Istanbul, 10 ottobre 2019 - Le truppe turche hanno ripreso i bombardamenti sulla città di Ras al-Ain, al confine turcosiriano nella provincia di Al Hasakah nell'ambito dell'offensiva lanciata ieri da Ankara e battezzata 'Offensiva fonte di pace'. La Turchia afferma di aver colpito 181 postazioni di terroristi, mentre le forze curdo-siriane di aver respinto "l'offensiva di terra" turca. E secondo fonti curdo-siriane, miliziani affiliati all'Isis hanno attaccato nelle ultime ore forze curdo-siriane nella zona di confine con la Turchia dove è in corso l'offensiva turca. Secondo le fonti, gli scontri sono in corso a sud di Ras al Ayn. Non è possibile verificare in maniera indipendente le informazioni provenienti dalle parti coinvolte nel conflitto.

Le forze armate della Turchia stanno colpendo "obiettivi mirati" in Siria, fa sapere il ministero della Difesa di Ankara, spiegando che l'operazione "va avanti con successo come programmato"'. Il ministero ha quindi affermato che "nella notte l'operazione è continuata via terra e via aria" e rivendica l'uccisione di "almeno tre i militanti curdi del Pkk" nelle regioni di Gara e Zap nel nord dell'Iraq.

Sempre per quanto riguarda il campo di battaglia, autorità locali turche riferiscono che numerosi colpi di mortaio sono stati sparati dalle zone sotto controllo curdo in Siria verso le località frontaliere turche di Ceylanpinar e Akcakale, provocando almeno 18 feriti.

La minaccia di Erdogan all'Europa

Intanto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha minacciato di lasciar passare milioni di rifugiati verso l'Europa se continueranno le critiche contro l'offensiva turca nel nord-est della Siria. "Ehi Ue, sveglia. Ve lo ridico: se tentate di presentare la nostra operazione lì come un'invasione, apriremo le porte e vi invieremo 3,6 milioni di migranti", ha avvertito il 'sultano' durante un intervento nel Parlamento ad Ankara. E ha aggiunto che a meno di 24 ore dall'inizio dell'operazione "109 terroristi sono stati uccisi" dai raid della Turchia. Quindi - ha proseguito - al mondo intero "voglio dare questa rassicurazione: Daesh (Isis) non sarà presente nella regione". 

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Conte: "Ricatto inaccettabile"

"Non possiamo accettare che ci possa essere un ricatto tra l'accoglienza fornita dalla Turchia" ai rifugiati "meritevole ma con fondi europei, e l'offensiva in Siria": è stata la replica del premier Giuseppe Conte ai microfoni del Tg3. "L'Ue deve muoversi con una sola voce, non e' accettabile questa iniziativa unilaterale turca, rischia di esser controproducente, di destabilizzare l'intero quadro già compromesso", ha detto ancora il presidente del Consiglio. .

Si muove l'Italia

E proprio Roma è tornata a chiedere "al governo turco di cessare immediatamente l'offensiva" in Siria con il ministro degli Esteri, Luigi di Maio, ha infatti convocato alla Farnesina dell'ambasciatore della Turchia nel nostro Paese. "Nel riaffermare l'importanza della cessazione di ogni azione unilaterale - si legge in una nota - l'Italia ribadisce che l'unica strada percorribile per una soluzione duratura alla crisi siriana è rappresentata dal processo politico in corso sotto gli auspici delle Nazioni Unite".

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Si rischia esodo di 2,5 milioni di curdi

"Nove delle dieci città del Rojava sono al confine con la Turchia e in questa zona vivono 2,5 milioni di persone e se l'attacco continuerà, si metteranno tutte in fuga perché hanno già vissuto le atrocità dei jihadisti e sanno cosa succederà se i turchi dovessero invadere le loro città", ha dichiarato in una conferenza stampa a Montecitorio, Ahmad Yousef, membro del consiglio esecutivo della Federazione della Siria del Nord. E d'altronde anche l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha sottolineato in una nota che con l'escalation del conflitto in Siria decine di migliaia di civili sono in fuga dalle zone di combattimento, chiedendo alle parti di rispettare il diritto internazionale umanitario. "I civili e le infrastrutture civili non devono essere un obiettivo".

Russia: l'attacco turco prodotto delle politiche Usa

La Russia spingerà per un dialogo fra Turchia e Siria sui curdi, ha spiegato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, che ha parlato nel corso di una visita in Turkmenistan. Secondo la Russia l'offensiva turca oltreconfine è un prodotto delle politiche Usa. "Difenderemo la necessità di stabilire un dialogo fra la Turchia e la Siria", ha detto, aggiungendo che la risoluzione della questione in passato è stata "resa difficile dalle azioni degli americani e della coalizione".

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Trump: Ankara rispetti le regole o sanzioni

Anche il presidente Donald Trump, che oggi ha difeso la sua decisione di ritirare le truppe Usa dalle terre della Siria nordorientale, ha lanciato un avvertimento al governo di Ankara. "Se non agirà secondo le regole la Turchia sarà colpita molto duramente finanziariamente e con delle sanzioni", ha scritto l'inquilino della Casa Bianca su Twitter. In mattinata Trump aveva detto di "amare" i curdi, ma ha ricordato che "non hanno aiutato" gli americani "durante la Seconda guerra mondiale, in Normandia, ad esempio". "I curdi si battono per la loro terra" e, come americani, "abbiamo speso un mucchio di soldi per aiutare i curdi in termini di munizioni, in termini di armi, in termini di denaro, in termini di pagamenti", ha aggiunto. 

Pompeo: gli Usa non hanno dato il via libera

Dal canto suo il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, assicura che gli Stati Uniti non hanno mai dato il loro via libera alla Turchia perché attaccasse i curdi in Siria e ribadisce che la missione di sconfiggere l'Isis è stata portata a termine, che le truppe americane erano in pericolo in Siria e dunque sono state richiamate.
Ma poi Pompeo è intervenuto a sostegno dell'offensiva militare lanciata dalla Turchia, affermando che Ankara ha motivi legittimi per temere la presenza delle forze curde ai suoi confini e ha diritto di difendersi. ''I turchi hanno preoccupazioni legittime legate alla sicurezza. Hanno una minaccia terroristica al loro confine meridionale'', ha detto Pompeo nel corso di una intervista con Pbs NewsHour.  "Stiamo lavorando per avere la certezza di stare facendo tutto il possibile per evitare che una minaccia terroristica colpisca la popolazione in Turchia'', ha aggiunto. 

Senato Usa, sanzioni contro Erdogan

Il Senato americano sta valutando di imporre sanzioni contro la Turchia e il presidente Recep Tayyip Erdogan nel caso in cui le Forze armate di Ankara non si ritirassero dalla Siria nordorientale. L'iniziativa bipartisan è stata lanciata dal senatore repubblicano Lindsey Graham e dal democratico Chris Van Hollen. 
Previsto il congelamento dei beni di Erdogan, del suo vice presidente Fuat Oktay e del ministro della Difesa turco Hulusi Akar.  Previste anche sanzioni nei confronti delle entità che hanno rapporti commerciali con le forze armate turche o con compagnie petrolifere e del gas che collaborano con l'esercito di Ankara. "Mentre l'Amministrazione si rifiuta di agire contro la Turchia, mi aspetto un forte sostegno bipartisan" alla proposta di sanzioni, ha scritto Graham su Twitter.