Una manifestazione pro Palestina (Ansa)
Una manifestazione pro Palestina (Ansa)
Come è possibile che Israele non si sia accorto del fatto che a Gaza Hamas era entrata in possesso di razzi sempre più sofisticati? "Io credo – obietta Alberto Negri, per trent’anni inviato di guerra de Il Sole 24 Ore – che invece sapesse tutto. L’intelligence israeliana ha spie all’interno di Gaza. Forse c’è stata una sottovalutazione. In ogni caso il 90 per cento dei razzi sparati da Gaza è stato intercettato dal sistema Iron Dome. L’unica vera sorpresa è il missile Ayash 250, quello atterrato a Eilat sul Mar Rosso. Forse è stata sottovalutata anche la...

Come è possibile che Israele non si sia accorto del fatto che a Gaza Hamas era entrata in possesso di razzi sempre più sofisticati?

"Io credo – obietta Alberto Negri, per trent’anni inviato di guerra de Il Sole 24 Ore – che invece sapesse tutto. L’intelligence israeliana ha spie all’interno di Gaza. Forse c’è stata una sottovalutazione. In ogni caso il 90 per cento dei razzi sparati da Gaza è stato intercettato dal sistema Iron Dome. L’unica vera sorpresa è il missile Ayash 250, quello atterrato a Eilat sul Mar Rosso. Forse è stata sottovalutata anche la capacità di lanciarne tanti in pochi giorni. Israele ha lasciato fare, anche perché in questo modo poteva giustificare i suoi raid e i suoi bombardamenti e ottenere solidarietà da altri Stati sul terreno del diritto a difendersi".

Lo Stato ebraico ha qualcosa da rimproverarsi?

"Di non essersi reso conto del fatto che la repressione non funziona non solo nei confronti della Cisgiordania e di Gaza, ma anche degli arabi cittadini di Israele. La situazione di Gaza sta obbligando a una intensificazione militare che forse va al di là delle intenzioni. L’invasione di terra era una delle opzioni, ma all’inizio le forze armate hanno cercato di escluderla, anche perché l’invasione del 2014 è costata una sessantina di morti fra i militari israeliani, oltre ai caduti civili".

Qual è la via d’uscita a questo punto?

"Israele ha perpetrato enormi ingiustizie. Basta pensare al caso di Sheikh Jarrah (un quartiere di Gerusalemme est abitato prevalentemente da arabi al centro di scontri in questi giorni, ndr) nel quale se sei ebreo puoi reclamare le tue proprietà prima del 1948, ma se sei un palestinese non puoi farlo. Se si vuole mantenere un livello di convivenza possibile almeno all’interno dello Stato di Israele si deve arrivare a un compromesso con i palestinesi che stanno intorno. Come dice l’ex premier Ehud Barak “non ti puoi costruire una villa dentro una giungla”. Anche per noi europei questa situazione può avere conseguenze non da poco".

In che senso?

"Le primavere arabe in molti casi hanno portato conflitti, guerre, anche per procura, e il dilagare del jihadismo che poi è entrato in casa nostra con gli attentati nel cuore dell’Europa".

Quindi alla fine si deve tornare alla vecchia strada dei ’due popoli due Stati’?

"Sì, ma non possiamo nasconderci le difficoltà. Con la progressiva moltiplicazione degli insediamenti dei coloni ebraici in Cisgiordania si è interrotta la continuità fra le varie parti dei territori palestinesi. Su questo hanno puntato gli israeliani. L’anno scorso non si parlava più di due popoli e due Stati. Netanyahu aveva prospettato l’annessione di parti della Cisgiordania. Con i palestinesi circoscritti in territori sempre più piccoli, sempre più poveri e sempre più disperati la frase di Barak sta diventando realtà".