Sharon Stone, 63 anni, nella scena più famosa di 'Basic Instinct'
Sharon Stone, 63 anni, nella scena più famosa di 'Basic Instinct'
Finì a "vaffa…" e a schiaffoni. Ed è ora che tutti sappiano: le mutandine le furono tolte con l’inganno. Da quel traditore di Paul Verhoeven, che oggi in tempi di #me too finirebbe al rogo. E anche se prima della scena dell’accavallamento aveva già posato nuda su Playboy, da quel momento Sharon Stone non fu più la stessa. Infatti con Basic Instinct divenne famosissima. E ricca, benché ingaggiata con un cachet ridicolo di 500mila dollari in quanto sconosciuta e dopo il rifiuto di una cinquantina di attrici fra le quali Julia Roberts, Michelle Pfeiffer, Kim Basinger, Greta Scacchi, Meg Ryan, Demi Moore, Geena Davis, Kathleen Turner e Jodie...

Finì a "vaffa…" e a schiaffoni. Ed è ora che tutti sappiano: le mutandine le furono tolte con l’inganno. Da quel traditore di Paul Verhoeven, che oggi in tempi di #me too finirebbe al rogo. E anche se prima della scena dell’accavallamento aveva già posato nuda su Playboy, da quel momento Sharon Stone non fu più la stessa. Infatti con Basic Instinct divenne famosissima.

E ricca, benché ingaggiata con un cachet ridicolo di 500mila dollari in quanto sconosciuta e dopo il rifiuto di una cinquantina di attrici fra le quali Julia Roberts, Michelle Pfeiffer, Kim Basinger, Greta Scacchi, Meg Ryan, Demi Moore, Geena Davis, Kathleen Turner e Jodie Foster. Ingannata e segnata per sempre, intrappolata fra un gigantesco quoziente intellettivo e il mistero di un paio di slip.

Nell’autobiografia Il bello di vivere due volte, in uscita a fine mese, l’attrice mette le cose a posto e la testa al servizio dell’intimo. Racconta le molestie subite sul set: un misterioso produttore di 63 anni, su cui la stampa americana si sta scatenando, le chiese di fare sesso sul serio sul set con il coprotagonista per creare al chimica giusta e rendere "la scena più frizzante".

E finalmente spiattella tutta la verità su quella scena che ha turbato lei e l’immaginario erotico mondiale. L’unica che alla fine si ricordi anche se il film è zeppo di visioni esplicite: la conturbante Catherine Tramell, avvinghiata al detective Michael Douglas su una pista da ballo; i loro corpi sudati sul tappeto; le bollenti scene saffiche della protagonista con la sua fotocopia; gli orgasmi e altri istinti di base.

Il regista olandese non voleva farsi mancare niente, nemmeno le sigarette in turn over continuo che poi lo costrinsero a chiedere scusa. E in quel lontano 1992 il pubblico apprezzò garantendo uno degli incassi più alti degli anni Novanta. Ma la domanda fino a oggi è rimasta la stessa: la Stone era consenziente a mostrare quella che ha definito "la parte più tenera, importante, bella, selvaggia e passionale di una donna?".

Verhoeven non ha mai fatto marcia indietro: certo che sì, decisione presa in comune accordo sul set, con tanto di slip lasciati in ricordo alla fine delle riprese. Lei è dal 2006 che accenna a un’altra versione: le venne chiesto di togliere le mutande perché riflettevano la luce, ma non si sarebbe visto nulla.

Peccato che a sua insaputa sotto la gonna ci fosse una seconda telecamera. Vai a fidarti: "All’epoca non c’era l’alta definizione, così quando ho guardato il monitor non ho visto proprio niente". La tremenda verità venne fuori davanti alla versione finale del film "in una stanza piena di agenti e avvocati", con tutti che le dicevano che la sua carriera rovinata.

Conclusione: "Dopo la proiezione ho preso a schiaffi il regista e ho chiamato il mio avvocato". Nella biografia ripensa allo choc dei suoi 34 anni: "Quello è stato il ruolo più difficile che avessi fatto. Terrificante. Durante la produzione ho camminato nel sonno per tre volte, completamente vestita. Avevo incubi orrendi. Avete idea di quanta gente abbia visto Basic Instinct negli ultimi 20 anni? Pensateci. È molto di più di quella scena". Infatti, ma si finisce sempre lì. Le mutande sono come i governi – diceva Paola Borboni – c’è sempre qualcuno che cerca di farle cadere.