Ruscaldamento globale, foto generica (Ansa)
Ruscaldamento globale, foto generica (Ansa)

Roma, 28 novembre 2018 - Gli obiettivi della conferenza sul clima di Parigi - contenere il riscaldamento oltre i 2 gradi rispetto all'epoca preindustriale, e possibilmente entro 1.5° - sono sempre più un miraggio: andando di questo passo il riscaldamento raggiungerà i tre gradi entro fine secolo. Centrare gli obiettivi di Parigi è ancora teoricamente possibile, ma per farlo i Paesi dovranno triplicare gli impegni presi in sede di accordo di Parigi per centrare i 2° e addirittura quintuplicarlo per stare nei 1.5°. Con Paesi come gli Stati Uniti, l'Australia e ora il Brasile apertamente scettici, l'eventualità pare sommamente improbabile.

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A tracciare come ogni anno il quadro della situazione è l'Emission Gap Report dell'Unep (che potete trovare QUI) , reso noto ieri in vista della conferenza sul clima (COP 24) che si terrà da lunedì al 14 a Katowize (Polonia).

“Le emissioni globali di gas a effetto serra - è scritto nel rapporto - non mostrano alcun segno di aver raggiunto un picco. Le emissioni globali di CO2 da energia e l'industria sono aumentate nel 2017, dopo un triennio di stabilizzazione. Le emissioni globali di gas serra, comprese quelle derivanti dal cambiamento di destinazione dei terreni, hanno raggiunto il record di 53,5 Gt di CO2 nel 2017, con un aumento di 0,7 Gt di CO2e rispetto al 2016. Se dal comoputo si esclude il cambio di destinazione del suolo, le emissioni ammontano a 49.2 Gt Co2 (+1.1% rispetto al 2016). A fronte di questo, le emissioni globali di gas serra nel 2030 necessitano di un taglio del 25% e del 55% rispetto ad oggi per limitare il riscaldamento globale a 2°C e 1,5°C rispettivamente”. Siamo completamente fuori da un sentiero virtuoso.

Gli impegni attuali (espressi negli NDC, i contributi nazionali) - sottolinea il rapporto - sono insufficiente a colmare il divario in materia di emissioni al 2030. Dal punto di vista tecnico, è ancora possibile colmare il divario e garantire che il riscaldamento globale rimanga ben al di sotto dei 2°C e 1,5°C, ma se le ambizioni di NDC non vengono aumentate prima del 2030, l'obiettivo di 1,5°C non si potrà più raggiungere. Ora più che mai, tutte le nazioni hanno bisogno di un'azione urgente e senza precedenti. La valutazione delle azioni dei paesi del G20 indica che ciò deve ancora accadere: nei fatti, le emissioni di CO2 sono aumentate nel 2017 dopo tre anni di stagnazione. I percorsi che riflettono gli attuali NDC implicano un riscaldamento globale di circa 3°C entro il 2100, con il riscaldamento che proseguirà ulteriormente nel secolo successivo.”.

La preoccupazioni sul duplice fronte delle ambizioni e delle azioni -  prosegue l'Unep - si sono amplificati rispetto ai nostri precedenti rapporti. Secondo l'attuale politica e gli scenari dell'NDC, le emissioni globali non raggiungeranno il picco entro il 20-0, figuriamoci entro il 2020. Gli attuali NDC sono stimati poter portare a ridurre le emissioni globali nel 2030 fino a 6 Gt di CO 2, rispetto alla continuazione delle politiche attuali. Non è assolutamente abbastanza, e il livello di ambizione deve essere approssimativamente triplicato per centrare lo scenario a 2°C e aumentato intorno a cinque volte per lo scenario 1,5°C”.

"Al 2030 - afferma il rapporto -  il gap tra azioni promesse con gli NDC e azioni necessarie per restare entro 2 gradi è tra 13 e 15 GtCo2.  Il gap nel caso dell'obiettivo di 1,5°C è di 29 GtCO2 e 32 GtCO2. Questo divario è aumentato rispetto al 2017 a seguito dell'ampliamento e della crescita del una letteratura più diversificata su percorsi da 1,5°C e 2°C preparata per la relazione speciale dell'IPCC". 

Per centrare l'obiettivo, sarebbe importante raggiungere il "picco" di emissioni quanto prima. “Il raggiungimento del picco globale delle emissioni entro il 2020 - si osserva - è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di Parigi, ma l'entità e il ritmo della mitigazione attuale azione rimane insufficiente. A seguito del Talanoa Dialogue, che ha aumentato la fiducia tra le parti della Convenzione sul Clima e ha dimostrato che l'aumento degli sforzi di attuazione e che l'aumento l'ambizione sono obiettivi possibili, i governi nazionali hanno il compito e l'opportunità di rafforzare le loro attuali politiche e i loro NDC”.

O meglio, avrebbero. Vista la mancanza di volontà poltica, e non solo da parte di Donald Trump, la lotta ai cambiamenti climatici si avvia su un binario morto: poca azione e risultati inadeguati alla bisogna.