturale ed è del gruppo Parents Against Underage Smartphones (Genitori contro gli smartphone ai minorenni). Paladino della causa il medico anestesista e padre di 5 figli, Tim Farnum, secondo cui con uno smartphone i bambini «passano dall’essere felici, estroversi, energici, interessati al mondo, all’essere solitari». Battaglia che ha incassato subito il favore dei pediatri, visto che già nel 2014 la Società italiana di pediatria preventiva e sociale aveva evidenziato l’opportunità di vietare il telefonino ai bambini sotto i 10 anni, mentre nell’autunno scorso l’Accademia americana di pediatria ha fissato in un’ora il limite massimo giornaliero per smartphone e tablet tra i 2 e i 5 anni, insieme a regole familiari certe sull’uso dai 6 anni in su. Se la nuova disciplina passerà, scatterà una sorta di tagliola su oltre 3mila attività commerciali, con i negozianti che rischiano una multa a partire dai 500 dollari.