Prete ucciso in Francia
Prete ucciso in Francia
Succede anche questo in Francia: che un clandestino possa dar fuoco ad una cattedrale e che non venga immediatamente espulso dal paese, come vorrebbe la legge. E che qualche mese dopo, alla faccia del ’controllo giudiziario’, possa addirittura andare ad ammazzare un sacerdote: oltretutto il capo della comunità religiosa che con grande generosità – e troppa ingenuità – aveva deciso di accoglierlo. La Francia è in subbuglio, l’opinione pubblica è allibita, la classe politica si dà battaglia con lo sguardo fisso alle presidenziali che si giocheranno l’anno prossimo....

Succede anche questo in Francia: che un clandestino possa dar fuoco ad una cattedrale e che non venga immediatamente espulso dal paese, come vorrebbe la legge. E che qualche mese dopo, alla faccia del ’controllo giudiziario’, possa addirittura andare ad ammazzare un sacerdote: oltretutto il capo della comunità religiosa che con grande generosità – e troppa ingenuità – aveva deciso di accoglierlo.

La Francia è in subbuglio, l’opinione pubblica è allibita, la classe politica si dà battaglia con lo sguardo fisso alle presidenziali che si giocheranno l’anno prossimo. L’ennesimo episodio di ’collasso’ delle istituzioni ha per teatro Saint-Laurent-sur-Sèvre, un paesino della Vandea a una cinquantina di chilometri a sud di Nantes. Qui è stato scoperto ieri mattina il corpo senza vita del padre superiore Olivier Maire, 60 anni, membro della congregazione dei Missionari Monfortani. Un omicidio, senza dubbio: la vittima è stata colpita violentemente alla testa. L’assassino si è costituito la mattina stessa presso la gendarmeria di Mortagne-sur-Sèvre, a pochi chilometri. Si tratta di Emmanuel Abayisenga, 40 anni, clandestino originario del Rwanda. La polizia lo conosce benissimo: è lui l’autore dell’incendio che il 18 luglio 2020 ha distrutto la cattedrale di Nantes, mandando in cenere fra l’altro un antico e prezioso organo.

Arrivato a Nantes come profugo nel 2012, Abayisenga era stato aiutato dalla diocesi. Lavorava come volontario nella basilica. Aveva l’incarico di aprire e chiudere il portone. Instabile di mente, dopo l’incendio aveva passato un mese in un ospedale psichiatrico. Quindi era stato dimesso, sotto controllo giudiziario. Nel giugno di quest’anno era stato accolto dalla comunità montfortiana impiantata in Vandea che pratica i principi della carità e dell’ospitalità.

Perché non gli è stato notificato l’Oqtf, l’ordine di lasciare il territorio francese, previsto dalla legge per chi soggiorna illegalmente in Francia? Il ministro degli Interni Gérald Darmanin, che ieri pomeriggio si è recato sul luogo dell’omicidio, ha spiegato che Abayisenga non poteva essere espulso "in quanto persona ancora sottoposta a controllo giudiziario". Una spiegazione che non ha convinto né Marine Le Pen ("È il fallimento completo dello Stato oltre a quello personale di Darmanin"), né gli esponenti della destra moderata: netti i due candidati alle presidenziali Valerie Pécresse ("Una tragedia provocata da una cascata di manchevolezze") e Xavier Bertrand ("Abbiamo tutti motivi per essere indignati").

Per i cattolici francesi lo choc è forte: "È un dramma terribile", ha commentato Eric De Moulins-Beaufort, presidente della conferenza episcopale. "Olivier Maire è morto vittima della sua generosità", ha aggiunto François Jacolin, vescovo di Lucon. Una brutta pagina per la Francia e indirettamente per il suo massimo rappresentante, Emmanuel Macron, già in calo nei sondaggi di opinione.