Nairobi, 22 novembre 2018 - Prosegue in Kenya la ricerca dei rapitori di Silvia Romano, la cooperante milanese 23enne sequestrata a Kilifi. La polizia del Kenya ha arrestato 14 persone,  che sarebbero complici dei sequestratori, riferisce un tweet di Ktn, canale televisivo del paese africano. Nell'ambito delle indagini, inoltre, la polizia sta cercando un uomo che aveva affittato camere per due sospetti scomparsi dal momento del sequestro. Questo è quanto si apprende dai media keniani. Il ricercato si chiama Said Abdi Adan, è un residente della contea di Tana River (nord-est di Malindi), ed "è scappato dalla zona alcuni giorni prima dell'attacco", precisa il Daily Nation, il più diffuso quotidiano del Kenya. L'uomo avrebbe "affittato una casa a Chakama" e poi avrebbe "portato a viverci due persone", riferisce il proprietario. "Hanno passato notti a masticare miraa (una pianta che causa eccitazione ed euforia, ndr). Soprendentemente, tutti sono spariti dal giorno dell'attacco", conclude l'uomo ascoltato dai media keniani. 

"Non ci sono parole per commentare quello che sta accadendo. Silvia, siamo tutti con te", è il commento della Africa Milele Onlus, per la quale la ragazza lavora. La stampa locale riferisce alcuni dettagli del rapimento: secondo The Star, i rapitori (sarebbero otto gli uomini armati che hanno assaltato il villaggio a 80 chilometri da Malindi) avevano affittato un locale in prossimità del luogo dove viveva la ragazza tre giorni prima.

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I rapitori hanno attraversato con Silvia Romano il fiume Galana. Due dei cinque kenyoti feriti durante l'assalto sono in condizioni gravi.

Intanto l'unità di Crisi della Farnesina si è immediatamente attivata e lavora in stretto contatto con l'Ambasciata d'Italia a Nairobi e con la famiglia della cooperante. Come in tutti i casi di rapimenti all'estero - spiega una nota - la Farnesina manterrà il più stretto riserbo sulla vicenda nell'esclusivo interesse della connazionale. 

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IL MISSIONARIO - "E' stato uno choc; nell'ultimo anno non si era verificato alcun episodio del genere e le aree dove Al Shabaab colpisce sono lontane anche 200 chilometri", dice padre Alejandro Umul Chopox, da anni missionario nella regione di Malindi. Secondo il religioso, collaboratore della Caritas locale, nella zona dove la volontaria è stata rapita non erano stati segnalati pericoli particolari e non erano per questo adottati protocolli di sicurezza rafforzati. "I cooperanti stranieri continuano a essere molti e lavorano in tutta la regione" sottolinea padre Alejandro. Che rispetto all'ipotesi, da verificare, di una responsabilità del gruppo islamista Al Shabaab, si limita a sottolineare: "Ha rivendicato agguati e attentati solo più a nord, nell'area costiera di Lamu, che si trova a circa 200 chilometri di distanza da qui, vicino al confine con la Somalia, oppure più all'interno, ad esempio a Garissa, dove nel 2015 durante il blitz nell'università furono uccisi 147 studenti".