New York, 21 marzo 2018 - Mark Zuckerberg rompe il silenzio sullo scandalo dei dati personali raccolti su Facebook da Cambridge Analytica. "Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati, e se non riusciamo a farlo non meritiamo di essere al vostro servizio", scrive il fondatore del social network in un post sulla sua pagina in cui spiega che che sta lavorando "per capire esattamente cosa è successo e assicurarsi che non accada mai più". "La buona notizia - aggiunge - è che molte misure per prevenire tutto questo sono state già prese anni fa".

Zuckerberg, già convocato da Gran Bretagna e Unione Europea per fare chiarezza su quanto accaduto, si assume le sue colpe. "Ho dato il via a Facebook e alla fine sono responsabile di quello che accade sulla nostra piattaforma. Prendo seriamente il compito di fare ciò che serve per proteggere la nostra comunità", scrive ancora. "Mentre questo specifico problema che coinvolge Cambridge Analytica non dovrebbe verificarsi più con le nuove app di oggi, questo non cambia ciò che è accaduto in passato - prosegue l'imprenditore - impararemo da questa esperienza a rendere ancora più sicura la nostra piattaforma e a rendere la nostra comunità sicura per tutti da qui in avanti". 

In un'intervista alla Cnn, nella notte italiana, Zuckerberg si è poi detto "sicuro che qualcuno stia provando" a usare il social network per interferire con le elezioni di metà mandato degli Stati Uniti. "Sono sicuro che c'è una seconda versione di tutto quello che è stato lo sforzo russo nel 2016, sono sicuro che ci stanno lavorando - spiega - E ci saranno alcune nuove tattiche che dobbiamo essere sicuri di individuare e fronteggiare". 

Il ceo di Facebook ricostruisce la sua versione dei fatti dal lancio della piattaforma nel 2007 ("per fare ciò, abbiamo consentito alle persone di fare log in nelle app e di condividere chi fossero i loro amici e alcune informazioni su di loro") passando al 2013 quando "un ricercatore dell'università di Cambridge chiamato Aleksandr Kogan ha creato una app con un quiz della personalità" e al 2014 quando "per evitare app invasive, annunciammo un cambiamento dell'intera piattaforma per limitare in modo enorme i dati ai quali le app potevano accedere". Infine, prosegue Zuckerberg, "nel 2015 apprendemmo dai giornalisti del Guardian che Kogan aveva condiviso i dati della sua app con Cambridge Analytica. E' contro la nostra politica per gli sviluppatori condividere i dati delle persone senza il loro consenso, così bandimmo immediatamente la app di Kogan dalla nostra piattaforma e chiedemmo a Cambridge Analytica di certificare formalmente che avessero cancellato tutti i dati acquisiti in maniera impropria. Fornirono questi certificati. La settimana scorsa, abbiamo appreso dal 'Guardian', dal 'New York Times' e da 'Channel 4' che Cambridge Analytica potrebbe non aver cancellato i dati come avevano certificato. Li abbiamo immediatamente banditi dall'utilizzo dei nostri servizi. Cambridge Analytica sostiene di aver gia' cancellato i dati e ha acconsentito a una perizia di una società che abbiamo reclutato perché lo confermi. Stiamo anche lavorando con le autorità che stanno investigando sull'accaduto".

Il caso "è stato una violazione del rapporto di fiducia tra Aleksandr Kogan, Cambridge Analytica e Facebook. Ma è stato anche una violazione del rapporto di fiducia tra Facebook e le persone che condividono i loro dati con noi e si aspettano che li proteggiamo. Dobbiamo ripristinarla", sottolinea ancora il numero 1 del social network. 

Il mea culpa ha avuto l'effetto immediato di far risalire il titolo di Facebook a Wall Street (ha chiuso a +0,77%) dopo due giorni di profondo rosso, ma che non è detto basti a evitare la prima class action annunciata in California. Il post di Zurckerberg nel frattempo è stato condiviso da Sheryl Sandberg, la Chief Operating Officer del social network. "Rimpiango profondamente che non abbiamo fatto abbastanza - ha aggiunto -. Come ha detto lui è stato un forte tradimento della fiducia della gente". Poi, riecheggiando le parole del ceo, ha ribadito il dovere "di proteggere i dati".

Intanto, oggi, il Washington Post ha svelato che dietro Cambridge Analityca e la raccolta di dati c'era Steve Bannon, ex stratega di Donald Trump e già editore del giornale online di ultradestra 'Breitbart News'.