Quotidiano Nazionale logo
quotidiano nazionale
5 apr 2022

Sì, certo, ma intanto fermiamo gli assassini

Le responsabilità dell'orrore

5 apr 2022
michele brambilla
Esteri
EDITORS NOTE: Graphic content / Communal workers carry the body of a man into a body bag after he was killed in Russian army shelling of the town of Bucha, not far from the Ukrainian capital of Kyiv on April 3, 2022. (Photo by Sergei SUPINSKY / AFP)
Impiegati comunali trasportano un cadavere a Bucha (Ansa)
EDITORS NOTE: Graphic content / Communal workers carry the body of a man into a body bag after he was killed in Russian army shelling of the town of Bucha, not far from the Ukrainian capital of Kyiv on April 3, 2022. (Photo by Sergei SUPINSKY / AFP)
Impiegati comunali trasportano un cadavere a Bucha (Ansa)

Caro Rondoni, di tutte le tue parole non ce n’è neppure una che non sia condivisibile. È il loro insieme che mi preoccupa. Tu dici: l’orrore provocato dalle immagini dei crimini di guerra non serve a nulla se resta un’emozione e non diventa la presa di coscienza dell’orrore (grande o piccolo non importa) che c’è dentro ciascuno di noi. Dici: non serve a nulla se non ci interroga.

Insomma: non serve a nulla se continuiamo a interpretare questa guerra – come tutte le guerre – solo con le categorie della geopolitica e dell’economia, dei torti e delle ragioni di ciascuno, e se non capiamo che le guerre ci sono sempre state e ci sono ancora per colpa anche nostra, anche tua e anche mia, cioè del nostro egoismo, della nostra incapacità di capire che cos’è la vera libertà.

Ripeto: tutto vero. Ma tutto anche molto pericoloso. Quando la Russia ha invaso l’Ucraina (mi rendo conto che l’autocitazione è sempre patetica: ma spero che serva per capirci) il mio primo editoriale si intitolava "Due o tre cose (molto ingenue) sulla guerra", e dicevo più o meno le stesse cose che dici tu, e cioè che la vera radice del male è nel cuore di ciascuno di noi. D’accordo. Ma un certo punto bisogna venirne a una. Bisogna essere concreti nel presente.

Ho deciso di pubblicare la tua riflessione – che quindi, in fondo, non condivido – perché mi pare che sia una posizione molto diffusa. Vado dritto al punto senza ipocrisie: su questa guerra vedo, nel mondo cattolico, un atteggiamento che rischia di essere un puro esercizio intellettuale. Si insiste a dire che l’orrore è la guerra in sé; che siamo tutti colpevoli; che ciascuno di noi deve cambiare il modo di vivere; che le armi sono una brutta cosa; che è meglio risolvere le controversie con la diplomazia. E siamo tutti d’accordo ma santo Cielo, le responsabilità non sono tutte uguali. Una cosa è il nostro egosimo piccolo borghese (mediocrissimo, certo) e una cosa è invadere un paese con i carri armati e giustiziare i civili quando ci si ritira. Questo massacro adesso (ripeto: adesso) non lo si ferma cambiando il nostro stile di vita. L’origine del male è profonda? Ma sì, anche Hitler forse da bambino sarà stato traumatizzato da qualcosa: ma quando ha scatenato l’inferno, una sola cosa c’era da fare: fermare lui, rinviando almeno per un po’ l’interrogazione sulle colpe di tutti noi. Questo è il realismo (che la Chiesa aveva sempre avuto). Il resto è, nella migliore delle ipotesi, un’utopia; nella peggiore, il cosiddetto benaltrismo.

 

 

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?