Santa Sofia (Ansa)
Santa Sofia (Ansa)

Roma, 12 luglio 2020 - "Il mare mi porta lontano, il pensiero a Istanbul. Penso a Santa Sofia e sono molto addolorato". Sono poche parole, pronunciate a braccio, quelle con cui Papa Francesco, dopo la preghiera dell'Angelus a San Pietro, ha voluto esprimere il suo rammarico per la decisione della Turchia di riconvertire in moschea la chiesa di Istanbul. Con un decreto, infatti, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha trasferito il controllo della basilica - patrimonio Unesco dell'umanità- al Direttorato degli Affari religiosi turco. La decisione aveva suscitato diverse accese reazioni da parte di leader religiosi e politici, fedeli, studiosi e associazioni delle religioni più diffuse e in tanti chiedevano una presa di posizione del Papa o dalla Santa Sede, che è arrivata solo oggi. Francesco, cogliendo l'occasione della giornata internazionale del mare, dopo aver salutato "tutti coloro che lavorano sul mare, specialmente quelli che sono lontani dai loro cari e dal loro Paese", ha alzato lo sguardo al cielo e ha espresso, non senza una nota di commozione nella voce, il suo dolore per Santa Sofia.

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Dopo 85 anni, la basilica di Santa Sofia, a Istanbul, smette di essere un museo. Santa Sofia, infatti, è stata una basilica cristiana fino alla conquista ottomana (537-1453), solo successivamente venne trasformata in moschea, fino al 1934, quando divenne un museo, con un decreto del Consiglio dei Ministri del governo di Kemal Ataturk, sotto la moderna Repubblica di Turchia. Ieri è arrivata la svolta del presidente Erdogan, che realizza il sogno dell'islam politico in Turchia annunciando la riapertura ufficiale di Santa Sofia come moschea. La prima preghiera islamica a Santa Sofia è prevista però per il 24 luglio, perchè, ha spiegato Erdogan, occorreranno dei giorni per allestire l'ex museo ad accogliere i fedeli musulmani.