28 mar 2022

Russia, costretta a chiudere Novaya Gazeta. Era la voce del dissenso contro Putin

Diretta da Premio Nobel per la Pace Dmitry Muratov, ha avuto tra le sue firme  Anna Politkovskaja uccisa per i suoi reportage

(FILES) In this file photo taken on October 08, 2021 Russia's top independent newspaper Novaya Gazeta chief editor and the 2021 Nobel Peace Prize winner Dmitry Muratov meets with reporters outside the newspaper's office in Moscow. - Russia's top independent newspaper Novaya Gazeta, whose chief editor was last year awarded the Nobel Peace Prize, said on March 28 it was suspending publication until the end of Moscow's military action in Ukraine. (Photo by Dimitar DILKOFF / AFP)
Dmitry Muratov, premio Nobel e direttore di Novaya Gazeta

E', o meglio era la più autorevole e libera voce del dissenso al regime di Putin in Russia ma Novaya Gazeta  è costretta a sospendere le pubblicazioni   Cala, per ora, il  silenzio sul quotidiano che fu di Anna Stepanovna Politkovskaja, la giornalista russa ammazzata per le sue coraggiose inchieste - denuncia sulle stragi in Cecenia compiute da Mosca e dai suoi alleati. Ma altri giornalisti di Novaya Gazeta negli anni hanno pagato con la vita il loro dissenso.

A dare la notizia della chiusura sono i giornalisti del quotidiano diretto dal  Premio Nobel per la Pace Dmitry Muratov. I redattori fanno sapere di aver  ricevuto un nuovo avviso da Roskomnadzor, l'agenzia statale per il controllo sui media, per il contenuto critico dei loro articoli. "Quindi -  scrivono -  la pubblicazione del giornale sul sito Web, nelle reti e sulla carta fino alla fine "dell'operazione speciale sul territorio dell'Ucraina".  Ovvero fino alla fine dell'invasione russa dell'Ucraina, che i redattori citano con la definizione ufficiale imposta dalle autorità di Mosca. 

Secondo l'agenzia Tass, Novaya avrebbe ricevuto la nota per aver citato un presunto "agente straniero" senza il contrassegno previsto dalla legge di Mosca. Tutti i media russi infatti hanno l'obbligo di indicare che il media o l'organizzazione menzionata sono ritenuti appunto agenti stranieri dal governo. La testata aveva già deciso di interrompere la sua copertura dell'offensiva militare in corso da oltre un mese in Ucraina dopo che a inizio mese il parlamento aveva approvata una legge che inaspriva il controllo sulla diffusione di presunte informazioni false sul conflitto. Il primo avvertimento di questo tipo a Novaya Gazeta è stato emesso da Roskomnadzor il 22 marzo.

 "Per tutta la durata della sospensione la nostra squadra penserà a nuovi progetti, prodotti e cosa può fare ", ha spiegato Dmitry Muratov. 

Una sospensione che dovrebbe essere momentanea, viste le restrizioni imposte all'informazione dal governo russo in concomitanza dell'invasione dell'Ucraina. Restrizioni che hanno poprtato le maggiori testate giornalistiche mondiali a ritirare i proprio inviati a Mosca.

Novaya Gazeta, è stata fondata nel '93 anche grazie al sostegno dell'ex presidente e Nobel per la pace Michail Gorbacev. In questi anni ha pubblicato inchieste importanti in particolare sui mercenari Wagner e sulla persecuzione degli omosessuali in Cecenia. Il giornale, è stato regolarmente il bersaglio di intimidazioni e attacchi. Sono numerosi i giornalisti di Novaya Gazeta che dal 2000 sono stati assassinati in seguito alle loro inchieste tra cui figurano Anastasia Baburova, Yuri Shchekochikhin e Anna Politkovskaja, nota principalmente per i suoi reportage sulla seconda guerra cecena e per le sue aspre critiche contro i governi russi. Politkovskaja è stata uccisa il 7 ottobre 2006. 

Ricevendo il premio Nobel nell'ottobre del 2021 il direttore aveva evidenziato che il riconoscimento non era suo: "il merito è della Novaja Gazeta. Di quelli che sono morti difendendo il diritto alla libertà di parola. Dato che non sono più con noi, il Comitato del Nobel ha evidentemente deciso che lo dica io. Il merito è di Igor Domnikov, di Yuri Shchekochikhin, di Anna Stepanovna Politkovskaja, di Nastja Baburova, di Natasha Estemirova, di Stas Markelov. Ecco la verità. Questo Nobel è per loro". 

Qualche giorno fa Dmitry Muratov ha annunciato che metterà all'asta la medaglia del Nobel per donare il ricavato al Fondo per i profughi ucraini. Contemporaneamente, ha chiesto un cessate il fuoco immediato, lo scambio di prigionieri, delle salme dei soldati uccisi, e l'apertura di corridoi umanitari dalle città ucraine assediate. "Cosa possiamo fare: condividere con i rifugiati, le persone ferite e i bambini che hanno bisogno urgente di cure ciò che ci è caro e che ha un valore per gli altri", aveva scritto sul sito del giornale in un annuncio in russo, inglese e ucraino. 

 

 

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